Economia
La vera manovra è la prudenza •
Legge di Bilancio: Meloni e Giorgetti accontentano gli alleati, ma preservano il controllo dei conti
Taglio dell’Irpef per Tajani, fondo pensioni per Salvini e abolizione del bollo strutturale. L'ultima Finanziaria del governo vale 26 miliardi

L’opposizione avrà gioco facile nel dire che è “insufficiente” e poco “ambiziosa”, ma di certo non potrà accusare il governo di aver approvato una legge di Bilancio “elettorale”. Dei limiti e dei pregi dell’ultima manovra della legislatura è consapevole la stessa premier: “Non è una manovra che risolve tutto, non pretende di farlo, ma ha una direzione chiara: lavoro, famiglia, giovani, casa, sud, sanità, taglio del costo dell’energia”, ha detto in conferenza stampa Giorgia Meloni.
Il volume della Finanziaria è stato aumentato da 23,5 a 26 miliardi di euro, con provvedimenti che prima erano usciti e poi sono rientrati in extremis. Su tutti l’allargamento del secondo scaglione Irpef da 50 a 55 mila euro, su cui si applica l’aliquota del 33 per cento anziché del 43, con un beneficio massimo di 500 euro l’anno: inizialmente la misura doveva arrivare alla soglia di 60 mila euro, poi è stata tolta per il costo elevato (2,7 miliardi), infine è entrata per l’insistenza del vicepremier Antonio Tajani (FI), ma in versione dimezzata.
Più di un terzo della manovra, 9 miliardi, serve a confermare misure in scadenza introdotte lo scorso anno: su tutte la detassazione al 5 per cento dei rinnovi contrattuali, molto apprezzata dai sindacati come Cisl e Uil, che non seguono la Cgil nell’ormai rituale sciopero generale; ma anche altre agevolazioni come quelle per gli agricoltori, e altri bonus per madri e lavoratori. La novità, già approvata a settembre come misura per il solo 2027, è l’abolizione in via strutturale del bollo sulla prima auto (fino a 80 kW).
Tra le misure all’interno della clausola di salvaguardia europea per l’energia, Meloni ha annunciato l’installazione nelle scuole di climatizzatori e pompe di calore e l’efficientamento energetico di università e ospedali. In questo pacchetto ci sarà anche l’energy release per le Pmi e gli energivori.
Ci sono poi le misure per i giovani, per rispondere alle manifestazioni delle ultime settimane: detassazione all’1 per cento dei premi fino a 2.500 euro per gli under 30; cedolare secca al 5 per cento per gli affitti a canone concordato, che scende all’1 per cento per gli under 35. E per le famiglie: ampliamento del congedo parentale e un bonus previdenziale per i nuovi nati su un conto Inps. Sulla sanità ci sono 5 miliardi: 3,4 di incremento del Fondo sanitario e 1,6 per un voucher da 300 euro a favore degli over 75 per le spese sanitarie.
Come Tajani ha potuto rivendicare l’intervento sull’Irpef, l’altro vicepremier, Matteo Salvini, è stato accontentato sulle pensioni con un fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita. Gran parte delle coperture, oltre alla flessibilità europea, arriva dalle banche: 5 miliardi.
Alla fine ogni partito della maggioranza ha ottenuto una bandiera da sventolare in campagna elettorale, ma Meloni e Giorgetti hanno preservato il controllo dei conti pubblici e marciato d’accordo con la Commissione europea, in un contesto internazionale di tensione finanziaria molto pericoloso per un paese indebitato come l’Italia. Con questa manovra il governo forse non risolve i tanti problemi del paese, ma di certo ha evitato di crearne un altro più grande.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
