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"Randagi" ma noiosi. Il primo finalista dello Strega non supera la verifica
Il nostro consueto carotaggio di pagina 69 per il libro di Marco Amerighi. Troppo superfluo che lascia sbadigli
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1 JUL 22
Ultimo aggiornamento: 07:09 AM

Una cinquina di sette libri allo Strega non s’era mai vista. Capita quando i candidati in quinta posizione raccolgono lo stesso numero di voti (168, per Fabio Bacà e Alessandra Carati, al quarto posto Veronica Raimo con 169, gli scarti sono minimi) e il regolamento consente di ripescare una piccola casa editrice. La fortunata è Veronica Galletta con “Nina sull’argine”, minimum fax. Il carotaggio di pagina 69 sarà applicato ai sette finalisti, giovani e poco conosciuti dal pubblico – ecco, ora almeno un paio si offenderanno, ma evidentemente non ricordano l’anno del “Colibrì” di Sandro Veronesi: una rassegna stampa martellante, nessuno poteva sfuggire. I titoli quest’anno hanno avuto meno visibilità, fuori dalla cerchia degli eletti lettori.
Ecco gli altri "carotaggi":
Primo della lista, in ordine alfabetico, Marco Amerighi con “Randagi” (Bollati Boringhieri). “Abbagliante, affresco, generazione, complessità” sono le parole-richiamo sul risvolto di copertina, che sta ai libri come il “venghino, venghino signori…” sta ai fenomeni da baraccone. Corriamo a pagina 69, perché nel frattempo abbiamo ricordato Lena Dunham che nella serie “Girls” voleva scrivere “Il romanzo della mia generazione. O almeno… di una generazione” (satire sui libri ne esistono, nei “Mostri” di Dino Risi c’è il magnifico Vittorio Gassman nel tubino da presidentessa di un premio letterario – ma sembra che tra gli scrittori nessuno abbia mai visto nulla).
Leggiamo a pagina 69: “Erano le mie palle che ruzzolavano a terra”. La generazione ha le sue ruvidezze, e il verbo lascia intendere qualcosa di toscano. Ha parlato tale Andrei, “avvolto da una nebbia di fumo e un enorme cappello nero da strega”. Rivolto a Pietro, che evidentemente era sul palco a suonare: “Preparato e perfetto in tutti i passaggi, eppure ogni sua azione sembrava circondata da una ammorbante, purissima e incontestabile noia”.
Andrei ha anche gli stivali, a completare il ritrattino da ex qualcosa, sicuramente in materia musicale. L’atmosfera da western c’è, ma per essere sicuri che il lettore abbia colto l’ammicco, Marco Amerighi sottolinea: “Percorse i metri che lo dividevano dal bancone con la flemma di un protagonista di film western”. Ogni tanto, leggendo i libri che si ammonticchiano sul tavolo con le loro centinaia di pagine – “Randagi” ne conta 400, lunghezza da secoli passati – speriamo in un editor vero. Qualcuno che prenda in mano la penna e cancelli le righe superflue. Il nostro fa cadere una sedia, ha gli stivali, lancia sfide in un locale con un bancone, avanza con flemma e bisogna ancora specificare “da protagonista di film western?”. Ma al lettore, a proposito di noia, cosa resta da fare?
Andrei strapazza Pietro, che oltre alla musica confessa una passione per i videogiochi (segue scambio brusco di battute da iniziati). Da qualche altra parte abbiamo letto “personaggi sgangherati e commoventi”. E’ possibile che siamo più cinici della media dei lettori. Però siamo curiosi. La prova di pagina 69 non ci ha messo l’urgenza di leggere tutte le altre.