L’impresa lo fa e Di Maio lo distrugge (il lavoro). Zoppas s’appella alla Lega

Alberto Brambilla

Roma. Lo storico spot in bianco e nero diceva che “Zoppas li fa e nessuno li distrugge”… i suoi elettrodomestici. Adesso Zoppas e altri imprenditori del nord li fanno ma Luigi Di Maio li distrugge… i posti di lavoro.

   

“Siamo preoccupati perché notiamo un approccio generale che tende a colpire pesantemente le imprese industriali, per cui l’occupazione non viene considerata come una conseguenza derivante dalla agevolazione del fare impresa ma, anzi, quest’ultima viene costretta dicendo di risolvere il problema del ‘precariato’ allo scopo di ottenere consenso”. A dirlo in una conversazione col Foglio è Matteo Zoppas, discendente (terza generazione) della dinastia industriale sorta a Conegliano (Treviso) nel 1926 con un’officina meccanica poi diventata multinazionale del bianco e acquisita da Electrolux. Zoppas, 44 anni, presidente di Confindustria Veneto, e nel cda di Acque San Benedetto, interpreta il sentimento degli industriali del nord e nord est verso l’approccio del governo di Lega e Movimento 5 stelle che, con il “decreto dignità”, limita l’uso dei contratti a tempo determinato, in crescita durante la fase di ripresa economica, e vorrebbe sanzionare le “delocalizzazioni”, ovvero la possibilità per le aziende multinazionali di muoversi sullo scacchiere internazionale. Secondo le stime (conservative) dell’Inps, ben note al ministro del Lavoro Di Maio si arriveranno a perdere 8 mila posti di lavoro all’anno.

  

Giovanni Zoppas (foto laPresse)


     

Il decreto è in discussione, potrà subire modifiche, tuttavia l’approvazione del Consiglio dei ministri il 2 luglio non solo ha creato subbuglio, ma ha già effetti negativi: Nestlé a Benevento, dove ha da poco fatto un importante investimento, lascerà a casa venti persone assunte fino a ora con contratto in somministrazione perché il decreto limiterebbe la possibilità di prorogarlo.

   

Secondo le rilevazioni Istat la fiducia delle imprese nella situazione economica è invariata questo mese rispetto al precedente. Tuttavia a sentire le critiche di Confindustria al provvedimento governativo e le prospettive offerte da Zoppas, la fiducia nell’ economia non va data per scontata. “Ci sarebbero maggiori costi e minore flessibilità – dice Zoppas, che rappresenta 11 mila imprese iscritte alla federazione veneta con 320 mila addetti – mentre i nostri competitor internazionali hanno strutture già più competitive. Una crescita dell’1,5-1,7 per cento non può essere chiamata ripresa dopo il crollo subito dal 2008 e in Veneto convivono aziende che tirano e tante altre ancora sull’orlo della chiusura, che potrebbe essere accelerata da questo decreto”. Il triangolo Lombardia-Veneto-Emilia Romagna, rappresentato da Assolombarda (Milano più Monza-Brianza più Lodi), Confindustria Emilia (Bologna più Modena più Ferrara) e la Assindustria VenetoCentro (Padova più Treviso), esprime un pil di 738 miliardi di euro, superiore a quello di Paesi Bassi, Svezia o Polonia, secondo i calcoli di Marco Fortis. E le piccole imprese settentrionali stanno ricercando dinamismo nello sviluppo delle reti di filiera connesse alle catene del valore mondiale. L’imprenditoria del nord ha accordato consenso alla Lega, dietro la promessa di riduzione della pressione fiscale. Il “dl dignità” è farina del sacco del M5s che, in chiave mediatica, cerca di contrastare la campagna anti immigrazione leghista, anch’essa mediatica.

  

“Ho sentito parlare di meno la Lega di questo decreto – dice Zoppas –. Ho trovato esponenti della Lega nel nostro territorio che anche pubblicamente non sono stati d’accordo con il decreto dignità e stiamo portando le nostre osservazioni. Saranno sicuramente ascoltate dai parlamentari della Lega, anche tramite la Regione Veneto, con cui dialoghiamo. Porteremo le nostre puntualizzazioni e le nostre proposte di emendamenti. La prossima settimana, quando si comincerà a capire la direzione (la discussione parlamentare inizia il 30 luglio, ndr), ci aspettiamo che la Lega ci sia vicina”, conclude.

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