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Fumetti sotto l'albero

I consigli per i regali di Natale di quattro addetti ai lavori. Con pareri a tratti sorprendenti e la conferma che gli autori li si vede da quello che fanno più che da quello che dicono

17 Dicembre 2018 alle 13:50

Fumetti sotto l'albero

Una scena di Captain America - Il primo Vendicatore, un film del 2011 diretto da Joe Johnston

“A me non sono mai piaciuti i fumetti! Anche da piccolo guardavo le figure, ma non li leggevo. E non mi piace neppure disegnare: adesso sto disegnando un Tex e mi fa impazzire!”. Lo ha rivelato Aldo Di Gennaro, grande illustratore e fumettista, classe 1938, lo scorso 5 dicembre, a Pavia, durante un incontro con l’altrettanto celebre giornalista, scrittore e anche sceneggiatore di fumetti pavese Mino Milani, classe 1928. Di Gennaro ha spesso affermato che la sua vera passione è andar per funghi, non certo disegnare. “Mi spiace per te!” ha commentato Milani. Ma non è inusuale per gli autori della generazione di Di Gennaro, pur se talentuosi, non apprezzare molto il medium fumetto. Adesso la percezione è un po’ cambiata, chi fa fumetti spesso è un po’ nerd, è già un appassionato, anche se, diventati professionisti, può cambiare il modo con il quale ci si approccia ai comics.

   

Abbiamo chiesto a quattro addetti ai lavori (uno sceneggiatore, un disegnatore, un editore e un editor) cinque libri a fumetti che consigliano per i regali natalizi.

  


Roberto Gagnor, classe 1977, sceneggiatore di fumetti (in primis disneyani) e anche per cinema e tv, è, a differenza di un Di Gennaro, un lettore diventato autore e ancora adesso di fumetti nel legge parecchi.

“Ecco le mie scelte:

1) Mister Miracle, di Tom King e Mitch Gerads (RW-Lion)

Il più bravo sceneggiatore americano del momento (in primis scrive Batman) demolisce i Nuovi Dei trasformando il loro artista della fuga Scott Free in un depresso quasi-suicida, perché il mostruoso supercattivo Darkseid ‘è’. Uno psicodramma in tavole da nove vignette alla Alan Moore di ‘Watchmen’: sovversivo, ironico e drammatico.

 

2) Gus, di Christophe Blain (Bao) 

Non nuovissimo, ma divertentissimo: storie western molto atipiche, tra fuorilegge malinconiche e cowboy innamorati (o direttamente arrapati) e uno stile surreale e affettuoso. Un West lunare che è un po’ John Ford, un po’ Jim Jarmusch e un po’ Mel Brooks.

 

3) Sospeso, di Giorgio Salati e Armin Barducci, (Tunuè) 

Un ragazzino scopre di avere dei superpoteri. Ma è proprio questo il problema, altro che X-Men. Perché il ‘potere’ è l’adolescenza anni Novanta: goffa, spaventosa e dolorosa.

 

4) Casablanca, di Giorgio Cavazzano (Panini Comics)

È una ristampa, è vero: ma va letta, perché il più grande disegnatore Disney vivente, qui anche sceneggiatore, trasforma l’idea stessa della Parodia Disney, con un bianco e nero ad acquerello che resta nel cuore e un Topolino perfetto. La storia che ha aperto la strada a tutta la rinascita creativa di Topolino dagli anni  Novanta in poi.

 

5) Corto Maltese – L’integrale, di Hugo Pratt (Rizzoli Lizard) 

Un meraviglioso macigno con tutto Corto Maltese. Per leggerlo finalmente al completo e ricordare quanto tutti noi fumettisti l’abbiamo studiato, copiato, amato”.


Fra l’altro, nell’incontro a Pavia Di Gennaro ha ricordato, con una certa invidia, che a Pratt (per lungo tempo ha ospitato il fumettista veneziano a casa sua a Milano), a differenza che a lui, piaceva disegnare.

  


 

Di avviso diverso dal disegnatore milanese è anche Fabio Celoni, classe 1971, disegnatore sia di fumetti umoristici (Disney) sia realistici (Dylan Dog) e a volte autore completo.

 

“Purtroppo, o per fortuna, anche dopo quasi trent’anni di mestiere rimango un compratore compulsivo di fumetti e libri di ogni genere, un vero bibliomane, arrivando anche a comprarmi più volte lo stesso volume in edizioni diverse” dice Celoni al Foglio. “La verità e che, oltre a disegnarli e scriverli, rimango un grande appassionato lettore di fumetti. Oltre al fatto che credo sia indispensabile, per chi ci lavora, continuare a studiare e a ispirarsi con nuove immagini e suggestioni, non potrei fare a meno di sfogliare nuove storie e farmi inebriare dalla bellezza di alcune di loro.

 

Per me scegliere soli cinque titoli è una scelta davvero ardua, ma, tentando di fare uno sforzo estremo e scorrendo al volo la mia libreria, mi appaiono agli occhi questi titoli: 

  

1) Fantagas – intégrale, di Carlos Nine, (Les Rêveurs) 

Il capolavoro di un gigante dell’illustrazione e dell’acquerello.

 

2) Il Maestro, di Mino Milani e Aldo Di Gennaro (ReNoir/Nona Arte) 

Un’opera imprescindibile di altri due veri maestri, e l’occasione di rivedere lo straordinario  bianco e nero a fumetti del grande Di Gennaro.

 

3) Winter World – Inferno di ghiaccio, di Chuck Dixon e Jorge Zaffino (Cosmo) 

Il talento strabordante di uno dei più grandi disegnatori moderni, nel suo magistrale bianco e nero.

 

4) Le Bibendum céleste – intégrale, di Nicolas De Crécy (Les Humanoides Associés) 

L’opera prima di uno dei più grandi e geniali artisti di fumetto del mondo.

 

5) Il soffio del vento tra i pini (ed. Deluxe), di Zao Dao (Oblomov)  

Un volume meraviglioso, opera di una eccelsa e giovanissima artista pittorica cinese, dotata di rara grazia e poesia.

      


 


Michele Foschini della Bao trova difficile leggere fumetti come quando non era ancora un addetto ai lavori.

 

“Riesco ancora a leggere fumetti per il gusto di farlo, ma di solito finisce male” dice al Foglio. “Mi dico ‘Questo lo leggo solo perché mi va, tanto non lo pubblicherei mai’, e poi mi viene voglia di pubblicarlo. Se è un titolo straniero, è l’inizio di una sfida, se è italiano, mi provoca una bruciante invidia! Comunque ecco le mie scelte, quattro volumi editi dalla Bao e uno di altro editore.

 

1) Cinzia, di Leo Ortolani, perché ha sorpreso anche me, ed è un libro-musical, una parabola sulla diversità, un libro del quale secondo me c’è bisogno.

 

2) La mia cosa preferita sono i mostri, di Emil Ferris, perché è la scoperta dell’anno, senza dubbio.

    

3) Papaya Salad, di Elisa Macellari, perché è l’esordiente più elegante e compiuta del nostro 2018.

 

4) Stella di mare, di Giulio Macaione, perché è la sua opera della maturità e mi ha commosso profondamente.

  

5) Chiudo con un suggerimento di un altro editore, Annalisa e il diavolo, di Guido Buzzelli (Coconino), perché Buzzelli è un maestro incompreso da riscoprire e i colleghi di Coconino lo stanno facendo splendere come merita.”

   

“Non sono mai stato un gran lettore di fumetti ma facendo questo mestiere ho imparato ad apprezzarne le regole di costruzione e  la bellezza” dice al Foglio Gianmaria Contro, editor della collana “Le storie” (mensile con albi senza un protagonista fisso) pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore di Tex e Dylan Dog.

 

“Leggo i fumetti come leggo i libri: li considero una forma di comunicazione al pari di altre. Ecco i miei consigli, è sempre frustrante compilare queste liste, ho equilibrato i superclassici con volumi del mio editore e aggiunto un piccolo capriccio personale:

1) Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay 

Lo si trova – purtroppo – con difficoltà (e spesso a prezzi irragionevoli), ma è una ricerca che vale sempre la pena. Qualsiasi edizione andrà bene, senza troppe remore filologiche, perché – ancor più che un classico del fumetto – è l’anima stessa della narrazione sequenziale.

    

2) L’Incal di Alejandro Jodorowsky e Moebius 

Ripubblicato qualche anno fa da Magic Press (ma sempre disponibile in edizioni internazionali). Da scoprire e riscoprire, un repertorio inesauribile di immaginazione grafica e fantastica.

   

3) Deadwood Dick – Nero come la notte, rosso come il sangue di Joe Lansdale, Michele Masiero e Corrado Mastantuono (Bonelli)

Un western crudo e selvaggio (come il West doveva veramente essere), sostenuto dalla prosa sarcastica e fulminante di Joe Lansdale (Masiero ha adatto un racconto dello scrittore americano) e dal tratto di uno dei più grandi illustratori italiani come Mastantuono.

   

4) Chanbara. Il lampo e il tuono di Roberto Recchioni e Andrea Accardi (Bonelli)

Per chi ama il ‘cinema dei samurai’, ma soprattutto per chi ama il fumetto. Semplice, elegante visivamente perfetto e sanguinario al punto giusto. La via occidentale al Bushido.

  

5) La mia cosa preferita sono i mostri di Emil Ferris (Bao)

Un romanzo grafico creato da ‘situazioni’ sovrapposte, una narrazione totale e insieme intima, che mostra la centralità dell’outsider, la forza assoluta e vivificante dell’immaginazione, il potere demiurgico che una matita può avere, sulle semplici pagine di un taccuino”.

  

Quattro addetti ai lavori con pareri a tratti sorprendenti e la conferma che gli autori li si vede da quello che fanno più che da quello che dicono.

Stefano Priarone

Stefano Priarone scrive, ha scritto (e, si spera) scriverà, in genere di cultura pop  e di tennis (ma non solo), un po’ dappertutto da La Stampa a Il Foglio da Oggi a Fumo di China da Dylan Dog Magazine a Urania all’ahinoi scomparso Telefilm Magazine. Appassionatissimo di fumetti (ha fatto pure la tesi di laurea in economia su Paperon De’ Paperoni), lo vedete raffigurato, come Dottor Priarigaris, da Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini, autori della serie a fumetti della Bonelli  Martin Mystère.  Dei suoi libri finora usciti il suo preferito è Nerd Power (Tunuè), analisi del mondo nerd al quale è fiero di appartenere.

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