Il Foglio di oggi
Sunday3 May 2026
  • Newsletter
  • Podcast
Logo de Il Foglio

di Giampiero Mughini

•
Delizia dei bibliofili

Non si legge più. In compenso fioriscono i libri sui libri

Mentre si vendono sempre meno libri, proliferano i volumi che hanno a oggetto il volume stesso, la sua fisionomia in quanto tale, il suo essere stato pubblicato con quella veste editoriale e in quell’anno

di
2 MAY 26
Immagine di Non si legge più. In compenso fioriscono i libri sui libri

Foto Pixabay

Accade continuamente nella storia degli uomini che nello stesso momento e nello stesso periodo si verifichino cose esattamente opposte l’una all’altra. Succede difatti nei nostri giorni che da una parte si vendano sempre meno libri in libreria e dall’altra che sempre più spesso le case editrici pubblicano volumi che attengono al libro come oggetto, alla sua fisionomia in quanto tale, al suo essere stato pubblicato con quella veste editoriale e in quell’anno. Libri certamente destinati ai bibliofili ma non solo a loro. A casa mia ho un comparto della mia biblioteca destinato a quei libri che va ingrossandosi sempre di più.
Me ne sono arrivati un paio della milanese Luni Editrice, particolarmente assidua nell’attività di cui ho detto. Del centinaio – circa – di libri del suo catalogo trabocca la quantità di quelli che in un modo o in un altro hanno per argomento i libri stessi. Oltremodo affascinante è il Mendel e la memoria dei libri di Stefan Zweig, in cui è ritratto Jakob Mendel, un bibliofilo viennese che viene presentato come una sorta di “catalogo vivente”, un uomo per il quale i libri erano più necessari dell’aria che respirava. Ancor più necessario ai fini di quello che voglio raccontarvi è un libro di Ambrogio Borsani, uno che ha trascorso la buona parte dei suoi 83 anni a esplorare la sorte dei libri, esseri viventi come pochi altri. Nascono, hanno una loro giovinezza, una loro vecchiaia, talvolta vengono celebrati più di quanto non meritino, talvolta vengono ignorati come non meriterebbero, e poi muoiono. Il suo Vite tempestose (Luni Editrice, 2026) è da questo punto di vista esemplare. La sua radiografia della letteratura italiana novecentesca eccome se provoca sorprese, in un senso o in un altro. Su tutti il caso di un libro che avevo a lungo così ardentemente cercato, I superflui di Dante Arfelli (nato a Bertinoro nel 1921, morto a Ravenna nel 1995). Era uscito nel 1949, e aveva avuto un discreto successo in Italia. Nulla se paragonato allo stratosferico successo che ebbe negli Stati Uniti, dove arrivò a vendere 800 mila copie. Oggi è un libro di cui esiste in Italia un’edizione pressoché sconosciuta. Lo avevo finalmente trovato nella sua edizione italiana originale e lo tenevo sul tavolo da lavoro, pronto a esser letto. Poi è accaduto che io abbia preso una delle decisioni più drammatiche della mia vita, nel senso di ritenere conclusa la mia esperienza di collezionista di prime edizioni del Novecento italiano e dunque di vendere quella sezione della mia collezione alla libreria Pontremoli di Milano. Quasi senza che ne me accorgessi, il romanzo di Arfelli che non ero ancora riuscito a leggere, è finito in quella truppa di libri che hanno marciato via da casa mia, e adesso figura nel sontuoso catalogo che i Pontremoli hanno fatto della mia collezione. Dov’è offerto a una cifra molto bassa, segno che gli esperti librai milanesi sanno che non verranno sommersi dalle richieste di quel libro, oggi ahimé dimenticatissimo. Avevano ragione i lettori americani di 70 anni fa che si sono precipitati in massa nelle librerie o hanno ragione i non lettori italiani di oggi?
Certo, il destino di un libro quale I superflui è estremo. Questi discorsi non valgono per capolavori assoluti quali i romanzi di Tolstoj, di Miguel de Cervantes, di Kafka, ma valgono sì per la grandissima parte dei libri di letteratura di ogni tempo.
Quando io avevo vent’anni non vedevo l’ora di leggere il libro di una scrittrice di cui avevo saputo, Renata Viganò, quel L’Agnese va a morire che fungeva da testimonianza somma di una scrittrice che era stata una partigiana – di cui Einaudi ha appena pubblicato una nuova edizione. Oppure prendiamo Marcello Gallian, uno scrittore e un intellettuale semifascista e poi antifascista che era stato un protagonista della scena letteraria italiana degli anni Trenta e immediatamente successivi e di cui, quando iniziai la mia collezione di prime edizioni di letteratura italiana del Novecento cercavo affannosamente i libri perché erano documenti insostituibili di un’epoca. Oggi c’è ancora qualcuno che si ricorda di Gallian? Forse, o forse no. Ho fatto solo un paio di esempi tra mille.

Di più su questi argomenti:

Uffa!

di