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Il Terzo polo in banca passa dalla Francia
Secondo Equita, un’eventuale aggregazione di Mps con Bpm “troverebbe l’appoggio del Mef da tempo favorevole alla creazione di un player bancario di dimensioni rilevanti in Italia, ma per essere completata dovrebbe ragionevolmente avere l’approvazione da parte di Crédit Agricole, primo azionista con una quota del 22,8 per cento”
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25 APR 26
Ultimo aggiornamento: 12:32 PM

Foto Ansa
Terzo polo Mps-Banco Bpm? Suonare Crédit Agricole, please. Non si placano i rumor sul risiko bancario e anche dopo che il Monte ha smentito le indiscrezioni del Ft sul fatto che la banca sta valutando di cedere la quota del 13 per cento in Generali, per tutta la giornata di ieri si sono rincorse voci di riassestamento del sistema finanziario che vedono protagonista la banca senese. Per ora, Luigi Lovaglio, appena tornato al timone del Monte, fa sapere di volersi concentrare esclusivamente sulla fusione con Mediobanca mentre l’ipotesi dell’aggregazione con Bpm, particolarmente gradita al Mef guidato da Giancarlo Giorgetti, resta sullo sfondo anche se segnata col rosso nell’agenda dell’ad. Si farà? La spinta della politica c’è ed è plausibile che Giorgetti desideri mettere il sigillo al progetto di creare un terzo polo bancario italiano a trazione milanese prima che il governo arrivi all’appuntamento elettorale.
Anche la Borsa scommette sull’operazione intravedendo sinergie e logica industriale. Ma attenzione agli equilibri tra soci. Un’analisi di Equita, per esempio, fa osservare che un’eventuale aggregazione di Mps con Bpm “troverebbe l’appoggio del Mef da tempo favorevole alla creazione di un player bancario di dimensioni rilevanti in Italia, ma per essere completata dovrebbe ragionevolmente avere l’approvazione da parte di Crédit Agricole, primo azionista con una quota del 22,8 per cento”. Equita prova anche a ipotizzare come si potrebbe convincere la Banque Verte a dare il proprio beneplacito, per esempio attraverso la cessione di filiali in eccesso o accordi relativi alle fabbriche prodotto, “oltre che a un eventuale premio riconosciuto ai prezzi di mercato” nell’ipotesi, è implicito nell’analisi, di un’offerta pubblica da parte di Siena. Insomma, non si possono fare i conti senza l’oste e questo Giorgetti lo sa bene da quando ha dato una sorta di silenzio assenso al rafforzamento dei francesi nel capitale della banca italiana. L’asse strategico Roma-Milano-Parigi diventa così centrale per orientarsi sulle prossime mosse del risiko.