Cultura
Il racconto •
Carrère, uno scrittore francese a Roma
Un’estate di pettegolezzi in spiaggia a Capalbio, avvistamenti e inviti mancati, amicizie che si fanno e disfano. L’ombra di un fascinoso romanziere per le vie della capitale (che così sembra la città del futuro)
25 AGO 26

Gli avvistamenti dello scrittore francese continuavano con regolarità nella primavera inoltrata, con pochissime smentite e abbondanti conferme (foto Getty)
L’estate del 2026 fu l’estate in cui, sotto gli ombrelloni blu de L’Ultima Spiaggia a Capalbio, tutti leggevano lo stesso libro. Molto più di questo, però, l’estate 2026 fu l’estate in cui quasi tutti, a L’Ultima spiaggia e negli equivalenti cittadini di questa, tutti, o quasi tutti – e tranne, purtroppo, chi scrive questo resoconto - avevano a disposizione almeno un gossip, o una notizia, una diceria, un avvistamento - ecco, diciamo un aneddoto, sul noto scrittore francese che nel frattempo era venuto a stare nella Capitale. Il sospetto che lo scrittore - di fama internazionale, si intende, tono baritonale e serie illimitata di maglioni a girocollo neri, un uomo di un fascino tanto profondamente parigino quanto cosmopolita, una voce tra le più autorevoli del suo tempo - avrebbe soggiornato per un periodo a Roma si insinuò, timidamente, nella comunità letteraria all’inizio della primavera.
Lo scrittore francese partecipava al festival letterario Libri Come, presentando un libro peraltro non suo (un piccolo gioiello rieditato dalla più bella casa editrice del mondo, e ci dispiace per gli altri) quando presto – non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra gli appassionati, i romani del giro, all’interno di quel variegato côté che ottiene l’invito al premio Strega ogni anno pur non avendo mai lavorato in una casa editrice, (e persino alcuni, spiace dirlo, di cui è lecito dubitare abbiano mai letto un libro tout court), nel giro di giornalisti, dei politici, persino degli avvocati – si vociferò che lo scrittore francese non soggiornasse in albergo, ma a casa di un amico, anche lui scrittore – benché di minor prestigio. Si disse da subito che la casa in questione si trovasse nel quartiere Parioli – e nonostante i più puristi storcessero il naso, benché il giro, la comunità, ben se lo sarebbe figurato in un appartamento del centro, per dire, o magari di Trastevere, o Monti, o (se ben consigliato) ancora meglio al Celio, questa notizia si confermò essere vera. Alcuni tra i più fortunati, si dice, furono invitati a cena in questa casa. Una cena intima, tra pochi: tutti gli altri lasciati a sognare le bottiglie di vino finite sul tavolo, le chiacchierate in francese, anche pessimo, di alcuni, o in inglese, si dice pessimo, dello scrittore, le sigarette sul balcone e il tintinnio dei bicchieri tra le luci soffuse.
Il “giro” se lo immaginava in centro, a Trastevere o a Monti, ma la casa in questione si trova ai Parioli
Passarono le settimane, passò aprile, passò maggio. Gli avvistamenti dello scrittore francese continuavano con regolarità anche nella primavera inoltrata, con pochissime smentite e abbondanti conferme, tra cui uscite pubbliche, tutte italiane. Il Tevere biondo gonfiava il petto d’orgoglio, scoppiettavano i sanpietrini al suo passaggio. Dall’Esquilino a Monti, a Trastevere, nei ristoranti di Prati e a colazione al Cigno, tutti, man mano che l’estate si avvicinava e lo scrittore francese continuava a essere avvistato, in un’onda crescente di bisbigli, mentre le strade della città si popolavano di persone nelle molli e tiepide serate che frusciavano di abiti leggeri, tutti, quelli del giro, iniziavano davvero a credere che lo scrittore francese di fama internazionale si sarebbe davvero trattenuto a Roma per sei mesi o forse più, che la vita e l’Europa e persino il mondo stessero restituendo a Roma il posto che le spetta di diritto, che quest’uomo che possiede Parigi nel palmo della propria mano davvero avesse scelto la Capitale. Tanti saluti, e in culo a Milano. Questo fu l’inizio dell’estate 2026, quella in cui lo scrittore francese di fama mondiale parve trasferirsi a Roma, quella dei piccoli raduni intorno a una bottiglia di vino, sotto a un ombrellone o camminando sul bagnasciuga, in qualche terrazza del centro storico di giovedì sera, in cui tutti, o quasi tutti, avevano qualche notizia di prima mano sul noto scrittore - tranne chi scrive, questo si è precisato.
