L’illusione ottica sul vertiginoso aumento di paperoni in Italia

Luciano Capone

Roma. “Milionari, cresce il club dei super Paperoni”, “Disuguaglianze: nel 2017 in Italia il 19 per cento di milionari in più rispetto all’anno prima”, e così via. Nei giorni scorsi molti giornali hanno parlato di un balzo in avanti della ricchezza finanziaria e di un aumento consistente del numero dei milionari in Italia, commentando i dati di uno studio del Boston Consulting Group, una multinazionale americana di consulenza di management.

 

Lo studio, dal titolo “Global wealth 2018: seizing the analytics advantage”, dice che nel 2017 la ricchezza finanziaria (quindi escludendo gli immobili e le altre attività reali) a livello mondiale ammonta a 201,9 mila miliardi di dollari, in crescita del 12 per cento, il triplo rispetto all’anno precedente. Il primo paese per ricchezza finanziaria personale sono gli Stati Uniti con circa 80 mila miliardi, al secondo posto c’è la Cina con 21 mila miliardi e a seguire Germania, Francia e Giappone. Per quanto riguarda il nostro paese, l’Italia è l’ottava nazione al mondo con una ricchezza finanziaria di 5 mila miliardi di dollari, che entro il 2022 potrebbe arrivare a 7 mila miliardi. Ma il dato che più ha colpito i giornali è quello sui “super paperoni”: il numero di italiani che possiede depositi, titoli, obbligazioni azioni o altri strumenti finanziari per un valore superiore al milione di dollari è aumentato del 19 per cento, passando dai 330 mila del 2016 ai 394 mila del 2017. Naturalmente, rispetto a un dato che segnala un così vertiginoso incremento di milionari, scatta il riflesso automatico sull’aumento delle disuguaglianze, sui ricchi sempre più ricchi mentre i poveri diventano sempre più poveri.

 

Ma com’è possibile che in un anno di crescita economica di poco superiore all’1 per cento, uno dei tassi più bassi d’Europa (e del mondo), ci sia stato incremento del numero dei milionari a doppia cifra? Per trovare una spiegazione bisogna leggere il rapporto del Boston Consulting Group in cui, in verità, non compaiono affatto numeri specifici sull’Italia. Ma assumendo che quei numeri siano veritieri, e quindi che i giornali non se li siano inventati, ma li abbiano ricavati da una versione più dettagliata del rapporto, è possibile dare una spiegazione che non è quella dell’inesorabile aumento delle disuguaglianze, ma il frutto di un’illusione ottica.

 

Secondo il rapporto del Boston Consulting Group infatti la variazione della ricchezza è fortemente influenzata dal tasso di cambio. C’è infatti un grafico nel rapporto, che evidentemente non è stato osservato con la necessaria attenzione, dal titolo: “Gli effetti valutari hanno pesantemente influenzato la crescita in termini di dollari Usa”. Nel grafico viene riportata la crescita della riccehzza finanziaria sia a tassi di cambio attuali che a tassi di cambio costante e si nota che, in particolar modo per l’eurozona, la differenza è enorme. Se in Nord America i due dati praticamente si equivalgono (più 8 per cento) e in Asia c’è una differenza di 7 punti, è in Europa occidentale che c’è la discrepanza più forte, pari a 12 punti (più 15 per cento a tassi di cambio attuali e appena più 3 per cento a tassi di cambio costanti). E questo perché l’euro si è notevolmente apprezzato: “Dato l’aumento dell’euro (più 14 per cento) rispetto al dollaro – c’è scritto chiaramente nel report –, la crescita della ricchezza della regione è stata considerevolmente più elevata in termini di dollari che in termini di valuta locale (più 15 per cento contro 3 per cento). Pertanto è facile comprendere la natura del forte incremento degli italiani “milionari in dollari”: sono aumentati tantissimo perché 1 milione di dollari vale molto di meno. Se fossero stati riportati i dati in euro o a tasso di cambio costante, la variazione sarebbe stata molto più marginale. L’altra considerazione interessante è che, simmetricamente, se l’aumento della ricchezza finanziaria è dovuto in grandissima parte all’apprezzamento dell’euro, allora vuol dire che ne hanno beneficiato non solo i milionari ma anche i piccoli risparmiatori.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.