Cultura
IL LIBRO •
Lo scetticismo che ci manca nei confronti del trionfalismo modernista
Idee, società, ambiente. Un saggio di Pierre Charbonnier che farà comodo a competente e appassionati. In un’estate come quella che abbiamo appena maledetto verrà voglia di sfogliarlo, andando a curiosare qua e là e puntando, più o meno velocemente, alle conclusioni
12 SET 26

(Foto Getty)
Dopo un’estate di sonnolenze e nausea per ogni genere di lavoro e di prolungato impegno mentale, come non provare a leggere un libro in tema come quello che mi hanno offerto gratis e a domicilio la Feltrinelli e lo studioso Pierre Charbonnier, titolo Abbondanza e libertà. Una storia ambientale delle idee politiche? Ma purtroppo i trattati sistematici prodotti dagli studiosi spesso non si riesce a capire come possano essere letti da chi non è uno specialista della materia.
Di materia nel libro ce n’è molta. All’autore, però, manca la capacità di farsi leggere. Le ripetizioni abbondano e non credo di esagerare se dico che le sue trecentocinquanta pagine potevano essere ridotte a trentacinque, rimandando il lettore, come è stato fatto, all’esuberante bibliografia sia specializzata che generale, nella quale spiccano le presenze di Karl Polanyi, Bruno Latour, Locke, Smith, Stuart Mill, Saint-Simon, Fichte, Marx, Durkheim, Proudhon, Marcuse… Ai competenti e agli appassionati il libro piacerà e farà comodo. In un’estate come quella che abbiamo appena maledetto verrà voglia di sfogliare tale libro, andando a curiosare qua e là e puntando, più o meno velocemente, alle conclusioni.
Il fatto che la vita del genere umano anneghi nel mercato era cosa chiara già a Marx, che sintetizzò così la questione: “La gigantesca collezione di merci in cui consiste il capitalismo”. E Adolphe Blanqui, coetaneo di Mazzini e comunista, primo traduttore di Adam Smith, disse: “La divisione del lavoro e il perfezionamento delle macchine, che avrebbero dovuto garantire alla grande famiglia operaia la conquista di un po’ di tempo libero a vantaggio della sua dignità, hanno generato in molti casi solo ottundimento e miseria”. Proprio così. Da quasi due secoli, non sono poche le cose che si possono ripetere, che si accumulano e si perfezionano fino all’inverosimile, anche se l’ottundimento e la miseria non sempre si chiamano ancora così.
Mi concederei (ma non c’è bisogno) un’altra citazione in cui compaiano le due realtà che si fronteggiano, si mescolano, si specchiano e dovrebbero, ormai, migliorare i loro rapporti, se mai questo possa accadere, cioè società umana e natura altrimenti vivente. Si dovrebbe almeno arrivare a una meta tanto necessaria quanto insufficiente: cioè a un salutare scetticismo nei confronti del trionfalismo modernista, che ha prevalso nel mondo occidentale fra Ottocento e Novecento e che tuttora abita nei cervelli di un’umanità al servizio delle macchine. Tenendo presente che il trionfalismo modernista ha conquistato l’intera cultura, orientale più ancora che occidentale, e nelle società asiatiche ipertecnologizzate in senso totalitaristico.
Dato che i rapporti sociali sono strettamente legati ai rapporti con una natura ridotta a merce, le questioni sociali non possono più essere separate da quelle ecologiche: che si tratti dei nostri telefoni, delle nostre auto o del cibo che abbiamo nel piatto, dietro a tutto questo ci sono le miniere, l’aria che respiriamo, l’energia delle condizioni del suolo coltivato, occupato, sfruttato, abitato, inquinato. Si tratta di scelte umane, o così moralisticamente si dice. Come dire che è “la società” il soggetto radicalmente coinvolto, un soggetto però da rieducare, perché fa sempre più fatica a capire che cosa vuole, se vuole qualcosa, quando, quanto e a che prezzo o in obbedienza a quale filosofia ecologista.
A questo punto, il filosofo e storico delle idee ambientali, Charbonnier, non cede al fanatismo teorico: la collettività sociale che dovrà essere il giusto soggetto di un efficace contromovimento ecologico nessuno la vede ancora, nessuno la conosce. Di soggetti ecologisti se ne vedono soltanto emergere parziali: i residenti in prossimità di impianti pericolosi, le vittime dei dispositivi estrattivi, gli utenti alternativi del suolo, gli scienziati e gli educatori… Si attende che gli amanti dei Suv preferiscano, almeno in città, l’uso della bicicletta.