La detassazione all’1% per gli under 35 è un mezzo bluff

Un beneficio di un centinaio di euro e per un solo anno, utile per comprare un biglietto aereo low cost per trovare fortuna all'estero. La manovra ideata “per i giovani” stanzia di più per i pensionati 

30 OTT 26
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Alla fine è andata come era prevedibile. Settembre è il mese in cui il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, da sempre preoccupato per la demografia e i problemi dal lato dell’offerta, fa proposte a favore di famiglie e giovani. Ma poi arriva ottobre, mese in cui cadono le foglie e le illusioni, con la realtà politica che prende il sopravvento ridimensionando i buoni propositi estivi. E’ accaduto negli anni passati con le varie proposte sul “quoziente familiare” e “zero tasse” per chi fa figli. Ed è andata così anche quest’anno sul tema dei giovani.
Giorgetti aveva annunciato l’introduzione di un “vantaggio fiscale”, da concordare con la disponibilità degli imprenditori ad alzare le retribuzioni, sull’aumento degli stipendi dei giovani per evitare la fuga dei cervelli all’estero. Un obiettivo così grande si è però scontrato con la mancanza di risorse e, soprattutto, con la competizione di altre necessità elettorali. Così le pensioni hanno preso, di nuovo, il sopravvento sui giovani: il fondo per la flessibilità in uscita voluto da Salvini, con uno stanziamento di 850 milioni, pesa molto di più della flat tax incrementale all’1 per cento a favore dei giovani. 
La misura, annunciata dalla premier Giorgia Meloni, è una detassazione a favore degli under 35 con aliquota all’1 per cento per gli incrementi di stipendio fino a 2.500 euro e al di sotto di una certa soglia di reddito. I dettagli sono ancora da definire, ad esempio non si sa ancora quale sia la soglia di reddito (che potrebbe essere di 33 mila euro, limite già previsto per la detassazione degli aumenti contrattuali) e non è chiaro se la misura sia rivolta agli under 30 o arrivi fino agli under 35. I calcoli sono in corso e le soglie verranno definite in base alla disponibilità finanziaria. In ogni caso, come detto, l’agevolazione dovrebbe operare come una “flat tax incrementale”, che il governo aveva introdotto al 15 per cento nel 2023 per gli autonomi (ma che è durata solo un anno) e l’anno scorso per i rinnovi contrattuali al 5 per cento (confermata con questa legge di Bilancio): ogni giovane che riceve un aumento di stipendio – per cambio di contratto o miglioramento di qualifica – viene tassato con un’aliquota agevolata all’1 per cento sull’incremento di reddito, fino a un massimo di 2.500 euro.
Di quanto si parla in pratica? Se si considera che l’aliquota ordinaria è del 23 per cento fino a 28 mila euro, soglia prossima al limite, il beneficio massimo può arrivare a 550 euro annui (40 euro al mese su tredici mensilità) e può arrivare a 800 euro (60 euro al mese) se l’aumento massimo dovesse riguardare il secondo scaglione con aliquota al 33 per cento. Ma si tratta di un caso estremo, perché riguarda appunto giovani con un reddito ben superiore alla media e che ottengono l’aumento massimo. E soprattutto perché questa agevolazione interagisce con altri regimi sostitutivi esistenti. Se, ad esempio, un giovane ricevesse un aumento di stipendio per il rinnovo del Ccnl, il vantaggio non è rispetto all’aliquota Irpef ordinaria, ma a quella sostitutiva del 5 per cento sui rinnovi contrattuali: massimo 100 euro l’anno (8 euro al mese). Se invece, l’aumento di reddito derivasse da un premio di produttività, allora non ci sarebbe alcun vantaggio per l’under 35 perché in tal caso già opera l’imposta sostitutiva all’1 per cento sui premi.
D’altronde le risorse stanziate, si parla di qualche centinaio di milioni mentre si sta definendo la relazione tecnica, sono ben inferiori agli 850 milioni previsti per i pensionamenti anticipati. Bisogna anche considerare che, secondo quanto dichiarato dal sottosegretario leghista Claudio Durigon, la nuova Quota 100 voluta da Matteo Salvini riguarderà una ristretta platea di 60 mila potenziali beneficiari, mentre nel caso della detassazione a favore degli under 35 il budget più contenuto è rivolto a una popolazione di oltre 5 milioni di occupati. A questo va aggiunto che la misura è annuale e, se pure fosse resa strutturale, come ogni “flat tax incrementale” produce un vantaggio solo temporaneo: negli anni successivi il reddito incrementato passa al regime ordinario e quindi, in assenza di altri aumenti, può addirittura portare a un aumento dell’imposizione e a una riduzione del reddito netto. Insomma, si tratta di una misura che può elargire un beneficio di un centinaio di euro per un solo anno. Difficile che basti a trattenere i giovani che pensano di emigrare in cerca di salari più alti. Il rischio è che usino questo bonus per comprare un biglietto aereo per trovare fortuna all’estero: dovrebbero farcela, se scelgono una low cost.