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Così San Lorenzo si è trasformato nel luogo simbolo dei cliché e del degrado romano

Il posto dove saltano le regole. Parla Melissa Panarello

27 Ottobre 2018 alle 06:00

Così San Lorenzo si è trasformato nel luogo simbolo dei cliché e del degrado romano

Polizia davanti al cancello dello stabile dove è stata uccisa Desirée Mariottini (foto LaPresse)

Roma. Melissa Panarello (foto sotto) abita a San Lorenzo, il quartiere romano dove è stata violentata e uccisa la povera Desirée Mariottini, e ne combatte il degrado. Oggi ha trentadue anni ma sembra ancora la ragazza che impose il bestseller nell’Italia pruriginosa e non ancora sovranista del 2003 col suo “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”, prima delle “Cinquanta sfumature di grigio” (i numeri pari evidentemente evocano e rafforzano l’erotismo editoriale). “Sono venuta a stare in questo quartiere sei anni fa”, dice Melissa, che ama la San Lorenzo diurna, mentre “la sera non esco qui, non ci uscivo neanche da ragazzina”.

 

Melissa Panarello arrivò a Roma quindici anni fa, allora solo Melissa P.: conobbe il successo e il Maurizio Costanzo Show (“ma ero talmente piccola, non me ne rendevo conto, era un’avventura”); una Roma migliore. “Roma è peggiorata tantissimo in questi quindici anni. Non so se sono io che ho un altro sguardo, ma mi sembra tutto cambiato in peggio. Forse è come in una lunga storia d’amore”.

 

Un bar con un piccolo giardino: due ragazzi rollano sigarette e parlano di cinema, uno ha la maglietta dello “Squalo” di Spielberg. La signora porta caffè in tazze anni Settanta e bicchierini d’acqua. Un’altra sta alla cassa, e sorride. Altro che Wes Anderson, potrebbe essere un posto così bello San Lorenzo. San Lorenzo di giorno è un’altra cosa, dice Melissa, ed è vero, come per i tanti quartieri romani più o meno sfasciati dalle movide notturne, Monti, Trastevere, Campo de’ Fiori. Di giorno son stupendi, poi la notte “saltano tutte le regole. Ma qui ancora di più. E’ come se avessero deciso che San Lorenzo è il posto dove tutto può succedere. Anche in altri quartieri c’è la movida e c’è il degrado. Ma lì c’è un confine. Qua invece non importa niente a nessuno, è come una stanza per bambini che sanno che possono fare tutto”.

 

Da scrittrice che idea ti sei fatta di questa storia? “Che l’eroina è tornata molto di moda”. L’eroina nel senso di droga. “Non so se la fumino o altro, anche se tanti dicono di aver trovato siringhe in giro. L’eroina è una grande terapia contro il dolore, e di dolore ce n’è molto, aumenta, nella nostra società disfunzionale”. Non si capisce poi se la ragazzina era tossica o no. Certo la baracca di San Lorenzo sembra una Pastorale Tiburtina, con la ragazzina che forse non sarà figlia di un fabbricante di guanti della Pontina, ma che devastazione, finire lì dentro. Chissà la famiglia. “Io non ci vado mai là, in quella via”, dice Melissa. “Ci son stata credo una volta, anni fa, avevo perso il mio gatto e ci sono andata a cercarlo, perché qualcuno mi aveva detto che si era infilato in quelle case”. Il gatto però non si è mai più ritrovato. “Ma mi ricordo che gli abitanti della via dicevano che sentivano di urla provenienti da quelle baracche”.

 

Melissa solo un mese fa aveva inventato una specie di sit-in contro il degrado di San Lorenzo, “Letti di fuori”; dove non si trattava di materassi (qui frequenti, abbandonati), bensì di participi, passati, “ognuno porta un libro e legge fuori, una attività silenziosa, per dimostrare che la piazza è anche nostra”. “In realtà sono anni che faccio interviste e denunce”, dice, “ma niente, non cambia niente, lo spaccio ovunque e continuo, con le pattuglie che sembrano non vedere nulla”. “Anni fa vidi in un cassonetto una ragazza, nuda, strafatta, che si masturbava”. Si obietta, stoltamente: proprio tu che facevi i cento colpi di spazzola. “Ma io mica ero scandalizzata perché si masturbava. Ero sconvolta perché quella stava nel cassonetto, in mezzo alla strada. Tu puoi scopare con chi vuoi, figuriamoci, ma questa è un’altra cosa”. Anche nel film tratto dal suo libro c’era una scena di sesso di gruppo, pare di ricordare; il film, opera prima del regista oggi di massimo successo Luca Guadagnino, era bruttino. “Non andai mai sul set, non mi piaceva la sceneggiatura, ci litigai”.

