Legge di Bilancio: Meloni e Giorgetti accontentano gli alleati, ma preservano il controllo dei conti

Taglio dell’Irpef per Tajani, fondo pensioni per Salvini e abolizione del bollo strutturale. L'ultima Finanziaria del governo vale 26 miliardi

28 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 18:35
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L’opposizione avrà gioco facile nel dire che è “insufficiente” e poco “ambiziosa”, ma di certo non potrà accusare il governo di aver approvato una legge di Bilancio “elettorale”. Dei limiti e dei pregi dell’ultima manovra della legislatura è consapevole la stessa premier: “Non è una manovra che risolve tutto, non pretende di farlo, ma ha una direzione chiara: lavoro, famiglia, giovani, casa, sud, sanità, taglio del costo dell’energia”, ha detto in conferenza stampa Giorgia Meloni.
Il volume della Finanziaria è stato aumentato da 23,5 a 26 miliardi di euro, con provvedimenti che prima erano usciti e poi sono rientrati in extremis. Su tutti l’allargamento del secondo scaglione Irpef da 50 a 55 mila euro, su cui si applica l’aliquota del 33 per cento anziché del 43, con un beneficio massimo di 500 euro l’anno: inizialmente la misura doveva arrivare alla soglia di 60 mila euro, poi è stata tolta per il costo elevato (2,7 miliardi), infine è entrata per l’insistenza del vicepremier Antonio Tajani (FI), ma in versione dimezzata.
Più di un terzo della manovra, 9 miliardi, serve a confermare misure in scadenza introdotte lo scorso anno: su tutte la detassazione al 5 per cento dei rinnovi contrattuali, molto apprezzata dai sindacati come Cisl e Uil, che non seguono la Cgil nell’ormai rituale sciopero generale; ma anche altre agevolazioni come quelle per gli agricoltori, e altri bonus per madri e lavoratori. La novità, già approvata a settembre come misura per il solo 2027, è l’abolizione in via strutturale del bollo sulla prima auto (fino a 80 kW).
Tra le misure all’interno della clausola di salvaguardia europea per l’energia, Meloni ha annunciato l’installazione nelle scuole di climatizzatori e pompe di calore e l’efficientamento energetico di università e ospedali. In questo pacchetto ci sarà anche l’energy release per le Pmi e gli energivori.
Ci sono poi le misure per i giovani, per rispondere alle manifestazioni delle ultime settimane: detassazione all’1 per cento dei premi fino a 2.500 euro per gli under 30; cedolare secca al 5 per cento per gli affitti a canone concordato, che scende all’1 per cento per gli under 35. E per le famiglie: ampliamento del congedo parentale e un bonus previdenziale per i nuovi nati su un conto Inps. Sulla sanità ci sono 5 miliardi: 3,4 di incremento del Fondo sanitario e 1,6 per un voucher da 300 euro a favore degli over 75 per le spese sanitarie.
Come Tajani ha potuto rivendicare l’intervento sull’Irpef, l’altro vicepremier, Matteo Salvini, è stato accontentato sulle pensioni con un fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita. Gran parte delle coperture, oltre alla flessibilità europea, arriva dalle banche: 5 miliardi.
Alla fine ogni partito della maggioranza ha ottenuto una bandiera da sventolare in campagna elettorale, ma Meloni e Giorgetti hanno preservato il controllo dei conti pubblici e marciato d’accordo con la Commissione europea, in un contesto internazionale di tensione finanziaria molto pericoloso per un paese indebitato come l’Italia. Con questa manovra il governo forse non risolve i tanti problemi del paese, ma di certo ha evitato di crearne un altro più grande.