L'incognita politica domina i mercati

Mariarosaria Marchesano

Milano. “In prospettiva alcuni elementi potrebbero favorire le asset class più rischiose, in primis il miglioramento del quadro macro in area euro e la stabilizzazione del dollaro dopo l’apprezzamento degli ultimi mesi. Nel breve periodo, però, l’evoluzione dei rischi politici e geopolitici rappresenta ancora il principale driver per i mercati. L’approccio per il momento, dunque, resta tattico e orientato al contenimento dei rischi”. E' in sintesi l'analisi di Anima, il più grande gruppo italiano indipendente di risparmio gestito (quotato anche a Piazza Affari). In un report diffuso stamattina, in una giornata cominciata positiva per la Borsa italiana e gli altri listini europei, in scia anche del buon umore tornato a Wall Street, viene spiegato che ad avere il sopravvento sui mercati, seppure a fasi altalenanti, è ancora una volta l’incertezza derivante da eventi per lo più di natura politica. Per gli investitori in questa fase non importa che si tratti, come si è visto a metà agosto, della crisi della Turchia piuttosto che del botta e risposta tra Stati Uniti e Cina sul tema dei dazi (che con ogni probabilità proseguirà fino alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti) o ancora delle preoccupazioni legate alla stabilità finanziaria dell’Italia. “Ciò che accomuna questi eventi è la loro capacità di ridurre la visibilità nel breve-medio termine creando incertezza, che a sua volta genera avversione al rischio”, spiegano gli analisti di Anima.

 

I fronti aperti che preoccupano gli investitori

L’avvento di una possibile guerra commerciale è emblematico in questo senso. La maggior parte degli economisti e degli analisti è convinta che alla fine probabilmente non si arriverà a un’autentica trade war: dazi e contro-dazi, frutto dell’imprevedibilità di Trump, sarebbero mirati più che altro a ottenere un’intesa. “Tuttavia l’escalation delle tensioni, a prescindere da quello che sarà il risultato finale, ha già creato molta incertezza e modificato il sentiment degli investitori”, precisa la ricerca. Parlando di politica, i fronti aperti sono diversi. In prima battuta, così ricapitola Anima, a scuotere i mercati sono stati i timori legati ad alcuni paesi emergenti. Dapprima l’attenzione è stata rivolta alla precaria situazione della Turchia e al contestuale crollo della lira turca rispetto al dollaro, dopo di che è stata la volta dell’instabilità economico-finanziaria in Argentina così come in Venezuela e ancora delle elezioni presidenziali che si terranno in Brasile a ottobre. A livello globale, il tema dominante è rimasto quello della politica commerciale americana e della minaccia di una guerra tariffaria: il presidente Trump ha raggiunto un accordo di massima con il Messico, che potrebbe essere esteso al Canada, ma mantiene un approccio più rigido nei confronti della Cina, nel tentativo fino a oggi riuscito di incrementare il proprio consenso in vista delle elezioni presidenziali di medio termine a novembre. “Poi è stata nuovamente la volta dell’Italia, sotto pressione in agosto alla vigilia della presentazione della legge di bilancio 2019 e del giudizio dell’agenzia di rating Fitch (quest’ultima non ha modificato la valutazione sull’affidabilità del nostro Paese - al debito domestico è stato rinnovato il rating “BBB” – ma ha peggiorato l’outlook da stabile a negativo)”.

 

Prudenza sui titoli di stato italiani

Il team di Anima, proprio in considerazione di tutti questi fattori e valutate anche le prospettive di evoluzione positiva del quadro macro globale, è dell’idea che l’evoluzione dei rischi politici e geopolitici resterà il driver per eccellenza dei mercati. Pertanto in questa fase, nella gestione dei portafogli, resta prioritario un approccio prudente anche se flessibile. In particolare, viene confermata prudenza sui titoli di Stato italiani, considerando il quadro politico ancora incerto. “In proposito, va detto che i fondamentali dell’Italia restano solidi, ma permangono una serie di elementi che inducono a cautela”. In primis, a preoccupare, in attesa della presentazione della legge di bilancio 2019, è “l’incertezza circa la politica economica che il governo intende intraprendere per i prossimi anni. Il rischio percepito sull’Italia da parte degli investitori, ha visto, da quasi trascurabile fino alla metà di maggio, un incremento avvicinandosi l’autunno 'caldo' che vedrà protagonista il bilancio pubblico domestico. Risultato: il rendimento dei btp a 10 anni ha oltrepassato la soglia del 3,2 per cento (superando anche i massimi di fine maggio) e lo spread btp-bund si è riavvicinato all’area 300 punti base prima di ritracciare grazie ai toni più rassicuranti del governo”.

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