tutti in camicia hawaiana
I neo fricchettoni dell’AI
I padroni della Silicon Valley cambiano di nuovo travestimento e tornano alle ciabatte. Riusciranno a sembrare simpatici e buoni? Intanto arrivano i film, "The social reckoning" di Sorkin e "Artificial" di Guadagnino

Più o meno mentre in Galleria a Milano sfilavano degli incongrui robottini lasciando basiti Miuccia Prada e Alessandro Michele, con la moda travestita da AI, o come la chiama adesso Trump la “SI, la super intelligenza”, a quasi diecimila chilometri di distanza andava in scena un’altra sfilata di moda non meno incongrua. Nella Bay Area di San Francisco, dove l’AI o la SI la fanno sul serio, sul palco del “Meta Connect”, l’evento principale annuale di Facebook, insomma la Leopolda di Mark Zuckerberg, il padrone di casa presentando un nuovo prodottino si è palesato con un look abbastanza inedito.
Eccolo con aspetto molto più tranquillone che in passato. Via la maglietta grigia Brunello Cucinelli d’ordinanza, ne ha sfoggiata invece una con una scritta, “Building is my love language”. Via tutte le catene, via gli orologioni che ultimamente lo facevano sembrare un maranza di Pioltello. E avanti con nuovi occhialoni da nerd anni Cinquanta. Così sembra più un candidato sindaco di Milano del campo largo, che beve vini senza solfiti e gira in bicicletta. Zuckerberg si è visto poi mischiarsi ad ammiratori vari dopo l’evento, e ha precisato che gli occhiali che indossava non registravano video (ma solo audio).
Ma la sorpresa è stata anche maggiore quando sullo stesso palco è apparso Alexandr Wang, già il più giovane miliardario del mondo (cioè di quelli che i soldi li fanno loro, non che li ereditano come da noi). Ventinove anni, ha fondato una sua startup dell’AI, di cui ha venduto il 49 per cento a Zuckerberg, ma siccome è un po’ presto per andare in pensione, oggi è il capo dell’intelligenza artificiale di Meta. Wang è apparso sul palco con un look che David Mack della Cnn ha definito “gas station chic vibe”, qualcosa come “benzinaio fico”. Subito gli esperti di queste materie si son scatenati a calcolare i costi di quell’abbigliamento bizzarro: 3500 dollari. Ma lui ha fatto immediatamente percolare sui social il prezzario reale di quello che aveva addosso: maglietta mimetica con un enorme cervo, e scritta “Lake Tahoe”, usata, 30 dollari, pantaloni 150, mutande Calvin Klein 5 dollari (che non si capisce se le compri usate, e sarebbe veramente un po’ troppo, oppure ha stimato il loro valore calcolando deprezzamento dal nuovo e altri fattori). Infine, ai piedi, Crocs da 60 dollari. Secondo Slate, sembrava “il cugino ganzo bisex di qualcuno” o “un dj part-time precario con un problema di sigarette al mentolo”. Le battute si sprecano, sulla settimana della moda dell’AI o SI, ma la questione è invece molto seria.
Wang eravamo abituati a vederlo in camicia, sempre precisino, e la mutazione non risparmia nessuno. Jensen Huang, il boss di Nvidia, con un passato di semplici polo, ora non esce di casa se non in pelle nera totale come un harleista di Cinisello Balsamo. Jeff Bezos sfoggia maglie strizzate e occhiali a specchio come un segretario comunale di Alcamo. Sono tutti in crisi di mezza età? Ci prendono per il culo? Sanno che la fine del mondo è vicina e quindi hanno deciso di lasciarsi andare al loro lato più burino?
Secondo i più attenti analisti c’è di più. Nel momento in cui tutti questi magnati, specialmente quelli che hanno a che fare con l’AI, corteggiano il cataclisma, pattinano sul bordo dell’apocalisse, sganciano ogni giorno prodotti che potrebbero sterminare la specie umana, hanno bisogno di sembrare più innocui e scemi. È insomma una variante della vecchia teoria su Mike Bongiorno di Umberto Eco, il segreto del successo, sembrare più scemo del tuo spettatore medio (se si veste in quel modo, non potrà veramente sterminarci tutti).
Si era già scritto qui che varie compagnie tra le più inquietanti della Silicon Valley oggi puntano sulla moda: Palantir, la società di sorveglianza digitale di Peter Thiel, ha aggiunto una giacca alla sua linea di abbigliamento. Tale Palmer Luckey, fondatore di Anduril, una società che produce droni militari per il Pentagono, si veste solo in braghe corte e camicia hawaiana.
È sospetto poi il tempismo di questa nuova tendenza all’AI fricchettona-modaiola. Palantir si butta sull’abbigliamento giovanile proprio mentre fornisce all'ICE un software per rintracciare meglio gli immigrati (potrebbe produrre a questo punto una vestaglietta by Vannacci, “remigration wrap dress”, sarebbe un successo globale). E Zuckerberg e soci si presentano vestiti da benzinai proprio il giorno che al Meta Connect hanno lanciato Muse Charm, una specie di portachiavi dotato di 5G, che assomiglia a un Tamagotchi e si può portare anche al collo e che dovrebbe rivoluzionare l’uso dell’AI: dotato di microfono, ci ascolta e risponde a tutte le nostre domande senza scomodare un telefono, un computer o gli occhialoni da Maria Rosaria Boccia.
Insomma, mentre ci avviciniamo a un mondo in cui ognuno di noi parlerà non più col proprio telefono ma col proprio portachiavi-Tamagotchi, alcuni dei nuovi magnati cambiano di nuovo pelle ed entrano nella loro terza fase, quella neo-nerd: nella prima erano veramente nerd, dormendo nei famosi garage, sciabattando in ogni dove in cerca di finanziatori; poi la ricchezza e la ripulitura. Infine adesso il ritorno (tarocco) alla ciabatta. Basterà a farli sembrare nuovamente buoni e carucci?
I look fricchettoni appaiono poi quando dal cinema arrivano rappresentazioni per niente bonarie di questi personaggi: giovedì uscirà (anche in Italia) “The Social - Il prezzo della verità” (“The social reckoning”), specie di sequel di “The social network”, sempre con al centro Mark Zuckerberg, scritto e diretto da Aaron Sorkin, ma senza David Fincher. L’attore che interpreta il fondatore di Facebook è già una scelta di campo, sarà infatti Jeremy Strong, il figlio incapace e depresso di “Succession”; Jesse Eisenberg, che lo faceva tanti anni fa, ha rifiutato di tornare perché nel frattempo Zuckerberg gli fa orrore e non vuole più essere confuso con lui. Il film nuovo, presentato in anteprima a New York domenica, si concentra proprio sugli aspetti più deleteri di Facebook, le conseguenze sulla democrazia, l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 ecc.
E poi c’è “Artificial”, passato invece ieri al New York Film Festival, e che uscirà in America a Natale, ritratto non amorevole di Sam Altman, patron di ChatGpt, firmato da Luca Guadagnino, pellicola molto attesa e che Amazon aveva clamorosamente scaricato.
In vista anche di questo autunno caldo, i ricconi tentano l’operazione simpatia. Non solo per evitare di essere linciati per strada (per quello hanno le scorte e gli eserciti privati), ma soprattutto per venderci ancora tanti prodottini, dai portachiavi in su (poi c’è Bezos: secondo Slate da come si veste pare che indossi tutti i resi di Amazon. E non ha film in arrivo e non lancia nuovi gadget. Forse è solo burino e basta, vabbè).