Quell'incontro tra Lanzalone, Parnasi e Giorgetti

Nella carte allegate all'inchiesta sul nuovo stadio della Roma un'informativa dei carabinieri che parla di una riunione, il 12 marzo, tra l'imprenditore, l'ex presidente di Acea e l'esponente leghista. Il soprintendente Prosperetti si aggiunge alla lista degli indagati

15 Giugno 2018 alle 06:00

Quell'incontro tra Lanzalone, Parnasi e Giorgetti

Luca Lanzalone (foto LaPresse)

Dicono che a Montecitorio Luca Lanzalone stesse tessendo assieme a Luigi Di Maio e ai vertici del Movimento la tela per le prossime nomine di Stato a Cinque Stelle e che fosse stato affidato a lui il compito di fare “scouting” fra imprenditori e boiardi di stato. Di sicuro l’ormai ex presidente di Acea, diventato stratega industriale e economico del Movimento grazie ai galloni conquistati sul campo tanto a Livorno (dove per la giunta Nogarin si era occupato del concordato della municipalizzata Aamps) quanto a Roma da plenipotenziario sull’affare stadio, prima che i carabinieri del Nucleo Investigativo si presentassero a casa sua mercoledì per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare stava iniziando a muoversi in grande. Un salto di qualità incredibile per l’avvocato che, attraverso il futuro ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, era diventato prima estensore dello Statuto del Movimento e poi inviato dei vertici del Movimento a Roma con pieni poteri di gestione della spinosa questione dello stadio di proprietà della Roma.

 

L’incontro Lanzalone – Parnasi - Giorgetti

Ed è proprio lavorando alla pratica dell’impianto di Tor di Valle che Lanzalone ha conosciuto il costruttore Luca Parnasi, la cui fitta tela di relazioni politiche stava diventando il nuovo trampolino di lancio del presidente di Acea designato dalla giunta Raggi. Sono le carte allegate all’inchiesta che ha portato all’arresto di entrambi a raccontare questa nuova fase della vita di Luca Lanzalone. E sono i carabinieri del Nucleo Investigativo, in una informativa del 17 maggio scorso, a fotografarla e metterla nero su bianco ricostruendo come durante un pranzo svolto il 9 marzo scorso i due si siano accordati per un incontro segreto, da tenersi in casa del costruttore il 12 marzo, “dedicato alla trattazione di argomenti di carattere politico e al quale ha partecipato anche un uomo che è stato successivamente identificato nel parlamentare Giorgetti Giancarlo”. Seguono quattro pagine di omissis che coprono per intero “le risultanze relative a tale incontro”, ma bastano le date per capire. E’ passata meno di una settimana dalle elezioni del 4 marzo, e il nome di Giorgetti circola già quale possibile presidente del Consiglio nonostante la situazione di stallo apparente che vede il Movimento partito di maggioranza e la Lega leader dell’alleanza di centrodestra, con Luigi Di Maio da una parte e Matteo Salvini dall’altra a reclamare l’incarico dal presidente della Repubblica Mattarella. Dagli omissis, però, emerge una sola conversazione del pranzo fra Parnasi e Lanzalone: “Io vedo Luigi tutti i giorni, lo sento tre volte al giorno”, dice l’avvocato. “Se hai bisogno – risponde Parnasi – tieni conto che io parlo anche con Matteo direttamente, però in questo momento Giancarlo…”. Giorgetti sarà poi nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri del governo Conte.

 

