L'AI è anche telepatica ma non c'è da preoccuparsi

Un ricercatore nipponico ha reso possibile a un'intelligenza artificiale descrivere ciò che le persone vedono o immaginano, segnando un passo avanti nella comprensione dell'attività celebrale umana

20 GIU 26
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Foto Olycom

Forse, così come alla fine dell’Ottocento la Chiesa faticava ad accettare che i parroci si spostassero in bicicletta, oggi fatichiamo ad accettare che le AI siano entrate a far parte della nostra quotidianità. Per quanto il paragone possa sembrare azzardato, le biciclette di allora, così come le AI di oggi, rappresentavano nuovi strumenti: prodotti tecnico-scientifici di cui vanno prese le misure. Strumenti che, almeno parlando di AI, impongono un ripensamento profondo di ciò che davamo per scontato. Ma dall’uso del fuoco a quello del motore a scoppio, un ripensamento profondo non è proprio ciò che ci è sempre stato richiesto di fare? In effetti la scrittura ha esternalizzato il ricordo, il motore ha moltiplicato la forza fisica, il computer ha facilitato il calcolo e Internet la diffusione delle informazioni. Però, il fatto che le AI intervengano su ciò che consideravamo tipicamente umano, come il linguaggio, il pensiero e la creatività, ci sembra qualcosa di non paragonabile a tutte le invenzioni precedenti. Di certo, sapere che le AI siano in grado di interpretare i pensieri preconsci e che abbiano conversazioni sui social sui quali si interrogherebbero sul rapporto con gli esseri umani non aiuta a rimanere sereni.
Ma prima di abbandonarsi all’inquietudine, sarà bene vedere cosa raccontano i risultati degli studi che le utilizzano per approfondire i meccanismi della mente umana. A tal proposito, una ricerca che vale la pena citare è quella di Tomoyasu Horikawa, ricercatore giapponese che ha reso possibile a un’AI descrivere ciò che le persone vedono o immaginano. E’ stato infatti chiesto a sei partecipanti giapponesi di guardare brevi video di eventi naturali o di scene quotidiane mentre la loro attività cerebrale veniva registrata tramite una risonanza magnetica funzionale. In seguito, le descrizioni testuali di ciò che accadeva nei video sono state sottoposte a un modello linguistico profondo che le ha trasformate in sequenze numeriche.
Ciò significa che se nei video accadevano cose simili, si avevano sequenze numeriche simili. Ad esempio, la sequenza numerica di “un gatto che salta sul tavolo” somiglierà molto a quella di “un cane che salta sul tavolo”.
A questo punto, un altro modello di AI è stato addestrato sulle scansioni cerebrali dei partecipanti. Infatti, mentre questi guardavano i video, ha imparato ad associare i loro schemi di attività cerebrale a ciascuna stringa di numeri.
Grazie a questo processo, si è riusciti a ottenere un testo scritto, piuttosto dettagliato, di ciò che le persone stavano vedendo o persino immaginando. Un esempio: quando nel video un partecipante vedeva una persona saltare da una cascata, dopo un centinaio di tentativi, l’AI leggendo le sue attivazioni cerebrali è riuscita a produrre il testo: “Una persona salta sopra una profonda cascata d’acqua su una cresta montuosa”. Incredibile, no? Una vera e propria lettura della mente, sostenuta passo dopo passo dall’utilizzo di diversi modelli di intelligenza artificiale.
Nonostante la conoscenza che abbiamo delle aree e delle funzioni cerebrali sia piuttosto approfondita, essere riusciti a tradurre in una narrazione coerente il modo in cui il cervello si attiva mentre osserva o immagina è davvero sorprendente. Usare per il meglio risultati come questi, però, è una scelta totalmente umana.