Rowling contro tutti. “L’ondata di minacce di morte, stupro e tortura non mi fermerà”

“Le mie opinioni non sono cambiate”. Sei anni dopo, Rowling torna a difendere le proprie posizioni e attacca le donne delle élite progressiste, per le quali il gender è una moda che non costa nulla. E promette nuovi aiuti a chi paga il prezzo del dissenso  
23 OTT 26
Immagine di Rowling contro tutti. “L’ondata di minacce di morte, stupro e tortura non mi fermerà”

(Foto La Presse)

L’ultima fatica letteraria di J.K. Rowling non è un nuovo capitolo della serie dedicata a Cormoran Strike, ma una seconda puntata del suo celebre saggio del 2020 sul movimento transgender. Il suo “crimine” era stato quello di pensare che il sesso biologico fosse reale e che su determinate questioni il sesso “naturale” avesse il sopravvento su quello “percepito”.  A sei anni dal primo lungo intervento con cui aveva spiegato le proprie posizioni sul tema e che le sono costati roghi mediatici, minacce e un processo pubblico (al governo scozzese aveva detto “venite a prendermi”), Rowling rivendica e rilancia. “Sono passati sei anni e le mie opinioni non sono cambiate, il panorama certamente sì”.
La scrittrice che ha incoraggiato una generazione di bambini a leggere rivela “un’ondata di minacce di morte, stupro e tortura” e se la prende con “le donne ricche che ripostano i mantra alla moda mentre siedono in camerini sorvegliati da guardie private, le donne ai vertici dei media, dell’editoria e dell’accademia che non hanno bisogno di uno spogliatoio al lavoro e che provano un disprezzo snob per le donne della classe lavoratrice che non vogliono spogliarsi davanti ai maschi”.
Il gender, scrive Rowling, per loro “è una moda, le tiene popolari con la loro tribù progressista e non costa loro, personalmente, assolutamente nulla”. Tra i passaggi più duri del nuovo saggio c’è poi il confronto tra l’attivismo trans contemporaneo e i grandi movimenti per i diritti civili del passato. Secondo la Rowling, le battaglie per i diritti civili nacquero dall’organizzazione dal basso di persone prive di potere istituzionale. “L’attivismo trans del XXI secolo è l’esatto contrario di quei movimenti. E’ elitario nel suo nucleo”. E’ nato “nei dipartimenti di filosofia e studi di genere, da lì ha assunto il controllo di istituzioni culturali, politiche e statali, che hanno poi cercato di imporlo, dall’alto verso il basso, a persone comuni che non lo hanno mai votato”.
Rowling descrive “un clima di paura e intimidazione per cui un singolo pronome fuori posto può far punire una donna. Donne indagate al lavoro anche solo per aver messo in discussione i mantra di genere approvati”. Se la prende anche coi sindacati. “I lavoratori con redditi più alti e più istruiti hanno entrambi maggiori probabilità di essere iscritti a un sindacato”. Attacca Amnesty International, che l’ha messa in una lista nera e “che ha abbracciato di tutto cuore l’ideologia di genere e ora si comporta come il tipo di governi autoritari, censori della parola e cacciatori di streghe contro cui un tempo si opponeva (l’ironia non mi sfugge; una volta lavoravo per loro)”.
Non si lascerà zittire. “Continuerò a parlare e a usare i miei soldi per aiutare donne che altrimenti non potrebbero permettersi di andare in tribunale e continuerò ad assicurare che le donne possano ancora accedere a supporto fornito da donne, centrato sulle donne, dopo uno stupro. Come disse George Orwell, ‘la libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Se questo è concesso, tutto il resto segue’. Se un uomo può essere una donna, non esiste la donna”. Se passa questo, passa tutto.