Coccolare felini in un’oasi protetta per i volatili. I danni delle buone intenzioni

Quale posto migliore di un'area vocata alla protezione del falco della Regina per allevare dei gatti, predatori considerati tra “le cento specie più dannose al mondo”? Una storia bizzarra in una piccola isola a sud della Sardegna
8 AGO 26
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Foto di Manja Vitolic su Unsplash

Non tutto ciò che riteniamo giusto lo è davvero, anche se ciò che ispira i pensieri e spinge ad agire nasce dai migliori propositi. Di credenze sbagliate, infatti, è pieno il mondo e probabilmente ciascuna persona ne possiede più di quante immagini. Il problema si pone quando, guidati da spirito caritatevole, non ci si accorge di fare danno ma, al contrario, sostenuti dalla tenacia del proprio intendimento, lo si perpetra. E’ ciò che accade quando gli amanti dei felini danno cibo e riparo ai gatti in contesti ambientali sensibili, come parchi naturali o oasi faunistiche.
Il punto è che il gatto è un animale incredibilmente problematico per gli ecosistemi, tanto che la Union for Conservation of Nature (Iucn) lo ha inserito tra le “cento specie più dannose al mondo”. Paragonabile al granchio blu o alla nutria. Come mai, ci si chiederà? Del resto, siamo abituati a pensare ai gatti come a dei piacevoli animali da compagnia, in fondo, quando li vediamo sugli schermi sono solo dei cuccioli teneri e divertenti. La realtà, come si diceva, è molto diversa da quella che ci si può immaginare. Il gatto, infatti, è un animale che continua a cacciare anche se viene nutrito dagli esseri umani. Il fatto è che questo animale appartiene ai nostri ambienti da poco tempo e, dato che li ha colonizzati senza problemi e velocemente, gli animali che caccia non hanno sviluppato le strategie necessarie per sfuggirgli.
In uno studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution che ha coinvolto diverse università e istituti di ricerca italiani, spagnoli e portoghesi, si è indagato l’impatto che i gatti domestici hanno sulla fauna autoctona italiana. Ciò che è emerso è che questi animali sono responsabili della predazione di specie considerate minacciate e che la loro presenza può persino portarne alcune all’estinzione. Questi dati sono ampiamente confermati nella letteratura scientifica, tanto che l’Accademia polacca delle scienze ha dichiarato i gatti domestici “specie aliena e invasiva”. Sulla stessa linea si trova il governo australiano; infatti, stimando che i gatti “ogni anno uccidono oltre un miliardo e mezzo di mammiferi, uccelli, rettili e rane autoctoni e un miliardo e cento milioni di invertebrati”, contribuendo così “all’estinzione di oltre venti specie di mammiferi australiani”, ha lanciato una campagna per limitarne la presenza.
Ma dove si vuole arrivare con quella che può apparire una gratuita arringa antifelina? Ancora un po’ di pazienza.
A sud della Sardegna si trova una piccola isola con una storia bizzarra: l’isola di San Pietro, che, pur essendo sarda, viene considerata un’enclave linguistica ligure. Il motivo di questa curiosa circostanza è legato all’arrivo degli ultimi abitanti che vi approdarono nella prima metà del Settecento. Erano genovesi ma non provenivano dalla Liguria bensì da Tabarka, un’isola tunisina. Si trovavano lì per motivi commerciali, ma quando, per ragioni politiche, la loro permanenza divenne insostenibile, re Carlo Emanuele III di Savoia permise agli esuli di stanziarsi su un’isola disabitata del suo regno, l’isola di San Pietro, appunto.
Nella parte più occidentale dell’isola si trova un promontorio, Capo Sandalo, un posto che, grazie alla sua posizione strategica, è luogo di sosta e nidificazione per diverse specie di uccelli. Una specie in particolare approda ogni estate su queste rocce dopo essere partita dal Madagascar: il falco della Regina. Un rapace che si riproduce esclusivamente sulle scogliere mediterranee. E per questo motivo la zona è un’oasi di protezione faunistica permanente gestita dalla Lipu. Il problema si pone perché la misericordia umana, l’incontenibile bisogno di fare del bene, non è riuscita a comprendere che la presenza di gatti in questo luogo fosse impossibile. Eppure, gattino dopo gattino, le scogliere si sono popolate di felini. Infatti, come spesso accade, la colonia felina è stata promossa da persone senza alcuna formazione in ambito naturalistico.
Quale posto migliore di un’oasi naturalistica vocata alla protezione dei volatili per allevare dei gatti, predatori considerati tra “le cento specie più dannose al mondo”? La risposta a questa domanda appare scontata; meno chiaro, invece, è il motivo per cui ciò sia potuto accadere. Del resto, non tutto ciò che riteniamo giusto porta buoni risultati.