Cultura
impresa editoriale •
La pazza idea di pubblicare “Il ramo d’oro” nella sua versione integrale
L’edizione Luni è la prima integrale in Italia del libro di culto di James Frazer nell’accurata traduzione e cura di Fabrizio Bagatti. Un vertiginoso serbatoio etnografico di miti, riti, credenze
3 OTT 26

L’editore Luni assesta un colpo ferale agli editori europei (chi lo ricorda più che l’Italia in un lontanissimo passato marciò in Europa à la tete de la civilisation), pubblicando un libro di culto ossia Il ramo d’oro. Uno studio sulla magia e la religione di James Frazer (nell’accurata traduzione e cura di Fabrizio Bagatti). L’opera nella versione completa del 1915 consta di dodici volumi (Luni ha appena licenziato il nono: Il capro espiatorio) e in Italia aveva finora conosciuto solo delle drastiche sillogi o traduzioni della versione monovolume che Frazer stesso approntò nel 1922 per migliorare la circolazione di un testo altrimenti proibitivo, al limite dell’inavvicinabile. Queste sillogi offrono però una visione alquanto mencia di quello che invece, nella sua interezza, è un monumentale vertiginoso serbatoio etnografico di miti, riti, credenze dall’antichità classica sino a noi e del tentativo grandioso di ricondurli entro una luce di pura razionalità e comprensione. A Frazer nel tempo hanno attinto a piene mani poeti e scrittori (come Eliot, Joyce, Yeats, Lawrence), filosofi (Wittgenstein, Girard, Bataille, Cassirer), psicanalisti (Freud, Jung), i quali, pur magari respingendo o addirittura rovesciando le conclusioni eccessivamente positivistiche di Frazer, ne apprezzarono e usarono il profluvio di dati, la messe antropologica senza pari.
L’edizione Luni è la prima integrale in Italia, giacché in precedenza c’era solo quella monovolume apparsa nel 1950 per Einaudi (su diretto interessamento di Pavese e De Martino grandi ammiratori di Frazer) nella versione dell’insigne e sventurato Lauro De Bosis. L’edizione Luni è altresì l’unica traduzione contemporanea integrale dell’opera di Frazer e questo editore (nella persona di Matteo Luteriani) non è nuovo a imprese editoriali di tal fatta, ossia ciclopiche, perché di recente ha pure licenziato in sei volumi la versione integrale dello Shahnameh di Firdusi, l’Omero persiano com’è definito per comodità analogica occidentale. Sono opere di migliaia di pagine che in tempi di libri da ascoltare e di AI generativa rappresentano un necessario contrappunto e quasi anticorpo (se non proprio una sorta di reazione allergica), sprigionando altresì qualcosa di romanticamente donchisciottesco e fertilmente antimoderno. E’ quel pizzico di follia, tipica negli editori di razza spersi tra ragioneria e parnaso, necessaria alla pubblicazione di opere in più volumi, magari protratte per anni o addirittura lustri; opere esposte alle peripezie degli stessi editori, dei curatori e pure dei lettori, i quali magari non ne vedono neanche la fine.
Un tempo queste imprese editoriali – dotare un paese di un’edizione imprescindibile – erano più tentate e caratterizzavano per sempre il catalogo di un editore, ne stabilivano la nomea presso i posteri. L’Adelphi per esempio nacque per pubblicare l’opera di Nietzsche – respinta dall’Einaudi sinistrorsa e ideologizzata – cosa che le riuscì e che la definì poi per sempre (non altrettanto bene invero le andò con l’opera di Schopenhauer che si arenò tristamente dopo i primi volumi). In Italia in tal senso un tempo spiccava la collana dei Millenni einaudiani entro cui apparve in sei poderosi tomi il Ramusio delle Navigazioni e viaggi oppure i Classici mondadoriani nei quali in quattordici si legge tutto Goldoni. Anche la Francia, seconda a nessuno a sciovinismo, ha innalzato memorabili cenotafi editoriali ai propri autori. Nella Pléiade per esempio si trovano i Mémoires di Saint-Simon in otto volumi e la Correspondance di Voltaire in tredici. Non bisogna infine trascurare l’apporto critico, incalcolabile ai fini della conoscenza, che questo genere di opere unabridged presentano rispetto a sillogi o rupestri anastatiche, permettendo di farsi un’idea a tutto tondo di autori altrimenti incompresi o come visti attraverso un tremolante spiracolo. E qui su tutti valga proprio il passaggio dal Nietzsche adulterato della famigerata Volontà di potenza a quello più franto problematico e in ultimo inassimilabile dei Frammenti postumi.