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Tutto quello che le sentenze dicono sul plagio in “Gomorra”, ora negato da Saviano
L'autore ora nega l’evidenza giudiziaria, definita ormai oltre dieci anni fa: ha copiato
28 LUG 26

Foto ANSA
“Sono felice che la Corte di Cassazione abbia messo la parola fine alla vicenda Gomorra: non si è mai trattato di plagio”, ha scritto sui social network Roberto Saviano, commentando un’ordinanza della Cassazione di rigetto del ricorso di Libra Editrice contro la sentenza della Corte d’appello di Napoli che, nel 2024, ha condannato Saviano e la Mondadori a un risarcimento di 10 mila euro.
Com’è evidente dalla natura del ricorso, Saviano dice il falso: si è sempre trattato di plagio. E il plagio, di alcuni articoli dei giornali editi da Libra, è stato già riconosciuto e dimostrato molto tempo fa. Non era più questo il tema del contendere, bensì l’entità del risarcimento che Libra riteneva insufficiente e, invece, la Corte d’appello e ora la Cassazione ritengono giusto. In sostanza, Saviano prima copia e poi afferma il falso sostenendo di non avere nessuna macchia: nessun plagio.
“Nel 2006, scrivendo Gomorra, riportai alcuni virgolettati dicendo chiaramente che erano tratti da giornali locali” dice Saviano, sostenendo di non aver voluto citare la fonte perché quegli articoli esaltavano i camorristi che avevano ucciso don Peppe Diana. “Per la mancata citazione sono stato condannato a risarcire – spiega l’autore di Gomorra –. Quello che non dicono, però, è che sono stati proprio loro a essere condannati a risarcire me perché hanno plagiato integralmente due miei articoli, quando ancora non ero conosciuto. Pensavano di farla franca, ma gli è andata male”. La ricostruzione di questa vicenda giudiziaria molto intricata è tanto parziale quanto poco onesta. Perché omette fatti e responsabilità accertate, tra cui quella principale di plagio.
Tutto inizia con una citazione nel 2008 che accusa Saviano di aver riprodotto illecitamente alcuni articoli pubblicati sui quotidiani Corriere di Caserta e Cronache di Napoli. Nel 2010, il tribunale respinge la richiesta e accoglie una domanda riconvenzionale di Saviano, condannando Libra a pagargli 5 mila euro per aver copiato altri articoli che Saviano aveva pubblicato precedentemente sul manifesto e su Repubblica. Si era, insomma, ribaltata la situazione. Libra, però, vince il ricorso: la Corte d’appello di Napoli nel 2013 condanna Saviano e la Mondadori a risarcire Libra con 60 mila euro per aver riprodotto due articoli e per aver omesso l’indicazione della fonte di un altro. Nel 2015 la Cassazione accoglie il ricorso di Saviano e della Mondadori, ma limitatamente alla liquidazione del danno: i supremi giudici rilevano un difetto nella scelta dei criteri per definire il risarcimento perché, tra le altre cose, “l’opera plagiata (articoli apparsi su giornali) e l’opera plagiaria (romanzo) non si ponevano in concorrenza tra loro, essendo distribuite su circuiti commerciali del tutto diversi e avendo diverso tipo di pubblico”. La Cassazione rinviava così in appello per riquantificare il risarcimento, ma da questo momento in poi – il 15 giugno 2015 (sentenza n. 12314/2015) – la violazione del diritto d’autore è accertata e definitiva.
Ci sono tante altre sentenze, che non spostano i termini della questione, ma solo l’entità del risarcimento. Nel 2021 la Corte d’appello ridetermina il danno da 60 mila a 6 mila euro. Poi la Cassazione dice che il risarcimento è troppo basso e rinvia di nuovo in Corte d’appello, che nel 2024 alza il risarcimento a 10 mila euro. E’ la sentenza che, dopo l’ultimo ricorso respinto, mette un punto finale alla disfida. Sul plagio non ci sono dubbi. La Corte d’appello parla di “violazioni accertate” nella sentenza di appello del 2013 che è “sul punto definitiva” per due casi di “riproduzione abusiva” o “plagio camuffato”. Ancora più chiaramente la Corte d’appello scrive che il suo compito è determinare il danno “per l’utilizzo illecito dei due articoli oggetto di plagio e, in misura minore, per l’omessa citazione della fonte”. Naturalmente non vuol dire che l’intera opera di Gomorra sia frutto di plagio – non erano né sono mai stati questi i termini della questione – ma che, all’interno di un libro frutto del suo lavoro e della sua creatività, Saviano ha copiato alcune parti.
D’altronde, l’autore di Gomorra è stato condannato per aver fatto esattamente ciò per cui i suoi denuncianti sono stati condannati a risarcirlo con 5 mila euro: aver riprodotto illecitamente degli articoli. E come definisce questa pratica Saviano? “Hanno plagiato integralmente due miei articoli”. L’autore di Gomorra ha fatto la stessa identica cosa ed è stato condannato a pagare il doppio. Come egli stesso dice dei suoi nemici di Libra, pure Saviano “pensava di farla franca, ma gli è andata male”. Ora aggiunge il falso al plagio. Sono i due peccati non male per uno scrittore e giornalista.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
