Cortei (un po') meno violenti, bene. Ma quanta retorica da Plaza de Mayo

Dai vetrai che ringraziano per le vetrine sfondate al letame davanti al Comune di Torino, fino alle madri che annotano il numero dell’avvocato sulle braccia dei figli. La prevenzione del Viminale ha funzionato, ma resta da fare i conti con un certo infantilismo ribellista, coltivato anche dagli adulti

30 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 19:40
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Foto LaPresse

I cortei in tutta Italia non sono andati benissimo, sotto il profilo dell’ordine pubblico, ma molto meglio di come temeva il Viminale. Il primo motivo è persino banale, l’uovo di Colombo: se si tengono i maranza tredicenni chiusi in casa col loro disagio, nessuno sfonda le vetrine. Un po’ di prevenzione, di controlli, magari qualche fermo preventivo e la sicurezza migliora. Ma poiché, parafrasando per la milionesima volta Lenin, l’infantilismo è la malattia estremista del manifestazionismo, non è andato tutto benissimo. A partire dall’infantilismo in quanto tale, appunto.
Ad esempio c’è il giovane Lorenzo Pacini, aspirante candidato pd alle primarie di Milano con programmi che Mamdani è Mastella al confronto, e dunque è un idolo in centro città, che in tv ha detto: “Le vetrine rotte? Hanno dato lavoro ai vetrai”. Lo aveva già capito il Monello di Chaplin 105 anni fa, ma con una coscienza politica che al confronto pareva Engels. Altro caso di infantilismo degno di nota: la cacca a Torino. Un gruppo di ribelli sabaudi ha sversato letame davanti al comune. Tempo fa erano stati quelli di Askatasuna a riempire di sterco la redazione della Stampa. Una fissazione. Si direbbe che gli antagonisti torinesi non abbiano ancora superato la fase anale, o la coprolalia. C’è anche l’infantilismo degli adulti, o meglio delle mamme.
A Bologna è nata l’iniziativa delle madri anti manganello, sono scese in strada assieme ai pargoli di rosso vestite e con lo striscione “no alla violenza sui nostri figli”. Una mamma ha raccontato, manco fosse a Plaza de Mayo: “Prima della manifestazione del 24 ottobre ho scritto sul braccio di mio figlio il numero dell’avvocato. Ho avuto un brivido, non avrei mai pensato di arrivare a questo punto”. Il figlio è stato fermato per un controllo, e subito rilasciato: il sogno di diventare la madre di un desaparecido è rimandato a data da destinarsi. Ma a furia di seminare infantilismo ribellista, di coccolarselo in casa e a scuola, i risultati arrivano. Nonostante il lavoro pieno di fin troppo zelo dei questori e del Viminale: isolare i violenti prima che facciano danni, bloccare le infiltrazioni nei cortei, passare al setaccio i social, e anche la comunicazione diretta coi reponsabili dei cortei.
Quelli che davano più da pensare erano i cortei studenteschi, ma anche certuni sindacali, si è visto, non scherzavano. Hanno diffuso l’elenco delle regole da rispettare: niente cappucci, niente passamontagna né tanto meno armi. Hanno persino pensato di monitorare quel che può succedere la notte di Halloween (ci risiamo con l’infantilismo, spesso di ritorno). Ma a nulla può servire il buon senso, nel paese delle mamme che tatuano il numero dell’avvocato sul braccio dei figli. C’è un giovanotto a Torino (chissà perché sempre a Torino), più classista che idiota, che mette uno specchio davanti a un agente: “Volevi diventare così da piccolo?”. Se i suoi insegnanti del liceo del centro invece di difenderlo dalla Gestapo inesistente gli facessero leggere Pasolini, Valle Giulia, forse il figlio imbecille della classe agiata capirebbe qualcosa di più.
Ma c’erano in piazza anche i sindacati, tanto per uscire dall’infantilismo. Quelli dell’Usb (Unione sindacale di base) a Milano hanno bloccato la Tangenziale est: fate voi il conto di quanti voti ha guadagnato la coalizione che sosteneva lo sciopero generale. Sintesi della giornata: a Torino scontri vari e cariche della polizia, a Bologna autostrada bloccata, a Roma è andata molto peggio, tra Parlamento e ponte Sisto. Lo slogan dei cortei di studenti e sindacati in tutta Italia era: “Abbassate le armi, alzate i salari”. Bene. Ma soprattutto alzate l’età in cui si diventa, non diciamo adulti, ma almeno manifestanti senzienti.