Nel cavallo stanco di Boldini c’è la rassegnazione del genio della Belle Epoque

Una mostra dedicata al pittore ferrarese al Complesso del Vittoriano di Roma fino al 16 luglio
1 GIU 17
Ultimo aggiornamento: 11:11 | 13 AGO 20
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Una carrozza vuota senza il suo cocchiere e un cavallo che la trascina a fatica lungo una strada sterrata con alberi e cespugli poco definiti, mostrati in tutta l’essenza della loro ambiguità. L’animale è stanco e spaventato, vuole raggiungere una meta, scappa da qualcuno o da qualcosa e la sua andatura è in bilico costante tra rassegnazione e ribellione. “Cavallo e Calesse (La cavallina storna)”, prezioso acquerello della Fondazione Sorgente Group, è un’opera che non ci si aspetta da uno come Giovanni Boldini (1842-1931), simbolo della Belle Epoque, dello splendore e della piacevolezza del vivere. Boldini, l’artista ferrarese che conquistò Parigi e donne bellissime nonostante la sua statura (un metro e cinquantaquattro), molte delle quali immortalate poi nei suoi celebri dipinti. Femmes fatales ossessionate dalla vertigine dei sensi, ma allo stesso tempo madri e mogli fedeli, vanitose e ben salde nelle loro virtù morali, le sue “divine” – come amava definirle – un aggettivo il cui significato non stava nella bellezza estetica fine a se stessa, ma nel loro inconfondibile charme aristocratico.