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Il senso di Trump per i dazi

Tre esperti dicono che il presidente vuole meno barriere per tutti. Non è così

2 Agosto 2018 alle 06:09

Il senso di Trump per i dazi

Foto LaPresse

Stephen Moore, Arthur B. Laffer e Steve Forbes hanno pubblicato sul New York Times un editoriale in cui sostengono che Donald Trump potrebbe seguire sui dazi il playbook ideato da Ronald Reagan: l’ex presidente era considerato un falco antisovietico ma sorprese tutti quando propose a Gorbaciov di abolire gli arsenali nucleari nei loro paesi, “aprendo la strada al più lungo periodo di disarmo nucleare della storia”. Così oggi Donald Trump potrebbe rivelarsi non già uno dei presidenti americani più protezionisti della storia recente, quanto piuttosto il leader rivoluzionario che finisce con l’ abolire tutti i dazi seguendo quel che lui stesso ha tuittato la sera prima di incontrare il capo della commissione europea Jean-Claude Juncker a Washington: “Sia America sia Unione europea tolgono tutti i dazi, le barriere e i sussidi! Questo potrebbe finalmente essere chiamato libero mercato e libero commercio!”. Moore e Laffer sono due consulenti economici non ufficiali della Casa Bianca di Trump, Forbes è il presidente del gruppo Forbes Media: sono tutti e tre economisti anti protezionismo e sono convinti che le mosse da guerra commerciale fatte finora da Trump siano in realtà soltanto “una tattica negoziale per arrivare a barriere sempre più basse e ripartire da una situazione di parità”. L’obiettivo della guerra insomma non è chiudere, mettere dazi e impedire che paesi come la Germania approfittino della generosità degli americani (come Trump ha scritto in altri tweet) bensì il contrario: dare una scossa al sistema per rivoluzionarlo in senso liberale. L’accordo che Trump ha siglato con l’Unione europea – non aumenta per ora i dazi – andrebbe in questa direzione.

 

Sarebbe bello se i tre economisti avessero ragione e se l’azione di Trump fosse così sottile e illuminata da ottenere un vantaggio per tutti. Ma per ora i toni e le azioni del presidente americano non confermano anzi smentiscono tale lettura: si aspetta l’annuncio di dazi del 25 per cento (e non del 10 come era finora previsto) su 200 miliardi di importazioni dalla Cina. La guerra commerciale è già iniziata, sta facendo male a tutti, dentro e fuori l’America, tanto che lo stesso Trump ha dovuto introdurre dei correttivi per non perdersi l’appoggio degli agricoltori del midwest piuttosto nervosi. Se la tattica sottile c’è, è già in ritardo.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    02 Agosto 2018 - 19:07

    Oltre al avere avuto il PIL o GDP al 4.1% nel secondo trimestre dell`anno una notizia che per combinazione non viene mai nominata e` che nello stesso periodo c`e` stata una diminuzione di 52 Miliardi di dollari nel debito dell`interscambio commerciale con l`estero degli Stati Uniti Infine sono stati creati 350 mila posti di lavoro nel settore manufattiero questo sotto la Presidenza Trump.Cosa ritenuta impossibile dagli intelligenti come Larry Summer che dalle colonne del Washington Post ha sempre sostenuto e come l`amico del Foglio Paul Krugman sul NYT continuia a scrivere sbagliado da sempre tutte le previsioni,almeno sino ad oggi.

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  • branzanti

    02 Agosto 2018 - 09:09

    Ineccepibili le conclusioni dell'articolo. Non c'è alcuna strategia in materia di commercio internazionale, solo il bisogno di lisciare il pelo a segmenti (sprovveduti) della constituency elettorale, che peraltro subiranno i danni maggiori dall'imposizone di tariffe e barriere doganali. Poi è davvero singolare che Laffer continui a propinarci le sue teorie fuori luogo.

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