Il finanziamento alla Lega e agli altri partiti

Del resto i rapporti fra Luca Parnasi e la Lega sono ottimi. Lo dimostrano i 250mila euro di finanziamento versati dall’imprenditore all’associazione “Più Voci” riconducibile al Carroccio con due bonifici a cavallo fra il 2015 e il 2016 attraverso l’Immobiliare Pentapigna. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo Investigativo, però, non si tratterebbe di un caso isolato all’interno di quella strategia di finanziamenti politici trasversali portata avanti da Parnasi. Parlando infatti con uno dei suoi collaboratori arrestati di finanziamenti elettorali, Parnasi dice che “per la Lega c’abbiamo cento e cento” (“verosimilmente centomila euro” annotano i militari) da versare attraverso due società del gruppo. Ma dell’impegno elettorale del gruppo Parnasi beneficiano tutti i partiti politici. “Dieci tavoli da cinquanta l’uno” è il linguaggio criptico con cui, secondo i carabinieri, il collaboratore di Parnasi si riferisce a “tavoli elettorali ovvero delle cene da organizzare con candidati politici”. “La conversazione prosegue e Parnasi chiede a Talone se ha parlato con Forza Italia e Fratelli d’Italia ottenendo risposta positiva – si legge nell’ordinanza – Invece, citando il Pd, Parnasi precisa che provvederà personalmente”.

 

Indagato il soprintendente Prosperetti

Ma la lista degli indagati nell’inchiesta che riguarda lo Stadio della Roma che ha portato all’arresto, fra gli altri, di Luca Parnasi e dell’ex presidente di Acea Luca Lanzalone si è arricchita del nome del direttore della Soprintendenza speciale archeologica belle arti e paesaggio di Roma Francesco Prosperetti che si occupò del vincolo sulle tribune dell'ippodromo di Tor di Valle. Non a caso il Mibact ha annunciato l’avvio di una ispezione. Secondo quanto ricostruito dai magistrati il gruppo di Luca Parnasi avrebbe “assoldato l’avvocato Claudio Santini, già capo segreteria del Ministro per i Beni e le Attività Culturali (quando il ministro era Lorenzo Ornaghi ndr) per avvicinare il Soprintendente Francesco Prosperetti in maniera tale da consentire una diretta interlocuzione dei sodali con il predetto ed ottenere dal medesimo la richiesta di archiviazione della proposta di vincolo architettonico sull’Ippodromo di Tor di Valle (la cui esistenza avrebbe precluso la realizzazione del progetto del Nuovo Stadio)”.

 

“In tale contesto – ha scritto il gip nell’ordinanza di custodia cautelare - è emersa la figura dell'architetto Desideri Paolo, amico del Prosperetti e datore di lavoro della figlia Prosperetti Beatrice, incaricato dai componenti del gruppo imprenditoriale - pochi minuti dopo l'incontro con il Soprintendente ed apparentemente su proposta dello stesso - di redigere un progetto per il ricollocamento delle campate e/o della tribuna dell'ippodromo di Tor di Valle, in base ad una costante interlocuzione con il Soprintendente, necessaria a consentire l’archiviazione della proposta di apposizione del vincolo”. Come infatti avverrà. Ma non c’è solo la questione stadio, gli inquirenti annotano infatti anche il caso di cantieri su altrettanti edifici di pregio. “Il Soprintendente – scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo – per gli stessi professionisti rappresenta un solido riferimento al quale rivolgersi per ottenere, anche attraverso evidenti forzature del relativo procedimento amministrativo, la risoluzione di pratiche riguardanti la Sovrintendenza non facilmente superabili”.

 

Il fidanzato della figlia di Malagò

Nel’informativa agli atti dell’inchiesta sull’impianto di Tor di Valle i carabinieri parlano anche dei rapporti fra Luca Parnasi e il presidente del Coni, e ai tempi anche commissario straordinario della Lega di serie A, Giovanni Malagò che al costruttore “interessa per la questione Stadio della Roma e per l’embrionale progetto dello Stadio del Milan”. “Questi – prosegue l’informativa – si offre come tramite per interloquire con personaggi istituzionali ovvero con la dirigenza della squadra calcistica”. Agli atti anche la trascrizione di una intercettazione ambientale di un incontro fra i due al Circolo Canottieri Aniene l’11 marzo scorso nel corso del quale Malagò presenta a Parnasi “tale Gregorio, definito da Malagò compagno della figlia, per trovare con l’imprenditore una possibile intesa professionale”. L’uomo, qualche giorno più tardi, si presenterà negli uffici di Parnasi per un colloquio di lavoro con l’imprenditore. Secondi diversi quotidiani, Malagò sarebbe nell’elenco degli indagati.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi