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Gerusalemme no, Riad sì

Redazione

Il calcio italiano va in Arabia Saudita per la Supercoppa. Qualche dubbio

Quando qualche mese fa la Nazionale di calcio argentina aveva deciso di non partecipare all’amichevole con Israele a Gerusalemme, evocando il pericolo di un riconoscimento de facto della sovranità israeliana sulla propria città santa e capitale (sulla scia della decisione americana di spostare a Gerusalemme l’ambasciata), in molti scrissero che “politica e calcio non devono mischiarsi”. Bene. E’ notizia fresca che la Lega serie A e la General Sports Authority (Gsa), l’ente governativo responsabile per lo sport in Arabia Saudita, si sono accordati per disputare nello stato arabo la prossima Supercoppa italiana.

 

La sfida tra Juventus e Milan si giocherà tra il 12 e il 16 gennaio 2019 e nei prossimi cinque anni ci saranno altre due supercoppe italiane che saranno giocate in Arabia Saudita. L’Amministratore delegato della Lega serie A Marco Brunelli ha così commentato la chiusura della trattativa: “Siamo orgogliosi e felici dell’interesse manifestato per la Supercoppa italiana. Il riscontro di un importante mercato come l’Arabia Saudita per ospitare questa partita testimonia l’appeal che il calcio italiano esercita in tutto il mondo”.

 

Tante felicitazioni per l’accordo fatto con l’ente governativo responsabile dell’Arabia Saudita. Ma che ne era di “sport e politica”? Oppure giocare nell’unica democrazia e società aperta del medio oriente (Israele) è “problematico”, mentre giocare in quel regno oscurantista non lo è? Anche a voler proprio dimenticare e sorvolare sul caso di Jamal Khashoggi, parliamo di un paese dove le donne hanno per legge un “guardiano”; dove la maggior parte degli edifici pubblici, inclusi gli uffici, le banche e le università, hanno ingressi separati per i diversi sessi, così come i trasporti pubblici, i parchi, le spiagge e i parchi di divertimento sono separati; dove la polizia religiosa può punirti per aver mostrato un gomito in pubblico. La palla è rotonda. La politica sembra proprio di no.