Mps, colpo di scena del mercato

La vittoria a sorpresa di Lovaglio è il simbolo dell’uscita dello stato dal Monte

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17 APR 26
Immagine di Mps, colpo di scena del mercato

Luigi Lovaglio in conferenza stampa dopo l'assemblea Mps del 15 Aprile (foto ANSA/FABIO DI PIETRO)

Il ritorno di Luigi Lovaglio alla guida del Monte dei Paschi di Siena è quanto di più simile a un colpo di scena possa accadere nelle normalmente ingessate cronache finanziarie italiane. L’ex (e futuro) amministratore delegato era stato estromesso dal board in seguito a uno scontro che aveva avuto per protagonista Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista di Mps con il 10,26 per cento. Alla finestra si vedeva anche il profilo del governo, che tifava per l’immobiliarista romano e puntava alla sostituzione di Lovaglio con Fabrizio Palermo, capo di Acea ed ex numero uno della Cassa depositi e prestiti
L’assemblea degli azionisti mercoledì ha disfatto piani che parevano invece blindati: la lista della Plt Holding della famiglia Tortora ha coagulato attorno al nome di Lovaglio consensi trasversali che lo hanno portato al 49,95 per cento dei voti, inclusi quelli decisivi di Delfin (la cassaforte della famiglia Del Vecchio, che ha in pancia il 17,5 per cento di Mps) e di Bpm (3,76 per cento). Palermo ha raccolto il 38 per cento mentre la lista di Assogestioni si è fermata al 6,94 per cento. E’ forte la tentazione di dare una lettura politica dell’accaduto, anche alla luce del coinvolgimento indiretto dell’esecutivo. Invece, bisogna fare uno sforzo perché la lettura corretta è esattamente quella opposta, come avevamo rilevato per tempo (Il Foglio, 27 marzo): Mps non è più un pezzo dello stato.
Non lo è perché il Tesoro, che ne aveva acquisito il controllo per evitarne il collasso, è ormai uscito cedendo gran parte del suo 64 per cento di azioni (ne conserva solo il 4,8 per cento). Ma non lo è, soprattutto, perché il successo del risanamento, di cui proprio Lovaglio ha una buona parte dei meriti, ha restituito il Monte al mercato, nel senso più pieno del termine. E’ forse legittimo che i politici facciano il tifo, ma è opportuno che restino sugli spalti senza scendere in campo. L’esito della partita dipende, deve dipendere, ed è bene che dipende dagli azionisti e solo da loro.