I populisti fanno il gioco di Angela

Redazione

E’ un paradosso che l’alleanza di governo tra M5s e Lega sia la più ostile possibile alla Germania e che, allo stesso tempo, finisca per spianare la strada alle pulsioni più radicali di Berlino. Da tempo l’Italia involontariamente lavora contro ogni processo di integrazione perché pone in essere atteggiamenti e azioni che corroborano la visione dei paesi nordici per cui il paese è ritenuto ingestibile e un ostacolo ai processi di riforma dell’Eurozona promossi da Emmanuel Macron – e rallentati dalla cautela di Angela Merkel – per via dell’alto debito e della contrarietà ad attuare duraturi processi di aggiustamento dei conti pubblici. Prima delle elezioni ha latitato. Con il governo uscente, l’Italia non sempre è riuscita a fare sentire la sua voce in Europa (ricordate il caso Ema?) e anche a causa di alcune debolezze fisiologiche ha lasciato la discussione sulla condivisione dei rischi finanziari e la relativa spartizione degli oneri al direttorio franco-tedesco. Dopo il 4 marzo, con l’exploit dei partiti euroscettici, la situazione è peggiorata. E si è poi aggravata con la pubblicazione del “programma” by Salvini & Di Maio. Benché sia un manifesto politico-elettorale rafforza, e a ragione, il pregiudizio anti italiano. Sulla stampa tedesca 154 economisti hanno promosso un appello contro un ulteriore sviluppo dell’Unione monetaria e bancaria europea, ovvero contro una comunitarizzazione del debito. Le intenzioni del nascituro governo suonano come il “ricatto del debole” agli occhi dei partner – se non ci tagliate il debito o non concedete spazio fiscale usciamo e l’Eurozona implode. Ai vertici degli organi europei è lecito domandarsi se sia preferibile tenere nel blocco un paese che potrebbe affossarlo oppure lasciarlo andare previa contrattazione, su modello Brexit. Un processo che (a differenza di Londra) vedrebbe Roma in posizione subalterna.

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