Caro Espresso, non serve un romanzo per spiegare l’Italia

Mariarosa Mancuso

L’Espresso mette insieme “la biblioteca di chi non ci sta”, domandando agli scrittori italiani: “A quale romanzo somiglia il nostro paese?”. Se fosse cinema, sarebbe facile: “I mostri” di Dino Risi. Ancor più del “Sorpasso” – dove c’erano in fondo solo un cialtrone e uno studente di legge secchione a Ferragosto, forse perché negli altri mesi non aveva aperto un libro. “I mostri”, per dirne un paio, liberava dal Premio Strega e dagli attori “presi dalla strada”.

 

Si era a fine luglio. Le risposte, più che suggerire edificanti letture estive – “sulle spiagge italiane leggono solo gli stranieri, si capisce che sono stranieri perché leggono”, copyright Ottavio Cappellani – servivano a riconoscersi, a rafforzare lo spirito di gruppo, a dire “non facciamo opposizione solo con i tweet”, apparteniamo alla squadra “i libri aiutano a interpretare la realtà”.

 

Stando così le cose, si dicono i peccati (lasciando anonimi i peccatori). Per esempio “Frankenstein” di Mary Shelley, per via della creatura che dice: “Se non posso ispirare amore, causerò paura”. Non lo dice proprio così naturalmente, e lo dice dopo che lo hanno cacciato dal consesso umano: era un mostro fatto con pezzi di cadavere, mica una signorina che si accinge a stalkerare l’ex moroso. Consideriamolo piuttosto un omaggio a Mary Shelley, che ha creato un personaggio molto più interessante di tutte le “Piccole donne” di Louisa Alcott, e non viene adeguatamente celebrata.

  

L’impresa era persa in partenza. Non serve un romanzo per spiegare l’Italia. Serve “La genealogia della morale” di Friedrich Nietzsche, Prima dissertazione. Lì troviamo tutto, ma così tutto che fa impressione, essendo il pamphlet datato 1887. C’è la casta, vale a dire i signori che potendo contare su qualche risorsa in più (intelletto, soldi, studio, energia, voglia di mettersi in politica, voglia di insegnare ai mocciosi) faticano per sistemare un po’ il mondo. E c’è il popolo – Friedrich Nietzsche dice “gregge” – che qualsiasi cosa i signori facciano reagiscono in un solo modo. Eccolo qui: “Guarda quante cosa fanno ’sti stronzi per i loro biechi scopi, per il loro tornaconto, per farsi dare le medaglie, per farsi dire grazie, per arricchirsi alle spalle mie. Ma io, col cavolo che ci casco! Io gli sputo! Io gli tuìtto! Io gli faccio prendere il morbillo a mio figlio!”.

 

Nietzsche vorrà scusarci, se abbiamo aggiornato quel che nella “Genealogia della morale” chiama “risentimento”. Al cinema sarebbe “a me m’ha rovinato la guera…”, lamento che Alberto Sordi eredita da Petrolini (per dire il carattere nazionale): “Se non fosse stato per la guera, io a quest’ora sarei…” (segue caccia al modulo per richiedere il reddito di cittadinanza). Dal risentimento nasce la morale. Più precisamente: il moralismo. Tutti rubano (e comunque i soldi sono lo sterco del diavolo). Tiriamoli giù dal piedistallo, via le competenze che discriminano, ritroviamo la serenità degli imbecilli. E troviamo un capro espiatorio per qualsiasi cosa vada storto: “Se non è la guerra, sarà l’Europa” (stendendo un velo pietoso sui contributi europei mai spesi, perché fare è già sbagliare – “se non fai non fallisci”, insegna Homer Simpson al figlio Bart, altro gran sfaticato).

 

Oppure “Gli Incredibili”. Se manca la voglia di leggere la “Genealogia della morale”, per capire il meccanismo basta vedere il film Pixar “Gli Incredibili”. Puro Nietzsche: i supereroi salvano il mondo e le persone, ma salvandoli provocano qualche danno. Invece di ragionare in termini di costi/benefici, i cittadini salvati fanno causa. Gli animi si infiammano al punto che i supereroi sono reinseriti nella società con un programma di protezione governativo, che li rieduca a stare nell’ombra e a non prendere iniziative (tutto torna, giacché lo slogan elettorale di Homer Simpson era “non può farlo qualcun altro?”). Parliamo degli “Incredibili” diretto nel 2004 da Brad Bird. “Gli Incredibili 2” – sempre diretto da Brad Bird, esce il 19 settembre – punta sullo scambio di ruoli tra maschi e femmine. Non così originale, e molto meno utile per capire come va l’Italia.

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