 

Andiamo insieme sul luogo del delitto. Le vie dei popoli: Lucani, Messapi, Volsci. Sembra “Le vacanze intelligenti” di Sordi, quando il fruttarolo spiega alla moglie gli etruschi. “So’ arivati i marchigiani, gli abruzzesi. Ecco perché i romani son tutti piccoli e tarchiati, è quella razza lì”. L’isola di baracche dove Desirée è stata violentata e uccisa è stretta tra via dei Lucani e le mura romane, e carrozzerie, un ombrellaio, un muro franante. Alle spalle ci sono i binari che portano alla stazione Termini e il Frecciarossa che porta alla civiltà. Arriviamo al 22 di via dei Lucani: l’odore di pipì e il tasso di graffiti sale man mano che ci si avvicina. Cinque poliziotti proteggono simbolicamente un cancello; sopra ci sono tante scritte. “Desirée San Lorenzo ti abbraccia”, “Giustizia per Desirée”, e poi a terra fiori, tanti, anche dei peluche. La studentessa Elisa, fuorisede, arriva e posa una rosa bianca che è andata a comprare apposta, dice. Desirée non la conosceva, ma “queste cose non possono succedere”. Un cartello di inizio lavori, assurdo nella sua promessa, mostra un rendering di una bella palazzina con aiuole e interni lussuosi di design minimalista. “Loft”, dovevano essere: loft è la parola magica di ogni gentrificazione, parola che a Roma non funziona mai, perché piuttosto che gentrificare le periferie, si è borgatizzato il centro storico.

 

“Progetto di recupero di un immobile”, dice il cartello, costo dei lavori stimati 1 milione e trecentocinquantamila euro, fine lavori stimato al 31 maggio 2015. La proprietà dell’immobile, per una assurda coincidenza, appartiene al fratello di uno dei sindaci che han tentato di riportare Roma al suo splendore. “E’ dal 2004 che sento parlare dell’emergenza della zona”, ha detto Veltroni fratello al Corriere: “In quel luogo c’è un’organizzazione malavitosa”. “Sono anni e anni che tentiamo di intervenire e di costruire. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a un gruppo di malavita organizzata contro cui servono interventi seri da parte delle forze dell’ordine”. Davanti al 22 adesso c’è agitazione, le troupe di Rai News si preparano alla diretta, pare che abbiano preso il quarto uomo, un poliziotto dice “a Foggia”, l’altro: “Bene”. Un murales ha una grande scritta, bianco su azzurro: “Quello che spaventa non è tanto la crudeltà delle persone cattive ma l’indifferenza delle persone comuni”, Martin Luther King.

 

Melissa prima abitava a piazza Vittorio, all’Esquilino. Un po’ te la vai a cercare. “Ma io sono di Catania, sono preparata. Mi piacciono i quartieri vitali, non starei mai ai Parioli o a Prati”. Intanto San Lorenzo reagisce. Si sono radunate le ragazze di “Non una di meno”, per protestare contro il femminicidio, ci si divide sulla visita di Salvini, arrivato qua due giorni fa come Pio XII sotto i bombardamenti, ma trattato non altrettanto bene. “Vuole chiaramente strumentalizzare la faccenda”, dice Melissa mentre camminiamo. Ieri sera, dice, una donna di colore, venditrice di cianfrusaglie, è stata aggredita da due ragazzi, al grido di “sporca negra”, nella pizzeria Formula 1 (un famoso locale del quartiere). Ma quella è sempre la San Lorenzo notturna.

 

Di pomeriggio il quartiere è deserto, bianco come un sobborgo residenziale wasp. Piazza dell’Immacolata sembra una discoteca di giorno, deserta, in attesa della marea di bottiglie che arriveranno la sera. I gestori di una spaghetteria mangiano seduti fuori, dalla pentola, mentre un secchio si riempie dalla fontanella. Per chi è in cerca di cliché, San Lorenzo è perfetta, quartiere operaio, il ristorante di Pasolini, il quartiere bombardato, la movida. Per chi è in cerca di affari immobiliari, anche, forse. I prezzi scendono, i palazzi sono tappezzati di cartelli “vendesi”. Per i politici, l’uccisione della povera Desirée è un pessimo presagio. L’assassinio di donna per mano straniera già costò nel 2007 la sconfitta di Rutelli e la vittoria di Alemanno. Lei era Giovanna Reggiani, era sempre ottobre, undici anni fa. Violentata e massacrata da un romeno. Alemanno si giocò tutto sulla sicurezza. Vinse. Poi Roma ha continuato a diventare quella che è.

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