Dal tascapane alla filigrana, e nel tempo anche alla bibliofilia antiquaria. Non cambia il valore della poesia, quello è scritto nella memoria e nel sentimento del tempo. Ma la poesia, per i poeti della galassia di Gutenberg, vive sulla carta, porta con sé un particolare amore alla sua forma stampata. Le prime poesie di quella che sarebbe diventata una delle più celebri raccolte italiane del Novecento, "
Il Porto Sepolto",
Giuseppe Ungaretti iniziò a scriverle nel dicembre del 1915, appena approdato nelle trincee sul Carso. Lì conobbe il tenente Ettore Serra, poeta e amico di una vita, che lo spinse a pubblicare, dicembre 1916, presso un piccolo editore friulano la prima edizione del Porto Sepolto, appena 80 copie. Quasi un piccolo segno di resistenza alla condizione di soldati. Passano gli anni, a Parigi Ungaretti incontra Apollinaire e Paul Valéry, ne assorbe la raffinata passione per l’editoria, per la bellezza della poesia comunicata attraverso l’arte grafica. Verso la fine di aprile del 1923, documenta il grande filologo Carlo Ossola,
Ungaretti scrive all’amico Jean Paulhan una lettera in cui annuncia l’imminente nuova edizione: “Sarà un bellissimo libro. Attraverso l’editoria, e anche attraverso la poesia… C’è un accento di sincerità che ti piacerà”. Dietro questa nuova opera c’è sempre Ettore Serra, ma lontani sono i fogli custoditi tra le cose di guerra. E’ invece una edizione di raffinata arte grafica, destinata a entrare nella storia editoriale, tirata per i torchi dello Stabilimento di Arti Grafiche S. Belforte & C. di Livorno per i tipi della Stamperia Apuana. Siamo in Toscana, in quello che è stato uno più importanti distretti di cartiere, di stampatori ed editori italiani fin dal Settecento. Belforte, fondata nel 1805, fu uno dei principali stampatori toscani in lingua ebraica, e non solo. Il sogno di Ungaretti e Serra era realizzare “un libro bello, anzi perfetto”, così fu commissionata una apposita carta a mano filigranata alle cartiere Enrico Magnani di Pescia, e il poeta volle le illustrazioni di uno dei migliori artisti grafici, Francesco F. Gamba. Ne furono stampate cinquecento copie. Nacque
uno dei libri più importanti del Novecento italiano.