La débâcle dell'Italia non sorprende nemmeno Draghi purché non si diffonda

Mariarosaria Marchesano

Nessuna sorpresa dal Def della realtà in Bce. Critiche dalla Germania al deficit/pil al 2,4: un affronto alla Commissione

Milano. Solo ieri è arrivato l'ennesimo monito all'Italia dal Fondo monetario internazionale, che ha ridotto ulteriormente le stime di crescita per il 2019 e avvertito del pericolo che il paese rappresenta per l'area euro. E ora una valutazione analoga è stata espressa dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, nella conferenza stampa seguita alla riunione del Consiglio direttivo che ha deciso di prolungare la politica monetaria accomodante in considerazione della crescita più lenta dell'Eurozona, contesto nel quale, l'economia italiana rischia di pagare lo scotto più alto. 

   

“Per l'Italia la priorità è ripristinare la crescita e l'occupazione – ha detto Draghi – ma è importante farlo senza provocare aumenti dei tassi d'interesse, che avrebbero un effetto depressivo”. Il riferimento è ai rendimenti dei Btp che nell'ultimo anno sono aumentati fortemente, come ha messo in luce anche l'Fmi nel suo rapporto: se infatti un paese paga per un periodo troppo lungo tassi di interesse elevati sui suoi titoli di stato, questo finisce per mettere a rischio la sua crescita, il bilancio e le prospettive delle banche.

   

Il governo Lega-5 Stelle in questi giorni ha messo a punto il Def rivedendo al ribasso le stime del pil per quest'anno, ma non ha messo in campo politiche economiche sufficienti per stimolare lo sviluppo. Secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, l'innalzamento del rapporto deficit-pil al 2,4 per cento viola l'impegno assunto dall'Italia con la Commissione europea al termine della lunga controversia sull'approvazione della legge di stabilità per il 2019 (l'accordo era stato raggiunto su un rapporto pari al 2,04 per cento). All'origine dello scontro, che ha provocato l'impennata dello spread Btp-Bund che ha fatto tremare i mercati per buona parte dello scorso anno, c'era proprio un livello di deficit al 2,4 per cento, che ora non si capisce perché la Commissione non dovrebbe contestare. Sempre sul sito del quotidiano tedesco, Friedrich Heinemann, dell'Istituto Leibniz di ricerca economica europea ha così commentato il mantenimento dei tassi di interesse invariati: "La Banca centrale europea fronteggia rischia crescenti, il caotico processo della Brexit e la recessione in Italia continuano a peggiorare le prospettive economiche dell'Eurozona", ha detto lo studioso. 

   

Draghi non si è detto sorpreso delle cifre del Def italiano (per quest'anno è prevista una crescita del pil pari allo 0,2 per cento contro l'1 per cento indicato dal governo lo scorso dicembre).  "C'è gia' stato un abbassamento delle stime di crescita per l'Italia e per il resto d'Europa. Questo è un dato di fatto, non è una sorpresa”, ha detto. Di qui l'esortazione a tenere sotto controllo il debito pubblico. “I paesi ad alto debito devono continuare a rafforzare i cuscinetti di bilancio”, ha detto Draghi aggiungendo che la priorità è "rilanciare la crescita e l’occupazione” e che “l'Italia sa come farlo”. 

   

Nella sua veste istituzionale, il presidente della Bce non ha aggiunto altro sull'Italia, avendo anche in passato messo in guardia sui rischi di trasmissione di una eventuale crisi sovrana agli altri paesi dell'Eurozona. Ma non sono passati neanche due mesi da quando, in occasione del conferimento della Laurea ad honorem in Giurisprudenza dell'Università di Bologna [qui il discorso], Draghi ha criticato fortemente i movimenti populisti spiegando che in un mondo globalizzato tutti i Paesi per essere sovrani devono cooperare, che questo è ancor più necessario per i paesi appartenenti all'Unione europea e, infine, che non c'è contrasto tra integrazione europea e perdita di sovranità nazionale.