Gratteri e l’uso dell’antipolitica per difendere gli stipendi dei magistrati

Il procuratore di Napoli sostiene che l'aumento per le toghe in realtà non è un aumento. Poi attacca i politici, che invece si sono tagliati l’indennità. Due argomenti fallaci

4 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 10:28
Immagine di Gratteri e l’uso dell’antipolitica per difendere gli stipendi dei magistrati
Nello scontro tra governo e Anm sugli aumenti delle retribuzioni dei magistrati, con i secondi destinatari di un miliardo di euro fra arretrati e incrementi dopo le sentenze del Consiglio di stato e il primo intenzionato a modificare il metodo di calcolo degli stipendi per il futuro (facendolo tornare alla più modica media ponderata pre-sentenze), si inserisce Nicola Gratteri. Il procuratore di Napoli, già frontman delle toghe nella campagna referendaria contro la riforma della giustizia, è intervenuto con due argomenti ad alto tasso di demagogia: il primo è che l’aumento di stipendio in realtà non è un aumento; il secondo è che sono i politici, che guadagnano molto di più, a dover dare l’esempio tagliandosi lo stipendio. Benché efficaci nei talk show, sono due argomenti fallaci. 
“Non è un aumento di stipendio – dice Gratteri ospite a Otto e mezzo, riferendosi alle sentenze del Consiglio di stato –. Negli anni passati è stato fatto un calcolo errato in base alla media dell’aumento degli stipendi di categorie di pubblici impiegati. E’ un adeguamento, non un aumento. Non sono 100 mila euro, nessuno sa quanto è, ma sicuramente non è 100 mila”.
Sorvoliamo sul sofisma “è-un-adeguamento-non-è-un-aumento” per concentrarci sulla sostanza. Non è vero che gli arretrati sono il frutto di “un calcolo errato”, perché l’Istat ha calcolato l’indice di adeguamento per i magistrati come aveva sempre fatto. Di diverso c’è stato che, per gli ultimi due trienni, i magistrati del Consiglio di stato – su ricorso dei magistrati e dell’Anm – hanno stabilito che, secondo una nuova interpretazione della legge, bisognava cambiare metodo di calcolo passando dalla “media ponderata” degli incrementi delle altre categorie alla media semplice, che fa lievitare gli aumenti dei magistrati. Non è neppure vero che “nessuno sa” quanto spetti ai magistrati. Non lo sa l’Anm, che prima ha diffuso dati falsi e ora sta rifacendo i calcoli, ma i conti li ha già fatti la Ragioneria dello stato: l’impatto per il bilancio pubblico di queste sentenze è di 979 milioni di euro, quindi non molto distante dai 100 mila euro per magistrato di cui si è parlato (la platea è di circa 11 mila beneficiati).
Dopo aver detto che l’aumento non è un aumento, e che comunque quell’aumento spetta di diritto ai magistrati perché c’è una sentenza della magistratura, il procuratore di Napoli ha fatto sfoggio di una datata retorica anti-casta. “Se in questo momento non abbiamo soldi, tagliamoci tutti lo stipendio”, ha detto Gratteri. “Faccio una vita semplice, non sono attaccato al denaro. Volete togliermi mille euro di stipendio? Va bene – ha proseguito –. Non lo so quanto prendo, forse 8.500 euro. Però c’è chi guadagna 15 mila euro al mese, come i parlamentari, allora abbassiamo quello”. Il paragone con gli stipendi di deputati e senatori è surreale. In primo luogo perché la retribuzione dei parlamentari è parametrata a quella dei magistrati, ma soprattutto perché – a differenza dei magistrati – negli ultimi decenni hanno subito un taglio dello stipendio.
Per legge ai deputati spetta un trattamento economico non superiore a quello di un presidente di Sezione della Corte di cassazione. Ma in realtà non è così. I politici negli ultimi venti anni si sono tagliati la retribuzione e poi l’hanno congelata. Nel 2005 l’indennità era di circa 12.400 euro lordi mensili, poi scesa a 11.700 euro nel 2026. Nel 2007 è stato deciso un congelamento di cinque anni degli adeguamenti retributivi, poi prolungato fino a oggi. Nel 2011 lo stipendio ha subìto un taglio a 11.200 euro e nel 2012 una sforbiciata a 10.400 euro, livello che mantiene tuttora. Secondo i calcoli risalenti al 2023 della Camera dei deputati, in assenza di tutte queste misure di riduzione e congelamento degli aumenti, l’indennità parlamentare sarebbe risultata pari (nel 2023) a circa 16.400 euro: il 60 per cento in più. Anche la diaria, che spetta a titolo di rimborso spese e soggiorno a Roma, è stata tagliata di 500 euro e congelata a 3.500 euro al mese.
La retribuzione dei magistrati, invece, ha percorso la direzione opposta. Bastano, d’altronde, le interviste di Gratteri a mostrare l’entità degli incrementi. “Guadagno 7.400 euro al mese”, diceva in un’intervista al Corriere della Sera nel 2023. “Guadagno 8.500 euro al mese”, dice tre anni dopo a Lilli Gruber. Naturalmente Gratteri parla di cifre nette, che vanno raddoppiate per fare un confronto con i dati lordi che lui usa per i parlamentari. Inoltre, dopo le sentenze del Consiglio di stato, un magistrato come Gratteri alla settima valutazione di professionalità e con 40 anni di attività, riceverà arretrati per 64 mila euro e un aumento di stipendio a regime di 22 mila euro annui. Secondo i dati della Ragioneria dello stato, dal 2020 al 2024 (gli anni in cui, secondo il ricorso dell’Anm gli stipendi sono aumentati troppo poco), la retribuzione media dei magistrati è aumentata del 16 per cento passando da 136 mila a 158 mila euro annui.
Negli ultimi 20 anni, l’indennità dei deputati è diminuita in termini nominali del 10 per cento, mentre quella dei magistrati è aumentata di oltre il 30 per cento. Con una differenza sostanziale: i parlamentari, pur potendosi alzare lo stipendio lo hanno tagliato; mentre i magistrati, pur ricevendo un aumento automatico, hanno fatto ricorso per ricevere un aumento superiore. E, sorprendentemente, hanno trovato dei magistrati che hanno stabilito che, in effetti, i magistrati dovevano ricevere aumenti più elevati. Ci sono tanti argomenti per difendere le alte retribuzioni delle toghe, ma la retorica anti-casta e anti-politica di Gratteri oltre a essere falsa è, in questa vicenda, la meno opportuna per i magistrati.