•
Le concessioni spiegate a Briatore
Il lamento degli imprenditori sulle spiagge non regge. Un giro in Europa
di
13 NOV 21
Ultimo aggiornamento: 05:00 AM

Flavio Briatore, imprenditore, scende in campo contro l’apertura alla concorrenza imposta dal Consiglio di stato per le concessioni balneari che, prorogate dal governo Lega-5 stelle per 15 anni al 2034, scadranno a fine 2023. Briatore, che dice di non avere problemi a raddoppiare l’offerta per il Twiga di Marina di Pietrasanta e anzi ad aggiudicarsi altre concessioni, vuole “portare tutti a Saint-Tropez” dove, afferma, “le spiagge sono in mano a pochi gruppi francesi”. La categoria è sul piede di guerra pur essendo la sentenza inappellabile né modificabile dal Parlamento. E se riconosce che 2.500 euro all’anno di canone medio sono pochi per introiti ufficiali di due miliardi, risponde che “bisognava pagare di più, bastava chiedere…”.
Ma perché l’Italia è in questo pasticcio e i paesi concorrenti no? La direttiva europea Bolkestein è del 2006 e il primo richiamo all’Italia del 2009. Dieci anni dopo Lega e 5s in pieno mood anti Ue risposero con la maxiproroga. Eppure un dossier della Camera della precedente legislatura indicava come Francia, Croazia, Grecia, Spagna e Portogallo avessero approvato misure che conciliavano concorrenza, investimenti e occupazione applicando in pieno la legge europea. Il Portogallo prevedendo diritti di prelazione per chi ha già una concessione, la Spagna con gare pubbliche e private. E con buona pace di Matteo Salvini che attacca gli euroburocrati affamatori, sono intervenuti anche i sindaci italiani: quello di Arzachena ha chiesto che in Costa Smeralda valesse la legge europea e non quella di Lega-5s. Quello di Lecce ha promosso il ricorso al Consiglio di stato.
Quelli di Latina, Sabaudia e Minturno sulla costa laziale chiedendo al governo gialloverde e poi al rossogiallo di ripensarci. I sindaci liguri negoziano con la regione conguagli per i canoni irrisori. Se il tempo è scaduto, e intanto gli altri paesi mediterranei hanno guadagnato quote di bagnanti, forse sarebbe il caso di chiedere conto a chi ne ha fatto una guerra di religione; citofonando Salvini.