Cultura
Oltre Marx e Engels •
La tecnica libererà il nostro tempo, ma non sapremo che farne
La grande promessa della tecnologia è che alla fine sarà lei stessa a lavorare per noi, liberando interamente il nostro tempo. E alla fine non resterà nulla da cui liberarci, se non, probabilmente, noi stessi
13 GIU 26

Foto Pixabay
Quella che è forse la più grande promessa della tecnica moderna è la liberazione del tempo, ossia la possibilità di avere più tempo per noi. Ma ciò non significa altro che una promessa di libertà, di maggiore autodeterminazione individuale. La liberazione del tempo, infatti, non è altro che la liberazione stessa della vita, perché noi siamo fatti di tempo. Tutto questo comporta un aumento dello spazio di libertà, della possibilità di progettarsi, di poter divenire sé stessi, superando sempre più i condizionamenti dovuti alle “necessità della vita”: dal lavoro agli scorni inutili della quotidianità di tutti noi che consumano il nostro tempo. Più le “macchine” potranno sveltire le procedure inutili che intasano le nostre vite, più la promessa di poter avere più tempo per essere chi davvero vorremmo essere diviene feconda.
Del resto, ogni sogno utopistico ha sempre mirato a questo, ossia a liberarci dai condizionamenti della vita che ci incatena alle sue ripetitive e quasi sempre inutili, se non insopportabili, faccende. Basta ricordare che nell’Ideologia tedesca, quei due idealisti di Marx ed Engels, predicando contro la divisione del lavoro, dicevano che nella società comunista ciascuno sarebbe potuto diventare praticamente ogni cosa: “La società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico”. In questa prospettiva il tempo viene liberato attraverso il trionfo di una sorta di colossale “cervello sociale” che coordina perfettamente il sistema generale del lavoro e della produzione, con massima efficienza. In tal modo libera spazi di tempo per poter diventare praticamente tutto ciò che si vuole, in diversi momenti del giorno, senza essere schiavi di un qualche ruolo specifico. Beati loro!
Le cose sono andate in modo leggermente diverso da quanto previsto dai due fondatori del comunismo, ma quel risultato da loro auspicato sembra essere sempre più a portata di mano. Peccato per loro, però, che ciò stia avvenendo grazie al capitalismo e al suo formidabile sviluppo tecnico-economico. Del resto, lo sviluppo tecnico ha sempre svolto un simile ruolo. Accelerare, semplificare, liberare il tempo. Eppure ci sembra di non averne mai a sufficienza. Siamo sempre a corto di tempo. Anzi, più ci liberiamo da qualche incombenza e maggiore è il numero di quelle che ci troviamo tra i piedi, o che ci vogliamo trovare. Perché? Il motivo principale è che non vogliamo del tempo libero.
Pascal, uno che di esistenza umana se ne intendeva, lo sapeva perfettamente quando, con una certa malinconica ironia, scriveva che il motivo di maggiore felicità della condizione dei Re sta nel fatto che si cerchi incessantemente di intrattenerli e di procurare loro ogni sorta di piaceri. Il Re è circondato da persone che pensano solo a intrattenerlo e a impedirgli di pensare a sé stesso. Perché è infelice, per quanto sia Re, se ci pensa. E se va così per il Re, figuriamoci per gli altri uomini.
Tuttavia, oggi, la tecnica ci ha fatto tutti Re. Possiamo essere continuamente intrattenuti. Cosa facciamo, altrimenti, quando scrolliamo continuamente i nostri telefoni? Ne traiamo forse qualcosa di utile? Aumenta davvero la nostra libertà? Impariamo qualcosa? Ci arricchiamo? No. E’ puro intrattenimento, precisamente come quello del Re di cui parla Pascal.
La tecnica libera il tempo, ma alla stessa maniera ci fornisce dei modi per riempirlo. Per ammazzarlo il tempo, per passare il tempo. Ed ecco due delle espressioni più atroci mai inventate dal linguaggio umano, e pure così perfettamente rappresentative di quello che per lo più facciamo con il tempo. Del resto, il culmine della componente più deleteria del nostro rapporto con il tempo è proprio l’espressione “tempo libero”. Dovremmo chiederci sempre e innanzitutto, libero da cosa?
La grande promessa della tecnica è che alla fine sarà la tecnica stessa a lavorare per noi, liberando interamente il nostro tempo. E alla fine non resterà nulla da cui liberarci, se non, probabilmente, noi stessi. Allora potremo ammazzare il tempo nel modo che preferiamo, cercando di dimenticarci che a forza di ammazzare il tempo alla fine si muore.
