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I guai per il carburante degli aerei ci sono, ma l’allarme è ancora lontano
Anche se la situazione rimane delicata e ci possono essere dei casi isolati di problemi di approvvigionamento, nessun volo in Italia è stato ancora cancellato. L'allarmismo alimenta solo la cautela nel comprare i biglietti aerei, che mette ancora più in difficoltà le compagnie aeree
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14 APR 26

© foto Ansa
Nelle ultime settimane si è alzato l’allarme per la mancanza di carburante aereo. Le notizie sono state allarmistiche, ma è bene comprendere se la situazione sia strutturalmente complessa o se invece i problemi siano puntuali. E’ vero che la stessa associazione degli aeroporti europea, l’“ACI Europe”, ha avvisato che gli aeroporti europei hanno “solo” tre settimane di carburante, ma è altresì vero che la stessa associazione, la settimana precedente, ci ricordava che le scorte di jet fuel sono, nell’86% degli aeroporti europei, pari o superiori rispetto allo scorso anno. L’avviso dell’associazione sembrava più che altro un richiamo alla Commissione europea sulla necessità di avere maggior coordinamento a livello europeo. La situazione rimane delicata e vi possono essere dei casi puntuali di problemi di approvvigionamento ma è bene sottolineare che nessun volo è stato ancora cancellato in Italia per mancanza di carburante aereo. La mancanza di certezza non aiuta e il blocco di Hormuz ha tolto una parte importante del cosiddetto jet fuel a livello globale e a livello europeo. In realtà i problemi maggiori si registrano in Asia piuttosto che in Europa, mentre in Nord America l’allarme è meno forte.
Ma come facciamo a capire che la situazione è complessa, ma non compromessa? In primo luogo, i prezzi sono un segnale preciso e fanno comprendere se davvero c’è il cosiddetto shortage di carburante aereo in Europa. Nell’ultimo mese, visti i continui allarmi, ci si sarebbe aspettati un’esplosione del prezzo del carburante aereo, ma in realtà l’incremento a livello europeo è stato del 4,7% e nell’ultima settimana c’è stata addirittura una diminuzione del 6,1%. Un altro elemento da tenere sotto osservazione, per capire se ci sia o meno shortage di jet fuel, è il differenziale di prezzo tra petrolio e prodotto finito: ebbene, questo valore è diminuito di quasi il 18% a livello globale nell’ultimo mese. Questo non significa che la situazione non sia complessa, dato che i prezzi del carburante sono raddoppiati dall’inizio della guerra e che il costo del carburante può valere fino al 35-40% dei costi complessivi delle compagnie aeree. Per questo vi potrebbero essere delle cancellazioni di voli, vale a dire che qualche compagnia potrebbe decidere di non effettuare tutti i voli durante il prossimo periodo perché la principale voce di costo, il carburante, è aumentata moltissimo e non ha più senso economico operare alcune tratte. E’ anche vero che le compagnie aeree fanno hedging, vale a dire che comprano in anticipo il carburante, ma dato che ormai è un mese e mezzo che i prezzi del jet fuel sono elevati, i costi stanno aumentando e, a mano a mano, i contratti stanno scadendo. Vi sono ulteriori temi da tenere sotto controllo. In primo luogo, è probabile che i prezzi dei biglietti aerei possano aumentare, perché le compagnie aeree dovranno recuperare i maggiori costi sostenuti. Il secondo punto è che i vettori aerei più deboli potrebbero andare in difficoltà perché non è detto che riescano ad aumentare immediatamente i ricavi di fronte a un incremento dei costi elevato. La situazione è delicata, ma l’allarmismo fa solo danni perché le persone potrebbero essere più caute a comprare biglietti aerei e mettere in difficoltà ancora maggiore le compagnie aeree.