Si disse di lui che era una persona deliziosa, un uomo di grande fascino, ma anche un lupucuvio, canuto e grinzoso, persino malmostoso, così contento di essere in Italia, lui, una persona che si stupisce ancora, un uomo che ha scritto di tutto, ha fatto di tutto, visto di tutto, eppure grato dell’accoglienza, garbato, un uomo che con tutta la sua spocchia è chiaramente uomo che ha sofferto, non dimentichiamoci che è anche bipolare, un uomo che non deve essere facile essendo un bipolare, e comunque garbato, un uomo curioso, sexy, un vero intellettuale, un uomo spigoloso. Si disse tutto e di tutto si disse il contrario. Si disse che lo scrittore francese, pur essendosi sposato piuttosto di recente, seduceva e veniva sedotto dalle signore romane su larga scala. Le donne si guardarono per mesi di soppiatto per intuire chi, tra loro, avesse avuto una simile fortuna. Si disse poi che lo scrittore francese si fosse separato dalla giovane moglie - ma qui la dottrina fu divisa, alcuni, durante il mese di agosto, lo vollero in villeggiatura con lei in Grecia.
Si disse di lui che era una persona deliziosa, ma anche un lupucuvio, canuto e grinzoso, persino malmostoso
Al compleanno della mia amica che convenzionalmente chiameremo Luna, non si parlò d’altro che della festa a casa di Marisela Federici a cui lo scrittore francese era stato trascinato, forse di sua sponte per interesse antropologico o letterario, o forse con l’inganno - e a tutt’oggi non si può escludere che il guascone che imbucò lo scrittore francese alla colazione dalla contessa abbia voluto tirare la corda, e vediamo di togliere la sete col prosciutto al romanziere che si servirà di noi per il suo prossimo romanzo. Nel capannello di vestiti fruscianti che si creò davanti all’open bar a casa di Luna, si raccontò che lo scrittore francese era stato visto girovagare senza meta sul prato in mezzo alla gente, e tra i broccati e i piatti di portata dentro alla magione, assistere alla performance canora della contessa in una spirale di crescente imbarazzo - e se ne deve dedurre che le più solide intenzioni di approfondimento antropologico possono certamente sgretolarsi sotto il peso del Cafonalino.
Si disse che lo scrittore era stato rinvenuto in uno stato confusionale, sprofondato sul divano, con le gambe accavallate che mostravano la caviglia - senza calzini, notò una persona che aveva assistito alla scena, insinuando, pertinente, che forse il fascinoso scrittore francese possa in certe occasioni anche lui indossare dei fantasmini. Si disse, quando solo gli intimi rimasero alla festa di Luna, quando si beveva l’ultimo bicchiere ritornando agli avanzi del buffet salato, che il ricevimento dalla contessa sia stato anche l’occasio della rottura di un’annosa amicizia: quella tra la giovane donna che aveva rinvenuto il romanziere pietrificato dall’orrore e lo aveva poi portato in salvo, e il giornalista che aveva fatto con loro il viaggio di ritorno in centro, reo di aver utilizzato diversi brandelli della conversazione di debriefing fatta nell’intimità della macchina riversandoli in un pezzo il giorno successivo.
