Almeno 60 migranti partiti dalla Libia sono morti nel Mediterraneo

Luca Gambardella

Il barcone era salpato da Zuwara ed è affondato al largo della Tunisia. I superstiti sono 16. Nelle ultime ore è tornato a crescere il numero di persone che hanno tentato di attraversare il mare. Nave Mare Jonio sequestrata a Lampedusa

Stamattina un barcone con a bordo una sessantina di persone è affondato circa 40 chilometri al largo di Sfax, in Tunisia. Secondo l'agenzia stampa Tunis Afrique Presse, che cita delle fonti locali, altre 16 persone sono state salvate. Per il ministero della Difesa di Tunisi, l'imbarcazione era partita da Zuwara, in Libia. Il numero delle vittime resta ancora provvisorio perché le operazioni di intervento della Marina militare tunisina sono ancora in corso, ma si tratta di una delle più gravi tragedie del Mediterraneo degli ultimi mesi. In queste ore le partenze dalla Libia – almeno quelle di cui si ha notizia, dato il vuoto informativo dell'ultimo anno – sembrano essere tornate a crescere. Ieri, 150 persone alla deriva sono state raccolte dalla cosiddetta "Guardia costiera" di Tripoli. Oggi, altre 80 persone sono arrivate in modo autonomo a Lampedusa, scortate da unità della Guardia costiera italiana, mentre un barcone con altre 100 persone, tra cui 24 donne e 8 bambini, è stato segnalato in difficoltà al largo della Libia dalla piattaforma AlarmPhone.

     

  

In Italia intanto una nave della Marina Militare italiana ha attraccato al porto di Augusta con i 36 migranti che aveva salvato ieri; nelle stesse ore, nave Mare Jonio, dell’ong Mediterranea-Saving Humans, ha fatto ingresso a Lampedusa con altre 30 persone, anche queste recuperate ieri pomeriggio.

 

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini sembra sempre più isolato nel governo sul fronte della politica migratoria. Ieri il capo del Viminale aveva accusato il ministero della Difesa di avere salvato i 36 naufraghi “in acque libiche” (in realtà, come riferito poi dalla stessa Marina militare, si trattava di acque internazionali a circa 70 chilometri dalle coste libiche). “Io porti non ne do”, aveva minacciato Salvini. Ma alla fine le cose sono andate diversamente: il pattugliatore Cigala Fulgosi ha trasbordato i migranti su Nave Stromboli che ha ricevuto da Roma il place of safety (cioè le indicazioni su dove attraccare) ad Augusta. A smentire il capo del Viminale ieri sera era stato il premier Giuseppe Conte, che aveva dato la notizia dell’arrivo della nave militare in Sicilia nella mattinata di oggi. Niente porti chiusi insomma, anzi: a tempo record, Conte ha incassato anche la disponibilità di Francia, Malta, Lussemburgo e Germania per redistribuire i naufraghi.

 

 

Stamattina invece la nave Mare Jonio ha fatto sapere di essere entrata nelle acque territoriali italiane, al largo di Lampedusa, con a bordo altri 30 migranti. L’imbarcazione dell’ong li aveva salvati ieri nel tardo pomeriggio, anche in questo caso in acque internazionali, a 40 miglia dalla Libia. Dopo avere chiesto un porto sicuro, il comando delle Capitanerie di porto di Roma aveva risposto a Mare Jonio di coordinarsi coi libici. L’equipaggio dell’ong però ha risposto di non volere entrare in contatto con le autorità di un paese in guerra e ha fatto rotta su Lampedusa. Qui, ad attenderla secondo le disposizioni delle direttive anti ong di Salvini, c’erano due motovedette della Guardia di Finanza. Solo che stavolta, a differenza di quanto avvenuto lo scorso marzo, i militari non hanno intimato alla nave di fermarsi e hanno proceduto a un controllo, prima di scortare Mare Jonio verso un approdo in porto e sottoporla, ancora una volta, a sequestro di iniziativa. “Per la nave dei centri sociali i porti rimangono chiusi”, aveva scritto ieri sera su Twitter Salvini. Ma stavolta per il ministro è stato impossibile dare vita a un ennesimo braccio di ferro sullo sbarco dei migranti: il clima nel governo è cambiato rispetto al caso Diciotti di un anno fa e gli alleati grillini ormai non serrano più i ranghi attorno al ministro dell’Interno in difesa della retorica dei "porti chiusi".

 

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it