Cronaca
L'editoriale del direttore •
Cartoline da un'Italia che non fa notizia
Il paese che protesta fa notizia, quello che migliora no. E se vi dicessero che le condizioni degli italiani sono migliori di come vengono raccontate in piazza? Scandaloso dossier dell’Istat smonta i luoghi comuni sull’Italia allo sfascio
31 OTT 26

Manifestanti a Torino per lo sciopero del 30 ottobre - foto di Marco Alpozzi per LaPresse
Si protesta, si sciopera, si manifesta, si va in piazza, si occupano le tangenziali, si chiudono le scuole, si serrano le strade, a volte si incendiano i cassonetti, a volte si spaccano le vetrine, a volte si cerca lo scontro, ma il filo conduttore, in un modo o nell’altro, è sempre quello: bloccare tutto, o almeno provarci, per cercare di fare notizia, contro l’economia di guerra, contro il carovita, contro i salari bassi e ovviamente contro Israele, nuovo cacio sui maccheroni di ogni protesta che si rispetti. L’Italia che protesta fa notizia, conquista le prime pagine dei giornali e le aperture dei notiziari, oltre a catturare la nostra attenzione. L’Italia che migliora, invece, tende a non fare notizia. E mentre migliaia di persone, armate anche di buone intenzioni, scelgono di manifestare il proprio disagio (gli scioperanti tra i dipendenti pubblici ieri non sono arrivati al 7 per cento, secondo i dati del ministero della Pa), può venire naturale chiedersi se gli argomenti portati in piazza siano la fedele fotografia dello stato del nostro paese.
Non ci riferiamo ai numeri, un tantino sballati, sbandierati dal sindacato che ha organizzato ieri lo sciopero generale, l’Usb (l’Usb sovrappone spesa militare e acquisto di armamenti, attribuisce ai prodotti della spesa rincari dal 30 al 50 per cento senza chiarire a quale paniere si riferisca, chiede al governo di fare di più per i giovani nello stesso comunicato in cui chiede di fare di più per i pensionati, chiede salari più alti nello stesso comunicato in cui critica gli altri sindacati per la ricerca di un accordo su rappresentanza e salari, una delle strade attraverso cui si cerca di ottenere retribuzioni più alte, chiede di difendere i popoli oppressi dimenticando di chiedere di portare in piazza le bandiere dell’Ucraina). Ci riferiamo a un documento interessante che restituisce un’immagine dell’Italia che fa meno notizia dell’Italia che protesta.
Il documento è firmato dall’Istat, non esattamente un bollettino di propaganda di chi governa, ed è un documento chiamato “Bes 2026”, che come ogni anno misura, attraverso alcuni indicatori, lo stato di benessere del nostro paese, segnalando l’evoluzione effettiva delle condizioni di vita degli italiani. Davvero tutto va male? Davvero l’Italia è un disastro? Vediamo cosa dicono i numeri. Il rapporto “Bes” analizza 148 indicatori di benessere, 132 dei quali confrontabili con l’anno precedente. Nell’ultima rilevazione, gli indicatori che migliorano rispetto all’anno precedente sono 54, quelli che restano stabili sono 55, quelli che peggiorano sono 23.
Se si osserva il lungo periodo, invece, su 133 indicatori confrontabili, quelli che migliorano sono 70, quelli che peggiorano 24 e 39 non presentano una tendenza univoca. Punto numero uno: davvero le famiglie italiane hanno continuato a perdere potere d’acquisto anche nel 2024 e nel 2025? L’Istat dice che il reddito medio disponibile pro capite è cresciuto del 2,4 per cento nel 2025, dopo il 3 per cento del 2024, e tenendo conto dell’inflazione, nel biennio i redditi sono aumentati del 2,2 per cento in termini reali. Davvero le famiglie si sentono sempre più povere? Nel 2023 il 33,9 per cento delle famiglie dichiarava di aver peggiorato la propria situazione economica nell’ultimo anno. Nel 2024 erano il 29,5 per cento. Nel 2025 sono diventate il 26,2 per cento.
Davvero il lavoro è un disastro in Italia? Nel 2025 il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni ha raggiunto il 67,6 per cento, mezzo punto in più rispetto al 2024, e la percentuale di occupati costretti a lavorare a tempo parziale perché non ha trovato un impiego a tempo pieno è scesa dall’8,5 al 7,7 per cento nel 2025. Davvero l’aumento delle spese per la casa ha aggravato enormemente il sovraccarico sui redditi familiari? Nel 2025, dice l’Istat, la percentuale di persone che vivono in famiglie per le quali i costi abitativi superano il 40 per cento del reddito familiare netto resta attorno al 5 per cento e l’Istat attribuisce questa tenuta anche all’aumento del potere d’acquisto dei redditi familiari. Davvero, infine, gli italiani sono sempre meno soddisfatti della propria vita? Nel 2025, scrive sempre l’Istat, il 47,6 per cento della popolazione di almeno 14 anni assegna alla propria vita un voto tra otto e dieci: 1,3 punti percentuali in più rispetto al 2024.
Il miglioramento è particolarmente evidente tra gli anziani, con una crescita di quasi tre punti sia tra i 65-74enni sia tra gli over 75. Il rapporto sul benessere degli italiani, poi, offre anche altri dati che spesso sfuggono alla cronaca quotidiana, come l’Italia che continua a registrare un tasso di omicidi inferiore alla media europea, come i furti nelle abitazioni che sono più che dimezzati rispetto a dieci anni fa, come gli italiani che non sono mai stati così longevi, con la speranza di vita che nel 2025 ha raggiunto il massimo storico: 83,7 anni.
E tutti questi numeri, naturalmente, che trovate pubblicati oggi integralmente sul Foglio, non sono da usare per ridimensionare la portata delle manifestazioni, delle proteste, degli scioperi, di quelli di ieri e di quelli di domani, ma possono aiutare a capire che accanto all’Italia che protesta ce n’è una che migliora e che meriterebbe di essere considerata un’immagine del paese non meno veritiera di quella messa in campo dall’Italia che protesta.
Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

