Perché vola il Made in Italy

Marco Fortis

L’export italiano ha toccato nel 2017 un nuovo massimo storico raggiungendo i 448,1 miliardi di euro. La crescita delle nostre esportazioni espresse in valore è stata, secondo l’Istat, del 7,4 per cento rispetto al 2016: un progresso superiore a quelli registrati dall’export tedesco (più 6 per cento, secondo Eurostat) e francese (più 4 per cento). Sopra la media in termini di crescita nel 2017 sono state le esportazioni italiane di prodotti farmaceutici (più 16 per cento rispetto al 2016), autoveicoli (più 11,3 per cento), metalli e prodotti in metallo (più 8,9 per cento), prodotti alimentari e bevande (più 7,5 per cento).

 

La bilancia commerciale con l’estero dell’Italia, cioè la differenza tra l’export e l’import, lo scorso anno è risultata positiva per 47,5 miliardi, di cui 8,3 miliardi verso i paesi Ue e ben 39,2 miliardi verso i paesi extra Ue. Da notare che l’Italia detiene in Europa il secondo più alto saldo commerciale con i paesi extra Ue dopo la Germania. E’ invece terza per surplus con l’estero verso il mondo nel suo complesso dopo Germania e Paesi Bassi anche se il saldo olandese è inficiato dal gigantesco transito portuale che ne sopravvaluta la reale dimensione. Si può ben dire, pertanto, che – al netto dell’anomalia olandese (il cosiddetto “Rotterdam Effect”) – anche in termini di bilancia commerciale complessiva l’Italia è nei fatti la seconda potenza europea dopo Berlino.

 

In particolare, l’Italia vanta il secondo più alto surplus manifatturiero in Europa (96,7 miliardi di euro nel 2017) dopo la Germania e il quinto al mondo, dietro a Cina, Germania, Giappone e Corea del sud. A questo gigantesco avanzo manifatturiero italiano con l’estero concorrono tutti i settori di eccellenza del made in Italy: la moda (19,8 miliardi), i beni per l’arredo e la casa, cioè mobili, piastrelle, pietre ornamentali (13,9 miliardi), i prodotti dell’industria alimentare e delle bevande (3,4 miliardi), i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (11,5 miliardi), gli articoli in gomma e materie plastiche (5,8 miliardi) e, soprattutto, le macchine e gli apparecchi meccanici (50,7 miliardi). Nel 2017 anche la farmaceutica ha presentato un surplus (769 milioni). Sicché i settori manifatturieri in cui l’Italia presenta dei disavanzi significativi sono pochissimi: gli autoveicoli (meno 9,6 miliardi), i computer e l’elettronica (meno 12,5 miliardi) e la chimica (meno 7,1 miliardi).

 

Il made in Italy, dunque, è molto cresciuto dopo lo tsunami della globalizzazione. I settori tradizionali della moda e dell’arredo hanno spostato il loro baricentro su prodotti a più alto valore aggiunto. La meccanica, i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e la farmaceutica hanno invece irrobustito ed ampliato la nostra specializzazione internazionale. L’industria manifatturiera italiana è la seconda esportatrice d’Europa dopo quella tedesca. Secondo alcuni sarebbe comunque fragile perché il nostro Paese ha troppe piccole imprese esportatrici. Ma l’Annuario Ice-Istat 2017 sfata questo luogo comune. Incrociando i suoi dati relativi al 2015 con quelli dell’Eurostat, infatti, scopriamo che, sì, le 1.180 imprese manifatturiere esportatrici italiane con più di 250 addetti da sole esportano più dell’intera industria spagnola. Ma anche le 87.239 imprese manifatturiere esportatrici italiane con meno di 250 addetti esportano più dell’intera industria spagnola. Dunque, l’industria manifatturiera italiana in termini di export vale più di due “Spagne” e a questo risultato concorrono equamente sia le imprese medio-grandi e grandi sia le piccole e le medie.

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