“Cinque regni risorgono dal ritiro dell’impero americano”. Il libro di Bernard-Henri Lévy

Giulio Meotti

Roma. “L’occidente è rovinato?”, si chiede Bernard-Henri Lévy sulla copertina dell’Express di questa settimana. L’occasione è il nuovo, atteso libro del “philosophe” più philosophe di tutti, per tutti “BHL”, la cui carriera nella politica francese è stata un crescendo da quando entrò a far parte dei saggi di François Mitterrand, al fianco di Jacques Delors, Michel Rocard e Jacques Attali. Si intitola L’Empire et les cinq rois il canto del cigno che BHL dedica all’occidente, in uscita il 4 aprile e anticipato dal magazine francese Express. “L’America fu fondata da latinisti che conoscevano a memoria l’Eneide di Virgilio; che avevano la sensazione, questi Padri fondatori, di essere gli eredi di Enea in fuga dalle rovine di Troia e che attraversano i mari per reinventare Troia a Roma” dice BHL sull’America. “La vera crisi dell’America è qui, in questa dimenticanza del patrimonio europeo”. Nel 1977 con “La barbarie dal volto umano” Bernard-Henri Lévy espresse il proprio pessimismo nei confronti del socialismo, veicolo più di barbarie che di liberazione. Adesso con questo nuovo libro parla della crisi occidentale.

 

L’impero del titolo è quello americano, dalle cui rovine stanno risorgendo i cinque regni che consideravamo perduti: Russia, Cina, Iran, Turchia e paesi arabi. A chi gli dice che nessuna primavera araba ha funzionato, specie la Libia in cui BHL ha sponsorizzato la guerra, il filosofo risponde: “Conosco un solo caso nel mondo di un paese che è passato, in un colpo solo, da una notte all’altra, dal nulla alla democrazia: Israele”. Le democrazie sono sempre state anti interventiste. “Durante il genocidio degli armeni, nel 1915. Durante la guerra civile spagnola, nel 1936. Durante l’Anschluss, nel 1938. Durante la rivolta di Budapest, nel 1956. E ancora quando la Polonia si levò contro i sovietici, nel 1981. L’eccezione è il coraggio di intervenire”.

 

L’America non sembra aver più interesse e voglia. “Per me è il fenomeno più enigmatico e disastroso del momento. E da questo punto di vista, Barack Obama e Donald Trump sono due facce della stessa medaglia. Se l’America dovesse voltare definitivamente le spalle alla sua vocazione originaria, ci sarebbe solo l’Europa ad assumere il controllo della fiaccola delle democrazie”. Ma lo farebbe? “Questa incertezza, lo ammetto, mi terrorizza”.

 

Che prezzo si paga a ritirarsi? “Questo jihadismo che ci colpisce a casa e che è l’ultima perla nera vomitata dall’ostrica del nazismo”. BHL parla della “stanchezza democratica” e del “disfattismo culturale”. “Il vero ‘declino dell’occidente’ è questo: quando, come in Kurdistan, non siamo più in grado di difendere i nostri valori”.

 

L’occidente doveva fermare Erdogan contro i curdi ad Afrin. “Ma avrebbe richiesto l’intrepidezza di Churchill”. Israele è l’unico stato a sostenere l’indipendenza del Kurdistan iracheno. “In Israele c’è un sentimento di affinità elettiva del popolo ebraico con il popolo curdo. Meglio: una comunità di destino. I sopravvissuti dell’Olocausto che hanno fatto Israele, i loro discendenti, i discendenti dei loro discendenti, non ignorano il tormento di essere un ‘popolo in eccesso’”.

 

Già, Israele. “Lì c’è la grandezza dei princìpi metafisici che hanno fatto l’Europa e, quindi, l’occidente”. Se la prende anche con il relativismo di “una società che ha perso gli ultimi scrupoli che la collegavano ai pilastri trascendentali della verità e che il mio maestro Jean-Toussaint Desanti chiamava le ‘idealità matematiche’. In altre parole: gli universali”.

 

Il rischio è “nichilismo contro nichilismo”. “L’America, se dovesse diventare un impero del niente, lascerebbe il campo libero alla ‘volontà del nulla’ dei cinque re”.

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