Il nostro tragico Fantozzi

il ricordo di Luciano Capone
“E’ un bel direttore! Sì, è una meravigliosa persona, è un santo, un apostolo! Evviva il nostro direttore!”, gridano in coro il geometra Calboni, il ragionier Filini, il ragionier Fantozzi e tutti gli altri dipendenti al passaggio in sala mensa del cavaliere conte Catellani. C’è un po’ di quel fantozzismo in ogni luogo di lavoro, ma soprattutto nei giornali, dove spesso la posizione e la reputazione all’interno della redazione dipendono dai gusti, dalle idee e dagli umori del direttore. Più o meno tutti assecondano le passioni del capo e sono accondiscendenti verso le sue manie, ognuno a suo modo perde a biliardo con il proprio Catellani o si inchina alla statua della madre che il direttore ha fatto piazzare nell’atrio. Accade ovunque ma tanto più quanto i giornali somigliano alla Megaditta fantozziana, ovvero quando le redazioni sono grandi e il direttore è inavvicinabile. Per fortuna nessun comportamento così ignobile e umiliante avviene al Foglio, perché il nostro è un bel direttore! E’ un santo, un apostolo!