Chi sono le "maestre Manzi" dell'educazione finanziaria

Mariarosaria Marchesano

Milano. Presto ci sarà un canale web pubblico per “alfabetizzare” gli italiani ignoranti (o quasi) in finanza. Una specie di portale di stato per informare e insegnare ai cittadini come si fa a risparmiare e a investire scansando le ‘bufale’ di prodotti finanziari non adatti alle loro esigenze e al loro profilo di rischio, ma anche per chiarire una volta per tutte concetti fondamentali come quello che se si compra un’obbligazione subordinata si può guadagnare molto più di un btp ma anche perdere buona parte del capitale. Un po’ come ha fatto la Rai negli anni Sessanta con il maestro Manzi, che insegnò a un milione e mezzo di persone a leggere e scrivere. L’iniziativa è il cuore della strategia nazionale di educazione finanziaria elaborata dal Comitato presieduto da Annamaria Lusardi, l’economista della George Washington University nominata la scorsa estate dal ministro Pier Carlo Padoan. Una strategia basata sulla conoscenza e che proprio per questo potrebbe diventare anche il vero antidoto a un certo populismo anti bancario oltre che un utile strumento per proteggere e valorizzare il risparmio degli italiani. Va ricordato, infatti, che ben il 64 per cento delle persone nel nostro paese tiene almeno una parte della liquidità sul conto corrente (dato emerso dall’ultima indagine Acri-Ipsos) con il risultato di produrre un gigantesco e paradossale mancato guadagno o, peggio, una tassa occulta. La Lusardi, puntuale come un orologio, nonostante faccia la spola tra Stati Uniti e Italia, il che non è esattamente come farla tra Milano e Roma, ha consegnato il documento programmatico prima di Natale e l’annuncio è atteso per fine gennaio.

 

La sua ambizione è replicare in Italia quanto fatto in America come consulente dell’amministrazione Obama e dove ha fondato il Global Financial Literacy Excellence Center, che ha come missione quella di misurare quanto ne sappiano di soldi i cittadini nel mondo anche in collaborazione con Ocse e Banca Mondiale (fino ad oggi sono stati sondati 140 paesi, gli italiani sono messi male, soprattutto i giovanissimi). Il suo approccio di tipo anglosassone per formazione e molto incentrato sui concetti di consapevolezza e responsabilità da parte di chi investe ne ha fatto subito la ‘Signora dell’educazione finanziaria’ in una fase di crisi del rapporto di fiducia tra cittadini e sistema bancario. E non è l’unica donna ai massimi vertici di organismi e istituzioni che in Italia si stanno facendo carico di preservare la vera ricchezza nazionale rappresentata dal totale del risparmio privato (5.200 miliardi di euro).

 

Se si va a guardare, ce ne sono almeno altre tre: Claudia Segre, che ha lasciato dopo trent’anni la carriera manageriale trascorsa in varie banche (Intesa, Unicredit, Credem) per dar vita alla Global, Think Foundation (Glt), che ha dedicato al marito scomparso, Angelo Renato Chiodi, e diventata in poco più di un anno un punto di riferimento a livello internazionale (sta per aprire due nuove sedi, una a Parigi e una a New York); Giovanna Boggio Robutti, direttore generale della Feduf, Fondazione espressione soprattutto dell’Abi (l’associazione delle banche italiane) ma che proprio per questo è diventata l’avamposto più attivo sul territorio con progetti che cercano di informare ed educare giovani e famiglie partendo dalla scuola (la tappa di Bari il 18 gennaio è stata una sfida coraggiosa vista la diffusione del gioco d’azzardo in città che spinge ogni barese a spendere 570 euro all’anno, tra i più alti livelli in Italia); Giovanna Paladino, numero del Museo del risparmio di Torino, una mostra permanente e interattiva che con una massiccia campagna social ha lanciato l’allarme sulla scarsa autonomia finanziaria del mondo femminile (da un recente studio in collaborazione con Intesa Sanpaolo emerge che una su cinque non ha un conto corrente, percentuale che raddoppia quasi nel Sud Italia).

 

Ebbene, questo poker di donne (Lusardi, Segre, Robutti, Paladino), che si è materializzato un po’ per caso e un po’ per vocazione del genere a prediligere il lato meno speculativo della finanza, non è politicizzato, e capace di fare networking e di influenzare scelte e decisioni strategiche nazionali. Grazie anche all’appoggio e alla collaborazione di alte dirigenti della Banca d’Italia (Magda Bianco) e della Consob (Nadia Linciano) che si occupano del settore.

 

I temi da affrontare sono delicati e toccano gli interessi di quel mondo di banche e operatori che progetta strumenti finanziari destinati ai piccoli risparmiatori, che oggi è sotto pressione con le nuove regole della Mifid II e con i nuovi poteri della Vigilanza che potrà arrivare a bloccare la distribuzione di questi prodotti se li considera opachi e complessi. Ma le donne del risparmio non lanciano sfide o fanno proclami. Né rientra nel loro mandato (e nel loro stile) attaccare i centri di potere finanziario in doppiopetto alimentando la diffidenza contro banche e banchieri. Piuttosto lavorano ai fianchi del sistema, anche questo tipico del genere.

 

La ricetta è la seguente: ti insegno l’abc della finanza, a negoziare quando vai in banca, ti dico come pianificare le tue risorse, a diversificare il rischio che però sempre esiste quando si investe. Insomma, a non fare più il “parco buoi”. Una piccola rivoluzione per l’Italia. Le quattro, poi, sanno fare squadra quando è necessario creando sinergie tra i progetti. Come nel caso della prossima apertura della Glt Foundation a New York che servirà anche a consolidare la partnership (nata prima che la Lusardi fosse nominata da Padoan) con la George Washington University di cui finanzierà un progetto di ricerca proprio nel campo dell’educazione finanziaria. O come quando, di recente, sempre la Glt Foundation ha vinto un bando Cariplo insieme con la Feduf e la Fondazione Politecnico di Milano per dar vita a FamilyMe, un percorso di educazione finanziaria su internet con tanto di video-pillole. Ma questo è solo l’inizio.

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