Addio Arrigo Petacco. La Storia perde una delle sue voci

Maurizio Stefanini

89 anni, 60 libri. La vita di Arrigo Petacco potrebbe essere sintetizzata da questi due numeri. Ligure, nato a Castelnuovo Magra in provincia della Spezia il 7 agosto 1929, il giornalista e saggista è morto nella sua casa a Porto Venere. Aveva esordito nel giornalismo con il Lavoro di Genova diretto dal savonese Sandro Pertini, poi era stato direttore della Nazione di Firenze, oltre che di Storia Illustrata. Da ragazzino era stato a 16 anni pure partigiano in Lunigiana. Un’esperienza da lui raccontata nel 1987 nel romanzo “Ragazzi del ‘44” e comunque presente in un'altra sua opera sulla “Resistenza tricolore”. Eppure questo non gli aveva impedito di esprimere, su fascismo e antifascismo, opinioni anche piuttosto scorrette. Dall’idea che la Resistenza stessa fosse stata sopravvalutata, a una contestatissima opinione espressa nel 2014, in un’intervista al blog di Beppe Grillo, secondo cui presumibilmente Benito Mussolini non era stato il mandante del delitto Matteotti.

 

Autore da vendite record, Petacco non aveva evidentemente paura di sostenere tesi scomode o difficili, e infatti tra le sue opere si trova di tutto. Da una biografia dell’anarchico regicida Gaetano Bresci a una rilettura di Cavour in chiave protoleghista passando per ritratti dei massimi protagonisti del fascismo, i tesori nascosti in Italia o le grandi menzogne della storia, fino all’ultimissimo suo libro su Caporetto. Una sua passione erano i grandi personaggi, sconosciuti, da far conoscere al grande pubblico. Tra questi Bresci, appunto, ma anche il poliziotto italo-americano Joe Petrosino, l’eretico ottocentesco Davide Lazzaretti, il fondatore del Pci finito fucilato con Mussolini Nicola Bombacci, il prefetto Mori, il cappellano di Garibaldi Ugo Bassi.Un’altra sua passione era per il lato femminile della storia: Cristina di Belgioioso, la Contessa di Castiglione, Maria José, Claretta Petacci, Eva Braun, Maria Sofia di Borbone.

 

Tra i grandi divulgatori italiani di Storia degli ultimi decenni, Petacco era sicuramente il più poliedrico: non solo giornalista e saggista sulla carta stampata ma anche giornalista televisivo vincitore, di un Premio Saint Vincent per le sue inchieste. E, soprattutto, soggettista cinematografico e televisivo, per il gran numero di suoi libri che divennero film e sceneggiati. Dal “Joe Petrosino” interpretato in Rai da Adolfo Celi nel 1972 con una memorabile sigla di Fred Bongusto al “Prefetto di ferro” realizzato da Pasquale Squitieri nel 1977, alla “Claretta” pure di Squitieri del 1984, o al film sulla Repubblica Romana “In nome del popolo sovrano” che Luigi Magni realizzò nel 1990.

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