La dispotica boutade di uccidere l’Ilva

Redazione

Appoggiare la chiusura dell’Ilva non è quello che ti aspetti da un’alleanza che, con la sua componente del M5s, esalta la democrazia e, con quella leghista, il sovranismo e l’interesse nazionale. La cessazione perpetua del principale impianto siderurgico italiano rivela massimo disprezzo sia della volontà popolare sia della necessità per un paese manifatturiero di reggere la concorrenza in settori di punta. La posizione del M5s era ambigua fino a sabato quando un post sul Blog delle stelle, voce ufficiale del movimento, ha detto che “nel contratto c’è scritto chiaramente che si lavorerà per la chiusura dell’Ilva” considerata dai grillini un killer dell’ambiente e della salute, in linea con la visione dei comitati locali e della procura tarantina che sequestrò parte del sito nel 2012 paragonando la produzione d’acciaio a un atto criminoso. Dunque se questa è la volontà del M5s non può che apparire dispotica e contraria alla volontà popolare.

   

Nel 2013 il referendum consultivo in cui si chiedeva ai cittadini di Taranto “Volete voi, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’acciaieria Ilva?” non raggiunse il quorum (dei 173 mila elettori votarono 33.838 tarantini, il 19,55), con un’adesione bassa anche nel quartiere Tamburi, spazzato dalle polveri di minerale di ferro. All’epoca i 5 Stelle furono accusati di “timidezza” dai comitati locali perché Grillo non si era esposto molto.

     

L’intenzione di chiudere è presente nel governo M5s-Lega, nella regione Puglia di Michele Emiliano, tra i comitati ambientalisti e civici, e adesso anche in fabbrica. Una novità preoccupante: la Uilm, ovvero la sigla con più iscritti (3.547 su 11.000), ha invocato la chiusura in una lettera del 18 maggio indirizzata al presidente della Repubblica prendendo a pretesto l’intollerabile morte di un giovane operai dell’indotto.

     

Non è secondario il fatto che i comitati locali, assai poco non violenti, hanno spaventato i sindacalisti. E’ sterile propagandare la fine dell’acciaio a Taranto. L’Ilva funziona a un terzo delle capacità. E’ attiva solo l’area laminatoi, peraltro per costruire la copertura dei parchi minerari dello stesso stabilimento, dove i minerali sono esauriti perché non arrivano rifornimenti; in pratica il primo cliente dell’Ilva è l’Ilva stessa per fare un’opera mastodontica ma, al momento, inutile. Peggio, i promotori dell’uscita dalla siderurgia non sanno cosa fare in alternativa, come emerso ieri da un incontro tra il possibile ministro dello Sviluppo Lorenzo Fioramonti e i sindacati.

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