L'Italia che migliora, dalla scuola alla salute. Le buone notizie nascoste nei numeri del Bes

Viviamo più a lungo, abbandoniamo meno gli studi, lavoriamo di più e torniamo a frequentare musei e biblioteche. Crescono le energie rinnovabili e diminuiscono i rifiuti in discarica. Il rapporto Istat sul benessere racconta anche un paese che fa progressi

26 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 14:38
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C'è un'Italia che vive più a lungo, che manda più bambini all'asilo nido, che abbandona meno la scuola e che torna a frequentare musei, teatri e biblioteche. Un'Italia in cui aumenta l'occupazione, diminuisce la quota di giovani che non studiano e non lavorano e cresce la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Le buone notizie si trovano nell'edizione 2026 del Bes, il rapporto dell'Istat sul Benessere equo e sostenibile, che misura la qualità della vita degli italiani andando oltre il prodotto interno lordo. I problemi non mancano, naturalmente. Ma ci sono anche progressi che meritano di essere raccontati.
Cominciamo dalla salute. Nel 2025 la speranza di vita alla nascita ha raggiunto 83,7 anni, contro gli 83,5 del 2024 e gli 82,6 del 2022. In tre anni abbiamo guadagnato più di un anno di vita. E non è l'unico indicatore incoraggiante: la speranza di vita senza limitazioni nelle attività a 65 anni è salita a 10,8 anni, contro i 10,4 del 2024. Migliorano anche alcuni comportamenti quotidiani. La quota di persone sedentarie è scesa dal 38,3 per cento del 2022 al 31,7 per cento del 2025, una riduzione di 6,6 punti percentuali. Anche la diffusione del fumo registra un piccolo arretramento, dal 19,8 per cento del 2024 al 19,2 del 2025.
Un altro segnale arriva dalla scuola, dove uno dei problemi più persistenti del sistema italiano, l'abbandono precoce degli studi, si sta ridimensionando. Nel 2025 la quota di giovani che hanno lasciato prematuramente il percorso di istruzione e formazione è scesa all'8,2 per cento, rispetto al 9,8 del 2024 e all'11,5 del 2022. Nello stesso periodo è diminuita anche la percentuale dei Neet, i giovani che non lavorano e non studiano: erano il 19 per cento nel 2022, sono il 13,3 per cento nel 2025. Non significa che il problema sia risolto, ma che in tre anni la sua dimensione si è ridotta di quasi sei punti.
Anche all'inizio del percorso educativo si osservano cambiamenti. La quota di bambini tra zero e due anni iscritti al nido è passata dal 29,5 per cento del 2021 al 37,4 del 2024. E aumenta il livello di istruzione della popolazione: nel 2025 il 67 per cento delle persone tra 25 e 64 anni possiede almeno un diploma, contro il 63 per cento del 2022. Le competenze digitali almeno di base, inoltre, sono passate dal 45,9 per cento del 2023 al 54,3 per cento del 2025.
Sul lavoro, il dato più evidente è l'aumento dell'occupazione. Il tasso tra i 20 e i 64 anni è salito dal 64,8 per cento del 2022 al 67,6 per cento del 2025. Parallelamente, il tasso di mancata partecipazione al lavoro è diminuito dal 16,2 al 12,6 per cento. Ci sono poi due miglioramenti meno visibili nelle statistiche tradizionali: il part-time involontario è sceso dal 10,2 al 7,7 per cento e la quota di occupati che percepiscono insicurezza rispetto al proprio lavoro è passata dal 4,9 al 2,3 per cento. 
Qualcosa si muove anche nella partecipazione culturale e sociale. Dopo il crollo provocato dalla pandemia, gli italiani hanno ricominciato a uscire. La partecipazione culturale fuori casa è salita dal 23,1 per cento del 2022 al 40 per cento del 2025. Nello stesso periodo la quota di persone che frequentano le biblioteche è passata dal 10,2 al 15,1 per cento. Crescono anche le attività di volontariato, che coinvolgono il 9,2 per cento della popolazione contro l'8,4 del 2024, e la partecipazione sociale, salita dal 25,4 al 30,3 per cento in tre anni. Persino la soddisfazione per la propria vita registra un miglioramento: la quota di persone che esprimono una valutazione elevata è passata dal 46,3 per cento del 2024 al 47,6 del 2025.
Ci sono buone notizie anche sul fronte ambientale. Nel 2024 la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ha raggiunto il 41,7 per cento, contro il 36,9 del 2023 e il 30,7 del 2022. Nello stesso periodo è diminuita la quantità di rifiuti urbani conferiti in discarica, passata dal 19 per cento del 2021 al 14,8 del 2024. E cresce la raccolta differenziata: il relativo indicatore è salito dal 58,7 al 64,7 per cento. Anche le emissioni pro capite di gas climalteranti registrano una riduzione, da 7,1 tonnellate equivalenti di CO2 nel 2022 a 6,5 nel 2024.
Infine, qualche progresso nei servizi. La copertura della rete fissa ultraveloce è passata dal 53,7 per cento del 2022 al 77,6 del 2025. La quota di anziani assistiti a domicilio attraverso l'assistenza domiciliare integrata è salita dal 3,3 al 4,6 per cento. E la durata media dei procedimenti civili è diminuita da 446 giorni nel 2024 a 409 nel 2025.
Naturalmente il Bes non restituisce un paese senza contraddizioni. La povertà resta diffusa, aumentano alcune difficoltà abitative e il sistema sanitario continua a mostrare criticità. Anche gli indicatori positivi non avanzano tutti alla stessa velocità, né in tutte le regioni. Ma il senso di un rapporto sul benessere è proprio questo: distinguere ciò che peggiora da ciò che migliora.