Un mio amico – tra i miei più raffinati – anche lui ebbe il suo aneddoto di cui apprezzai l’eccezionale trasparenza, essendo forse l’unico tra i miei conoscenti a non indugiare in vanterie, e anzi a mostrare il lato più goffo, in fondo comune a tutti, al cospetto di quest’icona letteraria. Insomma, racconta il mio amico, che convenzionalmente chiameremo Nino, che, incontrato il romanziere francese nel più noto bar da colazione pariolina, fu vinto, per l’emozione, da due tentazioni, l’una più grave dell’altra. La prima, comprensibile e innocente: quella di avvicinarsi timidamente all’affascinante scrittore, interromperne la lettura del giornale e, sotto shock per la coincidenza, confessargli di aver finito di leggere solo da poche ore il suo ultimo, splendido romanzo. Il mio amico Nino fu invitato a sedere, con gesto largo e generoso del romanziere, e a commentare il libro. In piena estasi letteraria Nino non perse l’occasione di mostrare la sua erudizione, lanciandosi in un parallelismo niente di meno che con Una Morte Dolcissima, di Simone de Beauvoir. Occorre tener presente che il mio amico Nino possiede un francese perfetto, una posizione di prestigio, una cultura profonda e una casa nel quartiere Marais, e non possiamo escludere in quel momento il fascinoso scrittore abbia pensato di aver trovato uno spiraglio di charme nel complessivo sgomento di Viale Parioli.
La seconda tentazione di Nino fu, invece, rovinosa e imperdonabile: interrompendo, questa volta irrimediabilmente, l’intimità del momento, pure con garbo e timidezza, il mio amico propose di fare un selfie. Il selfie fu concesso, ma dalla faccia dello scrittore francese (che ho visto carica di delusione perché la foto mi è stata inviata per farmi gli auguri di compleanno) possiamo dare quasi per certo che lo spiraglio di charme si sia rapidamente trasformato in eccone n’altro (in francese). Si disse infine, nell’estate del 2026, che dopo le vacanze lo scrittore francese sarebbe tornato per rimanere a Roma, a conferma dei sospetti che avevano accompagnato gli ultimi mesi di primavera. Molte furono le persone che si presero il merito di aver trovato allo scrittore la sua nuova casa (finalmente a Trastevere) – innumerevoli le persone che conoscevano perlomeno la persona cui questo merito andasse attribuito.
L’imperdonabile tentazione di chiedergli di fare un selfie insieme, nel più noto bar da colazione pariolina
Una delle regine della Prima Repubblica romana, che convenzionalmente chiameremo Paola, ancora oggi attiva e al centro della più noiosa e povera comunità cittadina, mi raccontò sotto il suo ombrellone in prima fila, noto ritrovo capalbiese, che a trovare la casa trasteverina fosse stato un famoso giornalista, direttore di un giornale a tiratura nazionale. A conclusione della conversazione mi disse poi: mandiamogli una foto, ormai siamo amici, viene spesso a mangiare da me – mi prestai, non seppi mai se l’avesse ricevuta e se abbia pensato, anche questa volta, eccone n’artra (in francese). E così a Roma, nell’estate 2026, si preparava la guerra agli inviti per la stagione autunno/inverno, amicizie nascevano e si disfacevano per preparare comitive limitrofe al noto scrittore, i carnet giravano nelle chat clandestine, il rating sociale veniva riparametrato sulla base della distanza in km da Piazza in Piscinula. La mia amica, che convenzionalmente chiameremo Manuela, vive proprio lì, e sorrise sorniona. E così Roma, nell’estate 2026, riceveva il timbro di qualità del grande scrittore francese, che con la sua sola presenza ci confermava che la città va ancora bene, anzi sempre meglio, che possiamo senz’altro smettere di preoccuparci, che ancora per qualche futuro Roma sarà la città del futuro. Aprono le grandi catene alberghiere ma soprattutto lo scrittore francese affitta casa a Trastevere per restare almeno sei mesi, se non di più. Bene così, e in culo a Milano.
Nell’estate 2026 il grande scrittore, con la sua sola presenza, ci conferma che la città va ancora bene, anzi sempre meglio
Post Scriptum: corre l’obbligo di evidenziare come l’unica altra persona, assieme alla sfortunata autrice di queste righe, a non avere alcun aneddoto da raccontare sull’estate romana del personaggio protagonista di questa pagina, che di nome si chiama Emmanuel e di cognome Carrère, sia il Direttore di questa prestigiosa testata, con il quale ho avuto a lungo il piacere di confrontarmi, senza, tuttavia, trovare una spiegazione plausibile per questa lacuna.
