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Nel governo si litiga ancora sui migranti: i "bei tempi" del caso Diciotti sono finiti

Una nave della Marina Militare salva 36 persone al largo della Libia e Salvini accusa Trenta di fare ostruzionismo alla sua politica dei porti chiusi

9 Maggio 2019 alle 17:16

Salvini e Trenta litigano ancora sui migranti: i bei tempi del caso Diciotti sono finiti

Elisabetta Trenta e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è pronto a creare un nuovo caso politico intorno al salvataggio di 36 migranti al largo della Libia compiuto da una nave della nostra Marina militare. Stamattina, durante un comizio a Pesaro, è stato lo stesso ministro a dare notizia dell’operazione e a lanciare un duro attacco al ministro della Difesa, la grillina Elisabetta Trenta, colpevole – a detta del capo del Viminale – di avere autorizzato l’intervento della Marina militare. “Io porti non ne do – ha ribadito Salvini, che ha rilanciato ancora una volta la teoria dei “porti chiusi” – Perché in acque libiche? Peraltro pattugliate dalla guardia costiera libica che ieri in pieno ramadan ha soccorso, salvato e portato indietro più di 200 immigrati”. Poi l’attacco al ministro della Difesa, seppure non citato espressamente da Salvini: “O si lavora tutti nella stessa direzione o non può esserci un ministro dell'interno che chiude i poti e qualcun altro che raccoglie i migranti. E' vero che bisogna chiarire alcune vicende all'interno del governo".

  

La fine dei bei tempi del caso Diciotti

Insomma, Salvini rivendica l’utilità di chiudere i porti e lamenta che altri – i suoi alleati grillini al governo – remino contro e autorizzino i salvataggi. I bei tempi del voto in commissione parlamentare per la richiesta a procedere contro Salvini durante il caso Diciotti, sembrano essere finiti. Già lo scorso weekend il Viminale era arrivato allo scontro con la Difesa per un tweet di quest'ultimo ministero, che elogiava l’intervento della Marina militare in difesa di alcuni pescherecci italiani minacciati dalle motovedette libiche. Un tweet poi subito cancellato perché la notizia, aveva ammesso la Trenta, sarebbe stata falsa. Il Viminale non aveva comunque gradito i dubbi sollevati dal ministero della Difesa sull’operato dei nostri alleati libici e alcune fonti avevano accusato il ministro grillino di non essere informata sui fatti.

   

Se fino a qualche mese fa il M5s era schierato compatto in difesa del ministro dell’Interno, ora i grillini sembrano invece voltare le spalle alla sua politica migratoria intransigente. Così, il ministro dell’Interno ha minacciato velatamente di non volere autorizzare la nave della Marina militare ad attraccare nei porti italiani. Un’idea difficile da immaginare, dato che le navi militari italiane sono esse stesse territorio italiano. A meno che il ministro non intenda forzare la mano ancora una volta dopo il caso Diciotti, per il quale era stato indagato dalla procura di Catania per il reato di sequestro di persona.

 

La Marina militare smentisce Salvini

 

Elisabetta Trenta ha tentato di sottrarsi al nuovo attacco lanciato dal vicepremier. Dapprima, tramite fonti anonime, il ministro della Difesa ha fatto sapere alle agenzie di stampa di non avere inviato “alcuna indicazione particolare” alle unità della Marina sul salvataggio dei 36 migranti. Poi, nel pomeriggio, è stata la stessa Marina militare a intervenire, con un comunicato stampa che smentisce la versione fornita dal ministero dell’Interno, soprattutto perché si afferma che il salvataggio è stato compiuto in acque internazionali e non libiche, come affermato da Salvini. “Nave Cigala Fulgosi questa mattina mentre conduceva la missione assegnata, a circa 75 chilometri dalla costa libica ha incontrato una piccola imbarcazione, con a bordo 36 persone (tra cui 2 donne e 8 bambini) sprovviste di salvagenti, che imbarcava acqua e che quindi era in procinto di affondare e le persone a bordo erano in imminente pericolo di vita”, recita il comunicato della Marina. Il pattugliatore Cigala Fulgosi – ricorda il ministero di via Venti settembre – è in attività nel Mediterraneo nell’ambito dell’operazione Mare Sicuro e per offrire protezione a nave Capri, l’unità italiana ormeggiata a Tripoli per dare sostegno alla cosiddetta “Guardia costiera libica”. Anche l’Organizzazione internazionale per Migrazioni (Oim) dice, tramite il suo portavoce Flavio Di Giacomo, che l’imbarcazione che era in difficoltà si trovava in acque internazionali.

 

L’ipotesi respingimento

 

Resta l’interrogativo su cosa ne sarà dei naufraghi. Tra le ipotesi su quanto avverrà nelle prossime ore c’è anche quella di un respingimento, aggravato dal fatto che la nave in questione appartiene alle nostre forze armate. E in questo caso, a ricordare all’Italia che la Libia non è un porto sicuro, è stato Charlie Yaxley, portavoce dell’Unhcr per l’Africa e il Mediterraneo: “Rimandare indietro i migranti significherebbe compiere un respingimento. Una violazione del diritto internazionale che deve essere evitata a tutti i costi”. 

Luca Gambardella

Luca Gambardella

Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e (poco) diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Firma emergente al "Concorso internazionale giornalisti del Mediterraneo". Dal 2014 lavoro al Foglio.it

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    09 Maggio 2019 - 18:06

    Da qui al 26 maggio il Capitano può aspettarsi una rogna al giorno.

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