“The Social” (boomer). Nelle sale il secondo capitolo della saga Zuckerberg

“The Social - Il prezzo della verità” l'ha scritto e diretto Aaron Sorkin, più bravo a scrivere che a dirigere. Manca la verve del regista David Fincher

Foto Ap via LaPresse

Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Il giovane Mark Zuckerberg, studente solitario e impopolare tra le ragazze – una l’ha appena lasciato, lo vediamo in diretta, e da lì parte tutto – che inventa Facebook. E il meno giovane Mark Zuckerberg che si trova a dover fronteggiare accuse pesantissime: Facebook non serve per stringere amicizie. Piuttosto, crea gruppi di persone che la pensano allo stesso modo – e fin qui non ci sarebbe nulla di male. Ma gli iscritti ricevono feed personalizzati, che rafforzano le loro convinzioni. A ognuno il mondo appare diverso, e non è mai una buona cosa per chi è animato da cattivi propositi. L’azienda è contenta – così si crea la fedeltà, dando spazio e addirittura confermando le opinioni più deliranti. Il primo Mark Zuckerberg era nel film di David Fincher “The Social Network”, scritto da Aaron Sorkin. Il secondo Mark Zuckerberg è appena arrivato nelle sale, titolo italiano “The Social - Il prezzo della verità”. Anche questo scritto da Aaron Sorkin, che lo ha anche diretto. A misurare la distanza, cambia l’attore: c’era il simpatico Jesse Eisenberg, ora troviamo il più rigido Jeremy Strong (era in “Succession”, il fratello che voleva prendere il posto del padre – ma c’erano altri figli, e una figlia più sveglia di tutti). E sono cambiati i tempi. Facebook non è più un giovane e innocuo social network. E’ un colosso che ha trasformato le nostre giornate, e pure il significato di “amicizia”. Fa testo la frase “siamo amici su facebook”, pure scritto minuscolo.
E’ un colosso, e come succede in questi casi, con un brutto termine preso dalla pubblicità, vuole “fidelizzare” la clientela: “Non avrai altro network diverso da questo”. Dunque asseconda. Comincia a dare agli iscritti quello che desiderano. Quel che vogliono sentirsi dire. Quel che conferma le loro idee, e se non sono pacifiche tanto meglio. L’odio crea legami più forti dell’amore. Finché qualcuno se ne accorge. Dentro Facebook. E comincia a raccogliere materiale a conferma di questa tesi. L’eroina è un’impiegata, Frances Haugen. Siamo nel 2021, prende contatto in tutta segretezza con un giornalista del Wall Street Journal e racconta quel che ha scoperto. La società di Mark Zuckerberg conosce perfettamente gli effetti di questa politica sugli adolescenti, sa che certi post presentano l’anoressia come un esempio da seguire, e altri discettano di automutilazioni.
“The Social - Il prezzo della verità” (notare lo stupido sottotitolo italiano) racconta tutto questo. E il processo che seguì. Da quel momento Facebook cambierà nome in Meta, adottando il simbolo dell’infinito. Il social network che serviva per fare incontrare persone con gli stessi interessi è diventato uno spacciatore di realtà alternative. Questa la tesi di “The Social - Il prezzo della verità”. “The Reckoning” – che sta nel titolo originale – vorrebbe dire piuttosto la resa di conti. I guai sono cominciati con l’introduzione dei newsfeed, universi informativi tagliati a misura del cliente. Questo siamo diventati: clienti da accontentare, assecondare, compiacere. Le prime recensioni americane a “The Social - Il prezzo della verità” vanno da uno sprezzante “Ok Boomer” al ferocissimo commento: “Aaron Sorkin sta facendo i conti con la sua bolla”. Qualcuno fa notare che manca la verve del regista David Fincher: sicuro, ma è altrettanto sicuro che Aaron Sorkin sia più bravo a scrivere che a dirigere. Detta in maniera meno gentile, su Slant Magazine: “Aaron Sorkin regista non riesce a far risaltare la bravura di Aaron Sorkin sceneggiatore”. Di sicuro, le indagini ai tempi di internet non rendono troppo bene, al cinema.