Economia
Il Colloquio •
L’Europa che difende le pensioni, sacrificando i figli. La denuncia di Kotlikoff
I governi che rimandano le riforme “agiscono in modo immorale”, dice l'economista. "Il paese che mostra meglio quanto costa il rinvio? L’Argentina, senza dubbio"
22 OTT 26

“Sulle pensioni e le riforme di bilancio, i politici devono comportarsi da adulti. E il primo dovere di un adulto è prendersi cura dei propri figli”, dice al Foglio Laurence Kotlikoff. Economista e professore alla Boston University, già membro del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca sotto la presidenza Reagan, Kotlikoff è uno dei padri della contabilità generazionale, che misura quanto pesano le scelte fiscali e di bilancio di uno stato sulle diverse generazioni. Secondo l’economista, per giudicare una riforma non basta chiedersi che cosa conservano o perdono i pensionati di oggi, ma bisogna guardare anche al conto lasciato ai figli e ai nipoti. E parlando dei giovani scesi in piazza in Francia contro la riforma delle pensioni, dice: “Protestano contro qualcuno che sta cercando di salvargli la pelle economicamente. Perché se non si alza l’età della pensione, e se non si fa altro, la pensione loro non l’avranno”.
Uno dei suoi ultimi lavori, in collaborazione con Bankitalia e firmato con Emanuele Dicarlo, Mauro Marè e Marco Olivari, offre un confronto tra Italia e Stati Uniti che riserva una sorpresa: nel lungo periodo i conti italiani potrebbero risultare meno squilibrati di quelli americani. Gli autori misurano infatti il fiscal gap: lo squilibrio, a valori attuali, fra le entrate future e le risorse necessarie per onorare il debito e gli impegni di spesa già promessi dalle leggi in vigore, come le pensioni. L’aggiustamento da implementare e mantenere strutturalmente per rendere sostenibili i conti, con un tasso di sconto reale del 2 per cento, vale lo 0,7 per cento del pil per l’Italia e del 4,3 per gli Stati Uniti. “Se l’Italia interviene subito, lo sforzo richiesto è molto inferiore a quello americano. Se aspetta e lascia tutto alle generazioni future, il peso sarà devastante e impossibile da sostenere”.
“L’Italia – spiega Kotlikoff – ha un fiscal gap più piccolo rispetto alla sua economia, ma anche una base imponibile futura più ridotta, per la minore natalità e la crescita più lenta della produttività del lavoro. Gli Stati Uniti hanno uno squilibrio maggiore, ma anche una base imponibile futura molto più ampia”. Nelle ipotesi privilegiate dagli autori, scaricare l’intero aggiustamento sulle generazioni future porterebbe in entrambi i paesi il prelievo netto a circa il 104 per cento dei redditi da lavoro. “Per ogni euro, per ogni dollaro guadagnato, dovrebbero versarne il 104 per cento al governo. Ovviamente è impossibile”.
Una possibile soluzione equa tra pensionati, lavoratori e nascituri, per Kotlikoff, è intervenire subito: “Tagliando trasferimenti e altre spese, con misure permanenti, che non costringano le generazioni future a ulteriori aggiustamenti. Poi il futuro non si conosce, quindi ogni anno bisogna rifare questi conti per capire se la politica attuale regge. Ma non si può dire: siamo qui e il conto più salato lo lasciamo a chi viene dopo. Tutte le generazioni devono avere lo stesso carico fiscale netto, in proporzione ai redditi, nell’arco della vita”.
La Francia è impantanata in una crisi fiscale e sociale, l’Italia non sembra da meno e altrettanto potrebbe valere presto per le altre economie avanzate. Ma la politica sembra continuare a evitare di affrontare delle riforme strutturali e il dibattito sulle pensioni resta prigioniero di un’ampia fetta degli elettori di oggi. “Allora agiscono in modo immorale – risponde l’economista –. Credo invece che un partito che mette al centro il dovere morale tra generazioni, verso chi c’è oggi, chi crescerà e chi deve ancora nascere, avrà un vantaggio. Perché votare per lasciare ai figli un conto pari al 104 per cento del salario vuol dire scegliere che facciano la fame, che lascino il paese o che non facciano figli. E’ di questo che devono parlare Meloni, Macron e gli altri, non solo dell’età della pensione”.
Qual è il paese che mostra meglio quanto costa rinviare? “L’Argentina, senza dubbio. Cento anni fa era tra i paesi più ricchi del mondo per tenore di vita, e non è decaduta per le capacità degli argentini o per le risorse naturali, ma per una cattiva politica dopo l’altra. Più si rimanda, più ci si avvicina a una qualche forma di default”. Potrebbe l’AI aiutare a colmare il gap? Kotlikoff non ci conta: “Dalla rivoluzione industriale abbiamo avuto più innovazioni: le ferrovie, l’auto, l’elettricità, internet, e l’Argentina le ha adottate tutte mentre il suo tenore di vita scendeva”.