Buchi della serratura

Mariarosa Mancuso

Il Guardian celebra i cento anni della biografia che “per amor di verità” non nasconde le pecche del biografato: pessimo carattere, vizi, corna, invidia, tirchieria, altre bassezze assortite. Sul pettegolezzo però bisogna intendersi: se vuol dire ricchezza di dettagli (e non semplicemente “sputtanamento”) erano già abbastanza pettegole le “Vite parallele” di Plutarco, oltre alle poche agiografie che abbiamo sfogliato di santi o martiri. Pettegola era la “Vita di Samuel Johnson” scritta nel 1791 da James Boswell, lo scozzese a cui dobbiamo le prime interviste della storia, a Voltaire e all’eroe còrso Pasquale Paoli. Svoltò con la biografia del grande uomo capace di compilare – da solo, gli aiutanti ricopiavano le citazioni e nulla più – il primo dizionario della lingua inglese. Anche santo patrono dei giudizi avventati: fu Samuel Johnson a certificare “Shakespeare sulla scena perde tutto”.

 

I cento anni del Guardian si calcolano da “Eminenti vittoriani” di Lytton Strachey, quattro scandalose biografie che tirarono giù dal piedestallo altrettante celebrità. Florence Nightingale per cominciare, l’infermiera che inventò la moderna professione – e organizzò i primi ospedali da campo. Il biografo la dipinge come fece Christopher Hitchens alle prese con Madre Teresa in “La posizione della missionaria”. Più dei nomi, contano il metodo e la missione: “I biografi arrivati prima di noi accumulavano fatti e dettagli. Ora bisogna lavorare di fino: attaccare di sorpresa, sferrare colpi bassi, illuminare le zone buie”.

 

Anche l’eminente biografo aveva i suoi segreti, pur essendo stra-finita l’epoca vittoriana che ancora gode di pessima fama (anche per sua colpa, che credeva di dover smascherare la pubblica ipocrisia). Non era un’epoca tanto prude: esistevano guide ai bordelli con le specialità della casa; luoghi di rimorchio per lesbiche abbienti; il cibo dei poveri erano le ostriche comprate per strada (se servisse un dettaglio meno noto della caccia al serial killer Jack Lo Squartatore). Siccome i libri che teniamo in casa ci servono tutti, anche se non sempre riusciamo a ritrovarli, da qualche parte conserviamo “Ermyntrude e Esmeralda”, raccontino osceno firmato Lytton Strachey. Due ragazzine diciassettenni cercano di capire come si fanno i bambini (per prima cosa incappano in un giovanotto avvinghiato al precettore, non è una buona pista).

 

Hanno Lytton Strachey come antenato le pagine culturali che rovistano tra le mutande di Nora Joyce o nel carteggio di Italo Calvino con l’amante Elsa De Giorgi. Sempre le stesse storie, tra l’altro. Non riusciamo a ricordare quante volte abbiamo visto rivendere come nuova – sotto la testatina “amori estivi” – la storia di Anna Magnani che condisce gli spaghetti e li tira in testa a Roberto Rossellini, colpevole di corteggiare la stangona svedese Ingrid Bergman.

 

“E’ uno come noi, solo tanto più bravo a scrivere”, pensava il lettore nella fase gioiosa del pettegolezzo letterario. Quando ancora valeva il suggerimento di Carlo Fruttero: si parla degli scrittori e dei libri come i padroni di casa parlano degli ospiti che hanno appena lasciato la festa, per quanto siano cari, c’è sempre un po’ di fronda. Bei momenti, sempre più rari: sono finali di serata davvero divertenti se tutti conoscono tutti.

 

Poi i pettegolezzi e i retroscena svelati sulle pagine letterarie dei giornali hanno assunto una sfumatura anticasta: “Perché dovrei leggere uno che quando va a casa picchia i bambini?” (copyright Enzo Jannacci). Conclusione: siccome i bambini li picchio anch’io, adesso scrivo il mio romanzo che nessuno vorrà pubblicare, “i poteri forti dell’editoria sono contro”. Chiamiamola seconda fase.

 

Terza e terribile fase del pettegolezzo letterario. Oggi. Se picchi i bambini allora non ti leggo, non importa se le tue frasi sono perfette, se la trama è un merletto, se i personaggi fanno innamorare. Anzi, non ti leggo neppure se qualcuno ha detto in giro che picchi i bambini. Anzi, non voglio che nessuno ti legga. Pubblico solo chi possiede il certificato di buona condotta.

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