L'Unità va all'asta tra bottiglie di vino e lampade infrarossi

Nicola Imberti

Cantava Gaber che “qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari”. Che poi in fondo, per tanti comunisti, non erano altro che la feste dell'Unità. Non sapeva Gaber. E non sapevano i compagni commossi, che nel 2018 quel “connubio rosso”, vino-Unità, si sarebbe riproposto. Non nella piazza di un qualche comune dell'Appennino tosco-emiliano, ma sulle pagine di un sito di aste giudiziarie.

 

La vicenda del quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 è purtroppo nota. Superate diverse peripezie il 3 giugno del 2017 ha cessato le pubblicazioni. Ora, dopo che i giornalisti l'hanno pignorata non avendo ricevuto due stipendi, la testata è stata messa all'asta. L'annuncio è stato pubblicato sul sito ufficiale dell'Istituto vendite giudiziarie di Roma. In mezzo tra un “Lotto unico di bottiglie di vino e birra, attrezzature e arredamento per bar” e una “Lampada infrarossi per essiccare vernici marca 'Infrarr Technologic star'” (foto sotto).

 

 

La vendita verrà aperta il 21 maggio alle 9.30 e si chiuderà il 24 alle 17. Il prezzo base è di 300.000 euro (più 32.924 di oneri), il rilancio minimo è del 10 per cento. È sempre difficile dare un prezzo alla storia. E quella dell'Unità, legata a doppio filo con quella della sinistra italiana, è una storia che, in un modo nell'altro, ha accompagnato, raccontandoli, i cambiamenti dell'Italia degli ultimi 90 anni. L'impressione è che in molti proveranno ad accaparrarsela per 300 mila euro o poco più. Di certo è quello che sperano i giornalisti anche perché, se l'azienda non farà uscire almeno un numero entro fine maggio, la testata sarà ufficialmente decaduta.

 

“Ci sono storie che non dovrebbero finire - scriveva l'Assemblea dei redattori e delle redattrici del quotidiano il 3 giugno annunciando la fine delle pubblicazioni -, per la storia che hanno raccontato e testimoniato, per quella che hanno cercato di capire, per chi ci ha creduto, per chi ci ha messo passione, professionalità e attaccamento. Questa storia, la nostra, hanno deciso di chiuderla nel modo peggiore, calpestando diritti, calpestando lo stesso nome che porta questa testata, ciò che ha rappresentato e ciò che avrebbe potuto rappresentare”. “Le storie possono essere scritte in tanti modi - concludevano -. Per noi hanno scelto il peggiore”. E stavolta, vedere l'Unità accanto ad un lotto di vino, non fa commuovere, mette solo tanta tristezza.

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