Politica
campo maranza? •
Lo sciopero largo. Aspettando il centro, l'opposizione va in piazza con Usb, giovani e pro Pal.
Avs, M5s e Pd cavalcano proteste e mobilitazioni. Torna lo schema Refendum contro Meloni. Oggi il tavolo tra i leader: tra battaglia sulla manovra, primarie e perimetro della coalizione
30 OTT 26

Il tavolo? “Lo facciamo nelle piazze, c’è lo sciopero”, scherza il deputato di Avs Marco Grimaldi. Ma neanche tanto. Perché mentre i leader del campo largo si vedranno oggi tra perimetri e road map, i rossoverdi così come Pd e M5s saranno in piazza a Roma (e non solo) con vari esponenti, per supportare la protesta contro carovita, riarmo e governo. Presenze discrete, ma politicamente significative: la mobilitazione generale, in tutta Italia, è stata infatti convocata dall’Usb – il sindacato di base – ma vi ha aderito un mondo ampio e vario, che va dall’Arci ai Giovani Palestinesi fino a quel che resta del Movimento 17 ottobre e a Potere al Popolo, la sinistra-sinistra che lo scorso luglio ha rovinato la festa (programmatica) del campo largo a Napoli. Il rischio contestazioni esiste, quello dei disordini anche. Ma il malcontento va intercettato, alcune istanze sono comuni. Anche tra quelle dei cosiddetti “maranza”. E poi, aspettando il centro, i centri, bisogna allargare, andare oltre i confini del Parlamento. Torna il modello Referendum.
A orientare la strategia del campo largo, oltre alla politica, è la matematica, insieme al Melonellum, che impone il tutti dentro. Così proliferano deputati in prestito e nuove componenti in Parlamento. Vale per la destra ma anche per la sinistra, che nelle piazze di questi giorni vede anche l’opportunità di incrociare certe battaglie. Ci sono tanti giovani, decisivi al Referendum sulla Giustizia, oltre a tutta una rete di associazioni e realtà spesso diffidenti nei confronti della sinistra istituzionale. Le stesse che nei mesi caldi della mobilitazione per Gaza hanno seguito il sindacato di base più che i partiti tradizionali. Oggi nello sciopero generale convocato da Usb, che promette anche di bloccare porti e logistica, ci saranno anche i Giovani Palestinesi che hanno rilanciato la protesta sui social: “Blocchiamo tutto”. A corredo, un’immagine di ragazzi incappucciati con una kefiah e una scena che sembra evocare disordini in piazza. Non esattamente i richiami della sinistra in Parlamento. Che però comunque ci sarà: Avs ha annunciato di sostenere lo sciopero. Nella stessa direzione si è esposta Laura Boldrini per il Partito democratico. In piazza ci saranno anche Matteo Orfini, Mauro Berruto e Arturo Scotto: “Anche se so bene che ci sono rischi”, ha detto ad Huffpost il deputato flotilleros ed espressione della sinistra dem. E il M5s? “Certo che ci saremo, ci sarà una nostra delegazione”, assicura al Foglio Riccardo Ricciardi, capogruppo a Montecitorio. “Ai giovani non serve la lezioncina, ma spazio”, rilancia Chiara Appendino che oggi sarà in piazza a Torino. A Napoli ecco Dario Carotenuto e Danilo Della Valle.
I leader del campo largo invece fino al tardo pomeriggio di ieri non si sono esposti: non vogliono “riprendersi la tangenziale” di Milano, come fa sapere Usb, in questi giorni però hanno supportato la protesta dei giovani, così come quella degli agricoltori e degli autotrasportatori, che oggi potrebbero saldarsi. In agenda, mentre andranno in scena la manifestazioni, è in programma il vertice, la call tra Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Ieri la segretaria Pd ha partecipato a un convegno dem per celebrare i 10 anni della legge sul caporalato, varata dal governo Renzi.
“All’ordine del giorno dell’incontro tra leader innanzitutto la manovra, che è allucinante”, ha spiegato Schlein. Su questo punto il campo largo farà asse comune, preparando la battaglia sulla finanziaria. C’è in ballo anche la manifestazione annunciata da Avs, che potrebbe essere l’occasione per tornare in piazza nelle prossime settimane. Gran parte del programma del resto va solo affinato, c’è la risoluzione comune sul Dpfp che fa da ossatura. Sul grande nodo della politica estera, Kyiv, una sintesi arriverà più avanti. Piuttosto si inizierà a ragionare sul metodo e sul perimetro. Serve accelerare, Giuseppe Conte – ieri a Bologna con Goffredo Bettini – incalza da giorni il Pd. Ma per farlo il campo largo dovrà capire quante sedie aggiungere al tavolo. L’ex premier potrebbe poi tornare a chiedere garanzie su Renzi, indigeribile per molti dei suoi ma a conti fatti un altro elemento su cui spingere in vista dei gazebo. L’altra grande incognita: il M5s le vorrebbe fare quanto prima (a gennaio), a un turno e con più candidati, tenendo aperta anche la partita sull’Ucraina. Anche Avs va di fretta. Schlein, è noto, vuole allungare i tempi per saldare l’alleanza, evitare lo scontro all’americana: fino a oggi, un po’ come fa Meloni con le elezioni – non si è espressa direttamente. Semmai lascia trapelare dai fedelissimi, gioca con date e scadenze, vorrebbe aspettare la Consulta. Ma forse dopo il confronto di oggi qualcosa inizierà a davvero a muoversi. Nel frattempo, aspettando il centro, tutti in piazza. E’ lo sciopero largo.
