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Così il lusso anticipa la ripresa
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
di
8 MAR 21
Ultimo aggiornamento: 05:31 PM

Scarpe e accessori del designer francese Christian Louboutin alla mostra 'Exhibitioniste' nel Palais Doree di Pargi (EPA/JULIEN DE ROSA) <br />
Per cena, e poi di lunedì, vanno bene, anzi sono necessarie, anche chiacchiere proiettate sul futuro. Sono i giorni più pesanti per la pandemia, almeno lo sono per gli italiani, ma, insomma, rifuggendo dalle metafore più trite, sono anche i giorni in cui si capisce, pur non avendone la prova certa, che il grande sforzo collettivo di isolamento e di prudenza sta per finire. Ma di questo parliamo dopo. Perché lo spunto per la chiacchiera iniziale oggi ce lo dà il lusso, da cui traiamo una storia di fiducia e di intelligenza nei rapporti internazionali. La notizia è che Exor, società operativa nelle partecipazioni della famiglia Agnelli, compra il 24 per cento della casa Louboutin (sì, quella delle scarpe con la suola rossa) per quasi 500 milioni. La scelta forse sarebbe stata fatta comunque, ma certamente c’è da tenere in considerazione la disponibilità creata all’interno di Exor dalla fusione tra Fca (la partecipazione principale) e Psa. La cassa era piena e ci si doveva guardare intorno, vero, ma il colpo su Louboutin non è una mossa ordinaria, ma è una scelta di campo, perché significa voler restare tra quelli che credono nella ripresa dell’economia mondiale. Una ripresa anche impetuosa, che verrà trascinata inizialmente proprio dal mercato più redditizio, quello del lusso, tipicamente anticipatore delle tendenze di consumo. Una mossa che serve anche a contrastare il piagnisteo sull’italianità rubata, i marchi italiani fatti oggetto di razzia. Nulla di fondato in quelle lamentele lagnose ma è sempre utile ricordare e far notare ciò che avviene in direzione opposta. Si aggiunge poi, l’operazione di Exor su Louboutin, a quell’altra recentissima con cui Renzo Rosso ha acquisito Jil Sander, dicendo, tra l’altro, di avere altri progetti di acquisizioni. Non è guerra territoriale fine a sé stessa. Sono intrecci aziendali pensati con obiettivi commerciali e che vanno a integrarsi in strutture ben avviate, senza bisogno di avere sempre quote di controllo. Exor entra con partecipazione rilevante ma di minoranza, perché crede nella gestione attuale, celebrata con le parole che oggi John Elkann ha rivolto a Christian Louboutin, cui potrà portare miglioramenti e interazioni graduale. Ma continuando a privilegiare l’indipendenza della casa di moda. Una considerazione che ha anche un valore polemico verso gli eccessi di accentramento e di concentrazione proprietaria dei due colossi del lusso francese, Lvmh e Kering. Prima o poi sulle scarpe con la suola rossa sarebbero arrivati loro, ma la mossa di Exor rafforza il capitale, blinda il controllo, e garantisce indipendenza. Per Jil Sander, invece, si tratta di mettere tutta la forza di un gruppo verticale, con forte presenza commerciale, al servizio di un marchio con forte e chiara connotazione. Un’altra strategia, ma altrettanto sensata.
Che poi cose simili, con più autorevolezza, le ha dette oggi Mario Draghi, parlando dei tempi possibili di uscita dalla crisi pandemica.
La fine di marzo è il momento di svolta per la lotta alla pandemia nei paesi europei, anche in Grecia, ad esempio, si guarda a quella scadenza per cominciare la ripartenza della vita sociale
Le tre "cose" principali
Fatto #1
Daniele Franco va in commissione e dice cosa sta facendo per il piano nazionale di ricostruzione. Ci sono indicazioni importanti. Perché viene chiarito che la disponibilità materiale dei soldi ci sarà dalla fine dell’estate, che i pilastri del piano sono quelli già definiti (i grandi capitoli di spesa, come la transizione ecologica, le opere pubbliche, i trasporti nelle città, il rafforzamento della sanità e tutto il resto) e che però è necessario definire rapidamente, entro 50 giorni, l’assetto gestionale e organizzativo, quello che si chiama governance, cui affidare l’attuazione del piano#2 situazione vaccini. La Commissione europea insiste ed è sempre più documentata nel contenzioso con Astrazeneca.
Fatto #2
Mentre Matteo Salvini lo sponsorizza, assieme a San Marino, forse a Stefano Bonaccini, ecco che una dirigente dell’Ema implora di non concedere l’autorizzazione di emergenza per il vaccino Sputnik V in Europa finché non si avrà almeno conoscenza dei dati fondamentali sugli effetti collaterali. Il paragone che fa Christa Wirthuner-Hoche ha una certa efficacia: adottarlo ora, senza informazioni, è come tentare la roulette russa.
Fatto #3
La seconda è americana ed è una roba che potrebbe cambiare la società negli Stati Uniti e, perciò, la storia. E non stiamo esagerando.