Tinto Brass è stato nel mondo ma fuori dal mondo. E sempre a modo suo

È morto il maestro dell’erotismo. Il suo cinema era una scelta di libertà totale e radicale. Libertario, ma con giudizio, consapevole che non esiste libertà personale senza il rispetto della libertà altrui. E un comandamento soltanto: “Non prevaricare!”

4 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 15:23
Immagine di Tinto Brass è stato nel mondo ma fuori dal mondo. E sempre a modo suo

Tinto Brass (foto di Alessandro Bianchi per Ansa)

Tinto Brass era nato a Milano, ma ha vissuto a Venezia. Della città ne apprezzava il fatto che restava fuori dal mondo. Almeno fino a quando è stata fuori dal mondo. Quando è diventata desiderata e “caotica come qualsiasi altra città” ha preferito andare altrove, a Isola Farnese, alle porte di Roma in mezzo al parco di Veio. È un bel posto Isola Farnese, vicina a tutto e allo stesso tempo distante da ogni cosa, adattissima a chi dice “mi piace stare fuori dal mondo, perché sono pure io fuori dal mondo, almeno a mio modo”, raccontò a chi scrive qualche tempo fa, un giorno nel quale andava in cerca di acqua da bere dopo ore di pedalate sotto il sole estivo. A Isola Farnese, in quel pezzo di mondo fuori dal mondo, è morto mercoledì 4 novembre a 93 anni.
E Tinto Brass è stato davvero sempre fuori dal mondo, a suo modo, pur avendo piedi, mani e corpo nel mondo. Aveva uno sguardo attento e “un filo voyeurista”, diceva, ma senza torbidume, sincero per quanto può essere sincero un regista, ossia “quasi mai”.
Al cinema Tinto Brass ci era arrivato per vicinanza e voyeurismo. Amava il cinema, ma non aveva mai pensato davvero di farlo. Era però curioso di sapere cosa c’era dietro ai film. Andò a Parigi per imparare il francese, lì iniziò a fare l’archivista alla Cinémathèque française di Henri Langlois in cambio di vitto e alloggio, solo questo: “Me lo potevo permettere, avere un padre avvocato era un gran vantaggio”. Trovò il modo di imparare a fare il montatore. E iniziò a sognare di fare quello come mestiere. Perché “il montatore sta fuori dal mondo, devo solo entrare nella testa del regista per capire cosa vuole”. A forza di stare vicino ai registi e interpretare i loro pensieri, lo chiamò Roberto Rossellini per il montaggio di alcuni documentari della serie L’India vista da Rossellini. Il regista lo trovò simpatico, un po’ strambo, ma simpatico. Lo consigliò ad Alberto Cavalcanti che invece di fargli fare il montaggio gli fece fare l’aiuto regista. Non era quello che voleva, “ma erano schei. Dovevo essere avvocato e divenni montatore. Rispetto a questo fare l’aiuto regista fu una passeggiata”. Fu meno una passeggiata fare quello che aveva idea di fare. Gli ci volle tempo, una decina d’anni di film “seriosi”. Quello che voleva fare era sfidare i bacchettoni, “perché non c’era nulla di più irritante nell’Italia di allora, e non solo di allora, dei bacchettoni”. La svolta verso l’erotismo la prese per due motivi: credeva che il cinema fosse joie de vivre e voleva dare finalmente risalto a “ciò che il cinema aveva troppo a lungo nascosto, il culo”. Le femministe lo odiarono, eppure “anch’io ho sempre mal tollerato il machismo e l’esibizionismo da troppo testosterone”.
Il suo erotismo derivava dall’amore per l’arte, diceva. Colpa di suo nonno: fu lui che lo rinominò Tinto, in onore a Tintoretto. Quel nome cancellò il suo: solo per l’anagrafe era Giovanni Brass. Il suo erotismo era una scelta di libertà totale e radicale. Libertario, ma con giudizio, consapevole che non esiste libertà personale senza il rispetto della libertà altrui. E un comandamento soltanto: “Non prevaricare!”. L’erotismo per lui era liberazione e libertà. Divenne il suo slogan elettorale quando si candidò con la Lista Bonino-Pannella. Fuori dal mondo, a modo suo, ma dentro il mondo, perché volere libertà, “vuol dire battersi per i diritti di tutti”. Era fatto a modo suo, Tinto Brass. Fuori dal mondo e perfettamente dentro il mondo. Anche durante la vecchiaia a Isola Farnese, perché “se c’è qualcosa di davvero importante prima o poi arriva pure a Isola Farnese. Tipo il dissesto idrogeologico. E’ arrivato a Isola Farnese. E’ franata la terra e Isola Farnese è diventata davvero un’isola. Come Venezia, ma senza odor de freschin”.