Dalle streghe alla maternità. Luisa Muraro, l’anima libera del femminismo italiano

La mistica cristiana insieme a Romana Guarnieri, il femminismo della differenza e la battaglia contro l'utero in affitto: la filosofa di Diotima ha aperto strade nuove nel pensiero delle donne. Un ricordo

15 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 09:40
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Luisa Muraro (foto Getty images)

Era brusca, non faceva niente per riuscire simpatica, ma con quei suoi occhi azzurri pieni di intelligenza e ironia, con il suo coraggio libero e nuovo, Luisa Muraro è stata la più importante femminista italiana. Quella che leggeva tutto, seguiva come andava il mondo, ma non ne era influenzata. Anzi è stata lei che ha influenzato tutto, ha aperto nuovi filoni di militanza, di ricerca, di pensiero.
La sua libertà coraggiosa è emersa subito, quando non ci ha pensato un momento a buttare alle ortiche una promettente carriera accademica di filosofa all’Università Cattolica di Milano per andare a insegnare nelle primarie, a sperimentare quel progetto di riforma didattica che si sviluppò intorno al gruppo dell’”Erba voglio”.
Dagli anni Settanta, trasferitasi a Milano, diventa una delle leader del movimento femminista: nel 1975 è parte attiva del gruppo che fonda la “Libreria delle donne”, che esiste ancora, terreno fertile di confronti e dibattiti. Mentre all’Università di Verona riprende a insegnare filosofia, fondando il gruppo “Diotima”, una sorta di cabina pensante del femminismo italiano, esce il suo primo libro, molto fortunato, La signora del gioco. In esso per la prima volta la cultura e i saperi delle streghe venivano letta come una forma perseguitata di cultura femminile. Il libro ha dato origine a una vera e propria moda – e a quell’ ormai leggendario grido di battaglia che allora echeggiò per la prima volta nelle manifestazioni: “Tremate, tremate, le streghe son tornate!”.
Ma Muraro è già più avanti: comincia la sua lunga ricerca delle voci femminili nella tradizione cristiana, alla riscoperta dell’anima femminile di una cultura apparentemente solo patriarcale. In questo lungo e ricco percorso intellettuale non si allea con accademiche di chiara fama, che pure non mancavano, ma a una outsider anziana e isolata, con la quale non era facile trattare: con Romana Guarnieri. La sua compagna di avventura era la scopritrice di uno dei testi mistici più importanti della tradizione cristiana: il libro di Margherita Porete, bruciata sul rogo nel 1300 e le cui opere erano state – per fortuna non completamente – distrutte. Muraro scopre che le parole della Porete, se pure anonime, avevano innervato i testi del mistico tedesco, Meister Eckart, che sono al fondamento della tradizione filosofica tedesca.
Così le due originali e acute studiose riscrivono insieme la storia medievale e quella della filosofia. Intanto Muraro non smette di pensare il femminismo, proponendone una versione originale, quella che verrà chiamata il femminismo della differenza, che si allontana dalla tradizione emancipazionista – cioè chiedere per le donne gli stessi diritti degli uomini, facendole diventare di fatto simili a questi – per rivalutare invece con coraggio le specificità femminili, in primis la maternità, intesa anche come maternage, come rapporto di amore e insegnamento verso le più giovani. Non le bastava ottenere nuovi spazi, nuovi posti per le donne: voleva ripensare tutto, dall’inizio. Questa era per lei la battaglia delle donne.
Il suo ultimo intervento politico – L’anima del corpo. Contro l’utero in affitto, del 2016 – ritorna sul tema della ricchezza della maternità per le donne, e sul pericolo di venire private di questo potere unico in cambio da una parte di un po’ di soldi, dall’altra di un apparente spicchio di libertà.
Non so se questo ricordo sarebbe piaciuto a Luisa: agli elogi preferiva i confronti aspri, ben consapevole della originalità di ogni sua battaglia, ma per il ricordo del suo rapporto con Romana sarebbe stata senz’altro felice. Fino alla fine la sua solidarietà con le altre donne è stata sempre generosa, intelligente totale.